Un pacchetto di sicurezza, per favore…

Marco Proietti

pacchetto-sicurezza_-fondo-magazine

Sull’argomento si potrebbero scrivere libri e trattati, perché un breve articolo da solo non può essere sufficiente ad analizzare ogni singolo aspetto del pacchetto sicurezza messo in cantiere dal Governo; in questo caso, dunque, mi limiterò a fornire qualche spunto di riflessione cercando di analizzare quali potrebbero essere le probabili conseguenze ai singoli provvedimenti che si vogliono adottare, lasciando che si formi una valutazione soggettiva su di essi. Mi limiterò a tre punti essenziali della riforma e che sono oggetto di molteplici discussioni: intercettazioni, clandestinità e ronde cittadine.

Non ci facciamo ascoltare: ovvero le intercettazioni
Le intercettazioni di conversazioni o di comunicazioni attraverso telefono sono definite, nel nostro codice di procedura penale, quali strumenti di ricerca della prova in quanto finalizzati ad individuare ed assicurare all’Autorità Giudiziaria, elementi utili e collegati all’imputazione di reato, alla punibilità del soggetto nonché alla determinazione della pena; sono necessarie particolari condizioni affinché si possa procedere ad un’intercettazione poiché sono ammissibili solo nei luoghi dove si ha fondato sospetto si stiano verificando determinati reati oppure con riguardo a soggetti concretamente sospettati: peraltro non tutti i reati sono “intercettabili” ma unicamente quelli previsti ai sensi dell’art. 266 c.p.c. ovvero quelli per i quali è prevista una pena di reclusione superiore ai 5 anni.
Le leggi speciali hanno poi previsto particolari semplificazioni per le intercettazioni riguardanti i reati di terrorismo ed associazione mafiosa, vista la particolare gravità e pericolosità del reato realizzabile.

Cosa vuole fare il Governo?
Sulla scia delle discussioni dottrinarie attorno al ruolo delle intercettazioni ed alla loro compatibilità in un sistema che vuole, o almeno ci prova, tutelare la privacy dei cittadini limitando al massimo le ingerenze non strettamente necessarie, il Governo Berlusconi si è inserito nel più ampio disegno di riforma delle intercettazioni già in cantiere da qualche anno. Precisiamo: il cantiere è stato aperto durante il Berlusconi II, sospeso nell’interregno giacobino, e riaperto nel Berlusconi III. La riforma in discussione al Parlamento prevede una drastica riduzione dei reati per i quali è legittimo il ricorso alle intercettazioni quale strumento di ricerca della prova e, comunque, si fa riferimento a tutti quei reati per i quali è prevista una pena di reclusione di almeno 10 anni. A questo punto alcune brevi considerazioni, perché lo spazio non sarebbe sufficiente. Se si è concordi con una progressiva depenalizzazione dei reati minori, con l’alleggerimento generale della struttura-Stato e un progressivo allontanamento del controllo sulla popolazione, allora questa riforma è una mano santa: intercettazioni solo in determinati casi e comunque con funzioni, in buona sostanza, non di ricercare la prova bensì di “confermarla”. Se si è, al contrario, favorevoli ad uno Stato invasivo che, sul modello di Orwell e Bradbury, controlla ogni singolo passo della vita di un uomo… allora si è molto vicino ad una certa area politica che sventolava la pubblicazione delle dichiarazione dei redditi quale sinonimo di trasparenza: è una cultura da pettegolezzo che poco ha a che fare con la giustizia. Trovare sui giornali le vicende personali di un politico o di un Moggi della situazione ha molto il sapore di una giustizia da Cnl, quindi sommaria e anni luce distante dalla giustizia giusta auspicabile. Ma c’è sempre una terza via. Ovvero semplificare il sistema senza renderlo inutile laddove è effettivamente necessario un intervento di prevenzione e lotta contro la realizzazione di reati. Va anche detto però che, nell’era di internet, tutti abbiamo una nostra “schedatura telematica” volenti o nolenti, e non c’è limite ad una potenziale invasione della privacy poiché mille e più sono le tracce che si lasciano tramite messaggi dei cellulari, telefonate, email, face book e quanto altro; dunque un controllo sul cittadino c’è sempre e comunque, ma una riduzione della rilevanza giuridica di ciò che tutti possono vedere/ascoltare può aiutare ad evitare la scleromania collettiva: in buona sostanza nell’uno e nell’altro caso Sauron rimarrà ad osservarci, ma almeno eviteremo di vedere pubblicate sui giornali le foto di Tizio mentre si rade di prima mattina.

