Eugenio e gli immigrati

Simone Migliorato

Scoperto che gli incubi sul ’68 erano dovuti dalla massiccia dose di peperoncino messa nel minestrone (giustamente, e non ve ne faccio una colpa, non avrete letto la vecchia storia http://www.mirorenzaglia.org/?p=9382 ), Eugenio continua la sua vita di tutti i giorni. Giornalista che per campare scrive su un giornale di destra, ragazzo che vive con Valeria con la quale vorrebbe fare un figlio ma mancano i soldi e l’assenso di mamma (la mamma di lui, mica quella di lei). Beh, insomma, la vita va avanti per il nostro Eugenio.

S.M.

dubbioso_fondo-magazine“Amore, domenica sera a cena dobbiamo andare da Martina e Fabio!”. Ok, “meno male” pensa Eugenio, “tanto questa settimana non c’è neanche la serie A, che gioca la Nazionale. Du’ palle la nazionale!”. Siccome Martina e Fabio abitano al Colosseo, i due coniugi Eugenio decidono di prendere la metro per arrivare a casa dei due amici. Siccome è sera, Eugenio che è un ragazzo premuroso, propone alla sua lei di prendere il tram per arrivare alla metro, che hanno preparato pure qualcosa da mangiare per gli amici, “‘sto stufato de verdure pesa! Piamo er tramm, così nun se lo ‘ncollamo!”. Detto, fatto.

A un certo, a dieci metri dalla stazione, “Scraschhhh”. Un vetro si rompe. “Sicuramente il tram avrà preso un cartello, o una macchina in doppia fila” pensa Eugenio. Magari! Un ubriacone sta tirando delle bottiglie piene di birra nel tram,approfittando dei finestrini aperti! “Aoh, attenti!”. Nel tram insieme a Eugenio e Valeria ci sono altre 4 persone. Tutti si buttano a terra per non prendersi qualcosa in faccia, dato che l’ubriacone continua nel suo intento. La cosa sorprendente è che l’autista del tram ha fermato il mezzo, ha aperto la porta più vicina a lui e ha lasciato i passeggeri chiusi senza capire che fare. “Mortaccitua, ma non potevi continuá cor tramm! Mica te sta’ a spará!” pensa Eugenio e qualcun altro. Infatti tutti i passeggeri sono in fondo al mezzo, e non riescono a vedere che la porta davanti è aperta. Per fortuna, dopo un minuto, qualcuno in mezzo al panico delle bottiglie che si infrangono (“ma questo ‘n do’ cazzo l’ha prese tutti ‘ste Peroni?”) riesce a vedere la porta e tutti si danno alla fuga. Nessun ferito e ubriacone bloccato.

Eugenio, che è rivoluzionario nel cuore, sta per andare dall’autista per dirgli qualcosa. Ma Valeria lo blocca e gli chiede di andare via. E’ un po’ spaventata. “Amore abbiamo lasciato pure lo stufato sul tram, ma non mi interessa. Andiamocene!”. In quel momento squilla il telefono. E’ il direttore. “Eugè, ‘n do’ stai? Ma tu non abbiti vicino aa stazione? Ah, stai proprio llà? Si, perché m’ha chiamato l’ufficio stampa della Santanchè, e mi ha detto che un marocchino ubriaco ha tirato robba addosso ar tramm, e lei dice che conosce l’aggressore!”. Infatti Daniela Santanchè, è lì. Già con le telecamere del TG2 addosso. “Riconosco l’aggressore! Era quello che mi ha insultata quando sono andata nelle scuole a dire che i bambini musulmani devono mangiare anche durante il ramadan. E’ un’ingiustizia per la nostra democrazia che questi decidono di non mangiare. Ci sono bambini nel mondo che non possono sceglierlo. Io ero andata a far mangiare questi bambini, e questo fondamentalista musulmano mi ha insultato. Lo riconosco! Dobbiamo fermarlo prima che metta una bomba!”. Eugenio è sconvolto, ma il lavoro è lavoro. Scrive quello che dice la Santanchè, chiama in redazione e il gioco è fatto. “Tanto se non lo facevo io, lo ha già fatto il TG2″ pensa sconsolato.

