Ciri e Daniele. Oggi, sposi…

Susanna Dolci

intervista Ciri Ceccarini e Daniele Priori

Domenica 27 settembre, sfogliando il Corriere della Sera, l’occhio mi cadde letteralmente su una foto celebrativa di un simbolico matrimonio gay. “«Sposi» con tutta la giunta il cantante e il giornalista” viene titolato il pezzo a cura di Alessandro Capponi. Sin qui niente di particolarmente eccezionale o strano se non fosse che uno dei due novelli coniugi lo conosco da svariati anni e con lui ho incrociato la penna, pardon, la tastiera in più di qualche collaborazione giornalistica. Sto parlando così dell’amico e collega Daniele Priori che il mese scorso, appunto, è convolato a nozze metaforiche con Ciri Ceccarini, apprezzato cantante e performer. «È un atto simbolico – spiega Daniele Priori [nell’articolo] – ma importante per la nostra battaglia per i diritti civili». «Simbolico [prosegue Capponi nel suo pezzo] anche perché gli sposi, alla fine di agosto, furono aggrediti a Rimini da un gruppetto di violenti. Se la cavarono con una prognosi di pochi giorni: però a distanza di un mese, eccoli “uniti sia pure in modo solo simbolico” con la benedizione di un sindaco di centrodestra e il patrocinio di un comune di centrosinistra [Pineto]». Ma ancora Daniele Priori: «Adesso non rimane che aspettare la Corte costituzionale che si deve pronunciare sulle pubblicazioni di matrimonio negate a coppie dello stesso sesso da alcuni comuni». E già perché alla cerimonia era presente un assessore ed il rito è stato il primo nel bel paese ad essere patrocinato dall’amministrazione comunale. Subito contatto Daniele e Ciri per un’intervista. Ed i nostri, nonostante siano oberati da numerosi impegni, non si sono tirati indietro e con uno squisito «Per noi è sempre un onore e una gioia collaborare con te… Dicci quello che dobbiamo fare e noi lo facciamo» hanno risposto con la migliore delle professionalità ad una serie di domande per Il Fondo. Di Daniele è, inoltre, il sito web: www.danielepriori.net. Da 48 ore il III Congresso Nazionale di GayLib (salutato anche da Fini e dai ministri Meloni, Rotondi, Carfagna e Brambilla) lo ha eletto segretario politico.

S.D.

ceccarini-priore_fondo-magazineDaniele Priori e Ciri Ceccarini [nella foto a sinistra] “sposi” anche se solo simbolicamente. Contenti? E perché questo gesto pubblico forte e criticabile dai più o “benpensanti”?

Daniele e Ciri: L’abbiamo fatto con spirito leggero e pienezza di sentimenti, soprattutto per rendere omaggio alla figura di Massimo Consoli, un nostro amico personale oltre che il padre fondatore del movimento per i diritti civili gay. Quando ci siamo messi insieme avevamo detto a Massimo che ci avrebbe fatto piacere, un giorno, sposarci con il suo rito commovente e pieno di senso. L’abbiamo fatto nell’ultimo week end di settembre 2009 sulla spiaggia di Pineto, in Abruzzo. (http://www.youtube.com/watch?v=la2773EX9SQ)  Purtroppo senza la presenza viva di Massimo”. Daniele: “Tuttavia, mentre Stefania Pace (l’officiante ndr) leggeva il testo del rito, forse per la profonda commozione, o forse per un miracolo del vento adriatico che si respirava, a me da qualche parte è sembrato di sentire proprio la sua voce. Piena e forte come al solito… E’ stato tutto comunque davvero emozionante, altro che simbolico. Anche per il valore didascalico che indubbiamente ha assunto. Altrimenti non ne avrebbe parlato il Corriere della Sera no?”.

In questi ultimi mesi si è fatto e fa, tuttora, un gran parlare di “omosessualità” (generico), di comunità  LGBTQ (Lesbiche, Gay, Lesbiche, Bisex, Trans, Queer). Ci vuoi illustrare esaustivamente la realtà del vissuto di queste comunità?

Daniele: “Sono tanti mondi e modi di intendere e vivere la vita. Una Comunità Varia, amava chiamarla così proprio Consoli, che va decisamente oltre quell’acronimo illeggibile di sigle. Piuttosto per spiegare un universo tanto vasto in poche parole è decisamente meglio andare per immagini e qualche minimo riferimento storico. Gay significa allegro, altri dicono siano le iniziali di un motto “Good As You”, buono come te in inglese, quindi già da allora all’inseguimento di una parità di diritti e doveri pur nella diversità di approccio culturale e antropologico alla vita. La parola lesbo ci fa pensare a un’isola greca, un gineceo d’altri tempi, dove una poetessa ha parlato e scritto per prima d’amore al femminile con naturalezza, divenendo esempio sommo di come due donne possano amarsi pienamente, appassionatamente e, in qualche caso, persino violentemente, ardendo di pathos e gelosia. Bisex è la categoria più discussa. Sono in molti a chiedersene la reale esistenza oltre alla eventuale necessità logica, sociologica e da ultimo politica di inserirli nel ‘movimento’. Tuttavia il più grande bisex della storia pare sia stato Giulio Cesare. Venendo ai nostri tempi, c’è un mio carissimo amico oltre che punto di riferimento tra gli intellettuali della destra, Giordano Bruno Guerri che per lungo tempo si è definito bisessuale, poi etero con un 6% di omosessualità. Insomma, forse la bisessualità è quella fantasia al potere che D’Annunzio, sia pure per poco tempo, mise in pratica nella libertaria Fiume. Trans è latino. Dà l’idea di qualcosa, nella fattispecie, una identità di genere in transito. Purtroppo, tra tutte, è la componente della “comunità varia” che più soffre oltre ad essere quella più esposta a violenze e umiliazioni di ogni genere. A tal proposito spero proprio che il testo della legge antiomofobia in via di approvazione dia maggiori riconoscimenti a questa parte della società che, pure, e legittimamente, chiede di essere difesa, di poter accedere al mondo del lavoro, di non essere (come accade oggi) aiutata solo nella prima fase dell’operazione, il cambio del sesso, ma venga  poi tutelata e difesa nella fase di maggiore difficoltà, debolezza e attaccabilità. I violenti colpiscono di più proprio in questo momento. E, mi si consenta, diventa transfobia anche quella di una comunità civile che per ipocrisia e perbenismo abbandona a se stesse, costringendole alla prostituzione, delle persone innocenti. Pensiamo piuttosto all’esempio poetico di un genio come De André che con la delicata imperiosità dei suoi versi apriva il suo ultimo album, Anime Salve con un brano stupefacente e dedicato proprio alla storia di una ragazza transessuale  che come ‘braci di un’unica stella squilla di luce di nome Princesa’. Queer, da ultimo, è forse l’epiteto più ironicamente volgare di questa “Comunità Varia”. Quello che, in verità, comprendo meno e da cui posso dire di sentirmi più distante. Significa, infatti, sempre dall’inglese, qualcosa tipo ‘checca’. Pare che il prototipo della cultura ‘queer’ sia stato, in Italia, l’ eccentrico intellettuale Mario Mieli, morto suicida a poco più di trent’anni. Tuttavia, conosco davvero poco questa sottocultura di cui si è appropriata pressoché esclusivamente la sinistra movimentista. A ben vedere, pescando nell’antropologia culturale, forse qualcosa di simile al queer era lo sciamano. Un uomo stregone delle culture orientali talmente effemminato che si faceva ritualmente sodomizzare da tutta la tribù. Studi interessanti sullo sciamanesimo li ha compiuti, tra gli altri, un grandissimo studioso francese di nome Alain Danielou, omosessuale di destra, fratello del celeberrimo cardinal Danielou che morì mentre consumava un rapporto sessuale con una donna.Sarebbe davvero il caso di riparlarne. Di Danielou so che fu l’autore di una degli epiteti che, a proposito del rito matrimoniale, Consoli amava di più. In uno dei loro incontri, infatti, Danielou pensò bene di definire Massimo alla pari di un “papa degli omosessuali”. Non c’era modo di renderlo più felice, credo…”  .

Cosa chiedete fondamentalmente? Cosa per voi, o meglio quali diritti, è giusto avere in questo momento ed in questa realtà sociale? E cosa, al contrario, pensate che sia difficile da chiedere, da ottenere e da realizzare, ora e qui?

Daniele e Ciri: “Fondamentalmente allo Stato chiediamo uguaglianza, parità di diritti e doveri del singolo e anche della coppia omoaffettiva. In merito a quali diritti, di primo acchitto verrebbe voglia di rispondere: tutti. Non a caso noi ci siamo sposati. Diciamo che, in questo senso, siamo in una fase di grande attesa. Dopo il lodo Alfano, infatti, la Corte Costituzionale è chiamata a pronunciarsi su due ricorsi che le Corti di Appello di Venezia e Trento le hanno spedito. I giudici nelle ordinanze dicevano chiaramente che, posti i dettami delle leggi e del Diritto di Famiglia vigenti, la società negli ultimi trent’anni è cambiata e quindi solo i giudici dell’Alta Corte potranno dire se le nostre rivendicazioni sono più o meno giuste. Tutto ciò è indubbiamente difficile, soprattutto di fronte a una classe politica generalmente inetta. E’ indubbio che se la Corte dicesse di sì rischieremmo di diventare  in poco tempo una piccola California. Anche perché le mediazioni, specie tutte quelle del centrosinistra, dai Pacs ai Dico e poi ai Cus, sono fallite tutte miseramente. Ora, per dirla tutta, il centrodestra continua a propinarci i DiDoRe, un minimo sindacale, che comunque vale la pena apprezzare per ciò che è: una prima soluzione che dovrebbe non escludere affatto quelle successive. Molto dipenderà da dove verterà il dibattito. Come accade, per esempio, in Olanda. Detto ciò e ribadendo la curiosità oltre che l’attesa per il pronunciamento dell’Alta Corte, è indubbio che sarebbe davvero auspicabile, se non necessario, che prima dei giudici fosse la politica a prendersi la responsabilità, l’onere e forse anche l’onore di trovare soluzioni idonee ai contesti storico-sociali di vita dei cittadini. Purtroppo, siamo in Italia e ancora una volta il potere esecutivo e quello legislativo si trovano ad abdicare a terzi. Come vedi, il problema davvero non è, come dicono tutti, solo l’invadenza del Vaticano, ma principalmente la mancanza di spina dorsale, conoscenze e cultura civica da parte di una classe politica davvero mediocre, salvo rare e purtroppo non decisive eccezioni…”

Ai diritti mi viene da pensare seguono i doveri. Vi sono stati richiesti anche questi?

Daniele e Ciri: “La moralità è un dovere legato all’esistenza di ogni persona perbene. Chi vuole bene, chi ama ha dei doveri verso l’altro che sono scritti, si può dire, nel cielo prima che in qualsiasi altra carta. Chi non si preoccupa della salute della persona amata? Chi non vorrebbe condividere tutto e lasciare qualcosa dopo la morte di una dei due? Esistono coppie di nostra conoscenza che hanno scalato il sole e la luna pur di sottoscrivere in qualche modo i doveri dell’uno verso l’altro. Ogni legge di uno Stato democratico, d’altra parte, non può essere coercitiva ma deve sussistere con la libertà di ogni individuo. Ogni legge, come sosteneva Hobbes, nasce per regolare meglio la civiltà dei cittadini contro gli egoismi che di solito, specie nelle storie d’amore, riemergono quando la passione finisce. Come si vede anche il modo di tutelare i doveri, oltre ovviamente ai diritti, è quello di approvare una legge buona e completa. Non  vediamo altre soluzioni”.

Come vivete la vostra identità “diversa” dal “normale”? Quali le difficoltà che incontrate? In Italia ci sono stati miglioramenti o peggioramenti sociali negli ultimi anni?

Daniele e Ciri: “L’Italia è cresciuta moltissimo negli ultimi dieci anni. Le persone perbene non discriminano più. Hanno imparato anche il valore delle parole. Si sente sempre meno parlare, ad esempio, di ‘scelta’ per quel che riguarda la sfera dell’affettività, parola sostituita con quella più corretta che è orientamento. Spero presto si possa arrivare anche a parlare proprio e correntemente di omoaffettività anziché insistere sull’idea riduttiva di omosessualità che limita tutto alla sfera più profondamente intima. La nostra normalità, infatti, è andare a fare la spesa insieme, andare al cinema tenendoci la mano, andare insieme dal medico e a fare shopping. Anche questo è amore. Questa è la nostra normalità. Così come ci pare normale non mettere in scena comportamenti esibizionistici, baci a tutta lingua o effusioni eccessive in pubblico. Il pudore vale per tutti, a prescindere, appunto, dall’orientamento sessuale. Per il resto il problema sulla normalità e sulla diversità è di chi se lo pone e l’etichetta di chi deve sprecare del tempo ad attaccarla. Siamo cittadini italiani che intendono vivere la propria vita liberi, ricevendo tutela e garantendo il rispetto delle leggi, proprio come tutti”.

E La Chiesa…?

Daniele: “La Chiesa deve essere libera di dire la propria, ci mancherebbe altro. Purché, ad esempio, non violi sensibilità pressoché comuni al mondo occidentale. E’ molto brutto, infatti, sentire che tutto l’occidente derubrica in sede Onu l’omosessualità dal novero dei reati, mentre il Vaticano, con sede nel cuore di Roma, non solo non lo fa ma diventa un tutt’uno con i Paesi islamici, dove le pene per gli omosessuali vanno dai lavori forzati, alle scudisciate, fino alla morte se ascritto ad altre colpe. Direi proprio che non ci siamo. Nello stesso tempo esistono esempi come quello dei gesuiti che, per tramite di un uomo di assoluta intelligenza, preparazione e spiritualità, quale è Padre Bartolomeo Sorge, sull’autorevolissima rivista, Aggiornamenti Sociali, si rendono autori e promotori di un dibattito sulla possibilità di riconoscere diritti civili alle coppie gay in uno Stato laico quale è l’Italia. Una presa di posizione netta e coraggiosa che assume ancor più valore in questo periodo che vede la cattedra di Pietro occupata da Joseph Ratzinger con il suo papato all’insegna della crisi permanente, anche dal punto di vista lessicale. Fondamentalmente, però, non sta a noi italiani, per quanto credenti e cattolici, addentrarci nelle vicende di uno Stato estero, il Vaticano, e di una associazione quale è la Chiesa Cattolica. Ci dobbiamo limitare al rispetto verso di loro, purché, ciò sia reciproco. Un discorso che può valere anche per i musulmani, gli ebrei ortodossi, i testimoni di Geova e i seguaci di ogni altra religione, si intende. La particolarità dei cattolici è che, in Italia, dispongono di un piccolo ma potentissimo Stato nel cuore del nostro Stato. L’Italia non può permettere che, in nome del Concordato, il Vaticano diventi una enclave decisiva addirittura nella gestione del potere esecutivo e legislativo italiano”.

Uno sguardo all’estero? Dove meglio o peggio dell’Italia?

Daniele e Ciri: “Meglio dappertutto in Europa e persino in molti paesi extraeuropei. Pare che addirittura l’Africa più socialmente emancipata si stia aggiornando in materia di diritti civili. Peggio certamente i Paesi islamici e le campagne della poverissima e arretratissima provincia degli Stati Uniti. Quella che nessuno vede in televisione…”-

Omofobia. Perché? Quali le cause scatenanti?

Daniele e Ciri: “L’omofobia è sempre esistita e sempre esisterà. Qualcuno pensa, d’altra parte, anche con la migliore legge del mondo, di poter estirpare il cancro dell’ignoranza? Le cause scatenanti possono essere molteplici: dalla attuale maggiore visibilità delle persone e delle coppie gay alla maggiore consapevolezza, fino all’aumento del numero delle persone pronte a denunciare. Gli omofobi, come tutti i razzisti, sono mele marce da individuare e educare. Vanno imparati a vivere, come ci dicevano i nostri genitori quando, adolescenti, facevamo delle marachelle sceme ma a volte piene di consapevolezza. Gli omofobi devono imparare ad aprire gli occhi, scrostandoli dalla paura e dall’odio verso una diversità intangibile nella quotidianità dei rapporti sociali”:

Bambini alle coppie omosessuali. Sì o no?

Daniele: “No, perché anzitutto sarebbe folle impantanarsi oggi su un tema tanto complesso e inattuale nell’agenda politica, poi perché non riesco a prescindere dal pensiero per la libertà, la dignità e il diritto del bambino a essere adottato prima che del desiderio, parola orrenda in questo contesto, di maternità o paternità di chicchessia. Poi perché credo che, auspicabilmente, sia bene che un bambino da adottare venga collocato in una culla assimilabile a quella in cui sarebbe venuto naturalmente al mondo e che, per chissà quale fatalità, gli è venuta a mancare. Un nido, insomma, con un papà e una mamma. Prima c’è la libertà del bambino. Diverso, invece, è l’ambito dell’omogenitorialità di chi affronta un matrimonio dal quale nascono figli, salvo poi prendere altre strade. In quel caso, sempre giudicando le singole storie, la società deve trovare soluzioni come è stato, per molti papà, l’affido condiviso che tutelino comunque il diritto-dovere di ogni genitore, anche se omosessuale, ad assistere e frequentare proprio figlio”.

Ciri:” Sì, perché credo che un uomo o una donna gay non possano essere privati di un pezzo della propria vita importante come la possibilità di essere padre o madre. Poi il modello culturale non esiste. La famiglia mononucleare, d’altra parte, è un’ invenzione successiva alla Rivoluzione Industrale e all’urbanizzazione. Prima si viveva in famigie allargate in cui i ruoli talvolta si confondevano e si incrociavano. E il papà non era poi così presente nella vita dei figli. Eppure non mi pare vi siano state orde di gay. Quello che conta è l’amore che si può dare  e col quale si fa crescere un figlio, non il sesso di chi lo accudisce e lo educa”.

Che cos’è, a vostro avviso, la normalità? E chi lo è o non è?

Daniele e Ciri: “La normalità ha due possibilità. Essere una brutta, ammorbante e totalitaria privazione di colori per la società, oppure la più individuale e liberale delle condizioni. Ognuno, sempre nel rispetto delle leggi e delle altre persone, ha la propria normale quotidianità. Del resto, rimanendo in occidente, la normalità di un prete, di una suora e di un laico è in qualche modo assimilabile? Crediamo di no. E allora…”

Un sogno nel cassetto?

Daniele: “Vivere felici riuscendo ad incoronare ogni giorno della propria vita come un giorno pieno di senso e sensi. Soprattutto senza rimpianti. Il mio sogno nel cassetto, dunque, è fare tutto quello che desidero nel limite delle possibilità che la vita mi impone. Capendo che un limite non è un fallimento…”

Ciri: “Per ora comprare un elicottero che avvicini Rimini e Roma quando e come vogliamo…”

Daniele nel 2006 hai pubblicato un libro struggente per la casa editrice Anemone Purpurea dedicato al poeta Dario Bellezza (Diario di un mostro). Ce ne vuoi parlare?

“Penso a Massimo Consoli, oltre che a Dario Bellezza. Ai giorni stupendi e fuori dal tempo trascorsi nella sua casa di Frattocchie, scrivendo assieme quel libro alla riscoperta di un’Italia, di una Roma, di una società che non esistono più. Di una poesia passata e presente, da recuperare, quella di Dario, e di un futuro da scrivere anche sulla scorta di esempi e storie più o meno belle accadute nel passato. Ogni poeta, d’altra parte, lascia i propri versi per comparteciparci di un lampo di pensiero, di un’emozione irripetibile. I poeti, scriveva l’ultimo toccante Bellezza, si nascondono dentro le parole. Noi dobbiamo tornare a cogliere e rscoprire quelle che ci ha lasciato Dario Bellezza. Un poeta troppo bravo per essere dimenticato così…”

Un messaggio finale per i lettori? Per tutti?

Daniele e Ciri: “L’amore vince sempre, contro tutto e tutti. Che nessuno si arrenda a una realtà che non prevede l’amore, perché è semplicemente un incubo e nessuno deve rassegnarsi a vivere al buio. Il mondo è pieno di luce e di colori, ci ricordava quella fantastica icona libertaria che è stata Nanda Pivano. Sta a ognuno di noi riuscire a scoprirli e, in qualche caso, a farli conoscere agli altri. Noi ci stiamo provando…”.

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