Omofobia. Il Pd affossa la legge Concia. Bravi i finiani

Angela Azzaro

antiomofobia_fondo-magazineL’articolo 3 della Costituzione è quello che sancisce l’uguaglianza tra tutti i cittadini. Ma in questo Paese ci sono persone che sono più uguali delle altre: sono gli eterosessuali che godono di molti più diritti di gay, lesbiche e trans. La legge contro l’omofobia, voluta da Paola Concia del Pd, cercava di colmare questo divario tra persone eterosessuali e omosessuali, aggiungendo l’aggravante per i reati di omofobia. Ma per quegli scherzi del destino che spesso assumono un aspetto grottesco, la proposta di legge martedì sera è stata bocciata perché anticostituzionale. La pregiudiziale presentata dall’Udc – e votata da gran parte del Pdl e dalla solita Paola Binetti del Pd – fa riferimento infatti all’articolo 3. In nome dell’uguaglianza formale si è affermata una discriminazione sostanziale, perché affossando la legge Concia si è di fatto detto sì all’omofobia, cioè all’intolleranza e alla violenza nei confronti di persone che oggi rischiano la vita solo perché amano una persona del loro stesso sesso o perché vivono liberamente la loro identità di genere. Nonostante l’impegno della ministra Carfagna, il Pdl ha dato man forte all’Udc, mentre il Pd aveva già deciso di mandare la legge al macero votando nel pomeriggio contro il ritorno del testo in commissione.

Al di là della delusione e della constatazione che in Italia la Dc, clericale e piegata al voler del Vaticano non è mai morta, resta la più amara delle valutazioni: la sinistra parlamentare ha lasciato sola Paola Concia. Non ci hanno mai veramente creduto. Eppure Concia è andata avanti, non si è arresa, ha cercato in tutti i modi di arrivare a un risultato che sarebbe stato storico se si fosse riusciti a far approvare il testo da lei prodotto. Concia ha cercato mediazioni fuori e dentro il suo partito. Non è stato facile, ma lei è andata avanti. Fino a martedì. Fino a quel maledetto voto. Quando il suo Pd le ha teso un tranello. Non solo non l’ha aiutata, ma le ha fatto lo sgambetto nel momento più delicato. Non si spiega altrimenti la decisione di votare contro il ritorno in commissione che avrebbe permesso di costruire una mediazione con il Pdl e di portare a casa una maggioranza di sì per la legge. Oggi Carfagna ha gioco facile nel prendersela con il Pd e nel promettere che riproporrà la legge in sede di Consiglio dei ministri. Certo, il Pdl poteva agire diversamente. Lo hanno fatto il gruppo dei parlamentari  legati a Fini, l’unica vera spalla di Concia. Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Adolfo Urso, Flavia Perina e Benedetto Della Vedova hanno votato con lei per far tornare il testo in commissione, hanno votato no alla pregiudiziale di incostituzionalità proposta dall’Udc.

Il Pd invece si è diviso. Probabilmente, spiega Concia, è una ricaduta del congresso. Ma quello che appare con maggiore evidenza è la confusione che regna nel partito democratico, ma soprattutto la sua separazione dalla società. Anche da quella parte di società che lo vota o lo dovrebbe votare e che oggi si sente tradita da un atteggiamento superficiale. Disattenzione? Giochi di potere? Il risultato è quello di aver perso un’occasione importante per far sì che l’Italia non sia il fanalino di coda in Europa e nel mondo per quanto riguarda i diritti di gay, lesbiche e trans.

Molto lavoro fatto in questi mesi è stato buttato, ma il sentire popolare non può essere lasciato fuori dal Parlamento come se niente fosse. Per quanto la maggioranza dei Parlamentari pensi che l’omofobia non sia un problema, non si può più andare avanti senza tentare di mettere un argine alla discriminazione. Lo richiedono i fatti di cronaca, lo richiede il livello di civiltà del nostro Paese. E’ un appuntamento con la storia che non possiamo mancare. Ma per fare questo non si possono più fare sconti. Non si può più ragionare come se i diritti e l’uguaglianza sostanziale tra tutti sia un optional, qualcosa da relegare sempre in secondo piano. Questa è ormai diventata un’urgenza. Lo chiedono le vite in carne e ossa ancora prima che principi e valori. Lo chiedono le storie di tante persone. La legge contro l’omofobia non è certo l’unica soluzione, anche perché si concentra sul piano legislativo e punitivo. Ma di fatto riconoscendo l’aggravante per i reati di omofobia sancirebbe qualcosa di importante, fondamentale: quell’uguaglianza che a parole riconosciamo e che nella realtà quotidiana viene negata sotto i nostri occhi. Non è più il tempo di girare lo sguardo. La bocciatura di ieri è un monito che non possiamo lasciar cadere. Richiede uno sforzo maggiore da parte di tutti, facendo pressione, manifestando, appoggiando Concia, che merita un partito più attento, meno omofobo, più democratico.

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