Decidono comunque, Valeria e Eugenio di andare dai loro amici. La Santanchè se ne è andata, e la situazione con il fermo dell’ubriacone sembra essersi calmata. Arrivati dai loro amici si scusano per il ritardo e raccontano quello che è successo. Ci sono anche altre persone, perché insomma quando cambi casa inviti sempre un po’ di amici. Anzi Martina e Fabio per educazione hanno anche invitato alcuni vicini del palazzo, così per essere accoglienti e educati. Al racconto, uno dei vicini, un uomo sui 60 anni, sbotta: “E’ ora di mandarli tutti a casa questi qua! Vengono qui ci rubano il lavoro, le case, le scuole, le chiese, le strade! E’ tutto uno schifo! C’è bisogno di legalità, di sicurezza in questa città! C’ha ragione la Lega e pure la Santanchè! Per colpa di questi democratici e pacifisti del cazzo ci stanno rovinando il nostro paese!”.

“Amò, ma che me so’ magnato er minestrone cor peperoncino a pranzo?”. No, non l’ha mangiato Eugenio. Questa volta non è un sogno. E soprattutto non è un sogno venire a scoprire poi, che il vicino di casa è meridionale, e con la sua famiglia vennero a Roma dopo la seconda guerra mondiale. I suoi occuparono la casa che poi è diventata loro, i suoi zii vivevano all’acquedotto Felice in mezzo alle baracche, suo fratello è stato carcerato per furto e l’altro è morto in un cantiere perché lavorava a nero senza controlli. Per campare vendevano l’aglio al mercato e per questo la gente li schifava perché puzzavano d’aglio, e infatti occuparono la casa o vivevano nelle baracche perché non avevano soldi per affittarsene una, oppure nessuno li voleva perché venivano dal Sud e si pensava che rubassero. Poi la vita è migliorata, e insomma, il signore ora vive al Colosseo…

Eugenio in tutto questo delirio non ha aperto bocca. Ha continuato a bere birra sperando di svegliarsi tutto sudato nel letto e scoprire che era tutta colpa di qualcosa che gli aveva fatto indigestione.

La mattina dopo si sveglia normale. Va nella posta e vede che c’è il giornale per cui scrive, e al quale è costretto ad abbonarsi per non essere licenziato. Apre e vede il suo articolo. Come al solito pensa al suicidio, ma ha un moto d’orgoglio. “E’ una cosa pazza, ma devo farla!”. Tanto Valeria è già uscita e non gli chiederà dove andrà così, tutto di corsa.

Va al parco sotto casa, si mette su una panchina. Vuole fare del parco sotto casa l’Hyde Park romana, e dei tizi che fanno gli addominali il suo uditorio. E’ pronto. “Volevo dire che vi stanno rincoglionendo. Vi stanno mettendo tutti contro tutti. Poveri contro poveri. Vi dicono che gli immigrati vi rubano il lavoro, la casa e le vostre cose. Ma io che faccio il giornalista vi posso dire che le statistiche dicono che niente è cambiato. Abbiamo lo stesso numero di stupri, di rapine e di altre cose. Sono loro che vi fanno percepire che le cose stanno andando peggio. Così voi chiedete più sicurezza, così voi pensate alla sicurezza e loro vi fregano per davvero. Vi hanno dato dei nemici: gli immigrati. E voi avete dimenticato chi sono i nemici. La guerra verso il più povero. Eppure in molti in questa città sono figli di poveri, figli di meridionali che emigravano verso Roma o verso il nord. Noi siamo come loro. Non sono loro i nostri….”

“Scraschhh”. Un vetro che si rompe. Cioè una bottiglia si rompe contro la panchina. Era diretta a Eugenio. “Chi cazzo è? Alemanno? Mastella? Mussolini? Hitler? Veltroni? Cofferati? La Mussolini?”. No, è il marocchino della stazione. “Va a lavoorarre barbone!” gli urla il marocchino contro. Eugenio scappa terrorizzato. Chiama il direttore: “Direttore, l’ubriaco ha…”. “Eugè tranquillo so tutto. Ha chiamato l’ufficio stampa della Santanchè e ha detto che j’anno trovato lavoro. Cacciare i barboni dal parco. L’ho fai tu l’articolo Eugè?”.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks