Wagner. Il mito tra Sigfrido e Capitan Harlock

Francesco Boco

Richard Wagner, Marcia funebre di Sigfrido

Dal 25 luglio al 28 agosto va in scena a Bayreuth, in Baviera, il celebre festival wagneriano, collocato nel teatro che lo stesso Richard Wagner volle come luogo principe per le proprie opere. Ogni anno il richiamo per i devoti del grande compositore tedesco è forte e l’evento culturale e musicale è diventato anche un incredibile fenomeno mondano. Si va a Bayreuth anche per dare sfoggio di sé, d’altronde già negli anni del successo lo stesso Richard Wagner amò circondarsi di adepti più o meno capaci e attorno a sé creò un cenacolo di devoti e appassionati di un certo peso.

sigfrido1_fondo-magazinePer capire a fondo la concezione dell’arte dell’autore dell’Anello del Nibelungo bisogna però partire dalla stessa struttura architettonica della Festspielhaus di Bayreuth. Il teatro d’opera voluto e realizzato da Wagner è pensato e dedicato unicamente ai suoi drammi, ed in esso ha trasferito tutto il suo genio visionario e la propria idea di “opera d’arte totale”. Le soluzioni architettoniche adottate da Wagner risultarono assolutamente rivoluzionarie per l’epoca, per la semplicità degli interni e per l’eliminazione dei palchi laterali e dei posti d’onore dalla sala. Così facendo, l’artista intendeva fare delle proprie opere uno strumento rivolto al popolo senza alcuna distinzione di rango. Tralasciando gli usi mondani, il pubblico poteva aprirsi in modo totale alla musica e alla recitazione, respirando a fondo l’aria evocativa che Wagner cercava di suscitare con le sue composizioni. Nelle intenzioni del suo creatore, quest’arte doveva risvegliare l’autentico mito germanico nell’animo del popolo e per questo venne adottato ogni stratagemma visivo che potesse aiutarne il coinvolgimento. L’orchestra venne nascosta alla vista del pubblico, collocandola sotto il palcoscenico, e le rappresentazioni avvenivano a luci spente, facendo scendere così sulla sala un silenzio religioso.

Sin dall’inaugurazione avvenuta nel 1876 con L’Anello del Nibelungo, nulla è cambiato, e gli eredi portano avanti con costanza le volontà artistiche dell’illustre avo. Wagner volle dunque fare della sua arte una sorta di strumento religioso e delle sue rappresentazioni quasi dei riti mistici, in grado di strappare gli spettatori alla quotidianità per calarli in una dimensione primordiale e originaria. A tal proposito, egli impegnò tutte le sue forze nel dare vita e forma alla cosiddetta “opera d’arte totale” (Gesamtkunstwerk). Per capire di cosa si tratta, spiega Giorgio Locchi (Definizioni, SEB, 18 euro), bisogna pensarla come un’opera che «è impossibile cogliere nella sua interezza attraverso la mera lettura del poema o del libretto, ma che è necessario vedere-ed-udire nella sua rappresentazione scenico-musicale – idealmente nel luogo privilegiato rappresentato dal teatro di Bayreuth». Il wort-ton-drama wagneriano unisce infatti tre dimensione artistiche, tentando così di potenziare e rendere il più immediato possibile il messaggio che si vuole trasmettere: recitazione, musica e azione coesistono in un tutto organico in cui ogni parte è vitale e necessaria.

La visione mitica e tragica di Richard Wagner, come si sa, attirò nei primi anni uno spettatore dalla grande intelligenza e sensibilità, tale prof. Friedrich Nietzsche, che nel suo libro La nascita della tragedia (Adelphi) non mancò di elogiare l’impegno del suo amico compositore. In particolare nella figura di Sigfrido e nella costruzione operistica fatta del racconto mitico della vicenda dei Nibelunghi, il filosofo vide risvegliarsi l’autentico mito delle origini, in grado di vincere la decadenza tardo ottocentesca e dare un nuovo senso all’idea di comunità spirituale. Wagner e Nietzsche divennero così, pure divisi dai contrasti personali degli anni seguenti, i due poli di un risveglio culturale radicato e in grado di smuovere le acque della cultura non solo tedesca ma europea.

A distanza di più di cento anni dall’inaugurazione del tempio dell’arte wagneriano, oggi tocca alla bionda Katharina Wagner, pronipote del compositore succeduta al padre Wolfgang Wagner, dirigere il festival. L’intento della giovane valchiria è quello di dare nuovo slancio all’evento, aprendolo soprattutto a un pubblico più giovane anche attraverso l’ausilio delle nuove tecnologie. Per valorizzare il marchio Bayreuth, in qualche modo anche attualizzando l’idea dell’avo di un’arte popolare rivolta a tutti, le rappresentazioni andranno in onda in diretta su grande schermo e da qualche tempo on line sono state rese disponibili alcune delle opere più importanti della manifestazione operistica. Dalla rivoluzione artistica del 1876 alla rivoluzione informatica del 2009 quindi?

httpv://www.youtube.com/watch?v=H62haO1YOm4
(Leiji Matsumoto, Harlock Saga – L’anello dei Nibelunghi)

L’ausilio delle moderne tecnologie ha reso disponibili al grande pubblico le maestose direzioni di Toscanini e Karajan, ed esistono anche numerose versioni su DVD, alcune buone altre meno, delle opere in questione. A distanza di più di un secolo l’opera di Richard Wagner è ancora in grado di affascinare e ammaliare, con la sua potenza espressiva e la sua profondità culturale; tanto che lo stesso J.R.R. Tolkien venne palesemente influenzato dal Ring wagneriano nella scrittura della sua monumentale trilogia e in anni più recenti il mangaka Leiji Matsumoto, il padre di Capitan Harlock, ha realizzato una trasposizione futuristica dell’Anello, intotlata Harlock Saga – L’anello dei Nibelunghi, disponibile sia in fumetto che in video.

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