Il clandestino non può essere reo
Se dovesse passare a pieno la riforma della Lega, il cittadino straniero che mettesse piede in Italia senza permesso di soggiorno commetterebbe uno specifico reato: il reato di clandestinità. In questo caso la considerazione da farsi è semplice: il reato di clandestinità è anti-giuridico, anti-storico e anti-tetico al nostro ordinamento giuridico, poiché eleva a livello legale un fatto giuridico che di legale non ha proprio nulla (altrimenti che senso avrebbe dire “clandestino”?). Spiego. Il concetto che esista una clandestinità reato postula che esita una clandestinità non reato, che quindi clandestinità non è. Ora tale ragionamento ha certamente un senso negli ordinamenti anglosassoni ma poco è coerente con il nostro amato diritto penale che non prevede reati a caso, poiché il sistema è tutto organicamente connesso al suo interno nonostante il tentativo (come questo) di volerlo prendere a picconate.
In tutto questo si inserisce la legge Bossi-Fini che, di fatto, autorizza lo schiavismo legalizzandolo, ovvero: servono 100 immigrati? Bene, non aspettiamo che vengano con il gommone, li andiamo a prendere. E’ raccapricciante che tutto ciò venga fatto passare come una forma di tutela contro i flussi migratori o di regolamentazioni a difesa di un meglio qualificato patriottismo maccheronico. L’introduzione del reato di clandestinità quindi non fa altro che rendere a livello legale un fenomeno che, proprio in quanto clandestino, non necessita di alcuna particolare regolamentazione: il cittadino straniero in Italia va espulso, e non è in alcun modo attribuibile a questi un reato per il solo fatto di avere un passaporto diverso. Semmai il reato è di chi sfrutta l’immigrazione, la prostituzione e il “mercato uomini”, ma qui entriamo in un discorso più ampio. Inoltre il clandestino non può e non deve essere reo anche per un secondo motivo: il giorno dopo la promulgazione della legge, avremo migliaia di regolarizzazioni di massa su decreto ministeriale, poiché certamente è più comodo stampare qualche libero accesso piuttosto che instaurare migliaia di processi per presunte clandestinità. In ogni caso un discorso sull’immigrazione sarebbe troppo lungo ma vale la pena aggiungere che, invece di andare a caccia di fantasmi, sarebbe sufficiente dare lavoro nei paesi di origine degli immigrati, risolvendo alla radice il problema.

Un far west o maggiore sicurezza? Le ronde cittadine
Infine, verrebbe da commentare su due piedi che il monopolio della forza lo deve esercitare lo Stato onde evitare una situazione di anarchia dove chi si sveglia la mattina decide cosa è giusto e cosa è sbagliato. Pensare che la ronda cittadina possa risolvere i problemi è del tutto assurdo e fuori logica, poiché non solo un cittadino non avrebbe (ed è anche giusto che sia così) la cognizione piena della realizzazione di un reato ma, soprattutto, a quale titolo interverrebbe? Un sostituto delle forze dell’ordine? Tanto vale, a questo punto, stanziare dei fondi ed allargare l’organico dei corpi già esistenti che ricevono un addestramento per lo svolgimento dei propri compiti.
Una Società dove tutti possono dire tutto e il contrario di tutto, dove si può affermare e negare al contempo lo stesso concetto, è una Società dove prospera il libro arbitrio, l’anarchia e il relativismo etico; la presenza di uno Stato, quale piramide gerarchicamente organizzata, è l’unica garanzia di armonia e coerenza dell’intero sistema che, altrimenti, rischia di collassare su sé stesso se non lo ha già fatto.

Qualche conclusione
Alla luce di quanto esposto è evidente che il pacchetto sicurezza contiene elementi tra di loro contrastanti. Se da un lato è comprensibile ed auspicabile una maggiore regolamentazione delle intercettazioni e del loro utilizzo ai fini giudiziari, vincolando soprattutto l’utilizzo che se ne fa a scopo di gossip, dall’altro lato appaiono del tutto irrilevanti i provvedimenti circa le ronde cittadine ed il reato di clandestinità; non è azzardato dire che si sta puntando a gettare tanta carne al fuoco, con la speranza di tirarne fuori qualcosa di commestibile ma il risultato, purtroppo, è molto scarso ed il nostro ordinamento giuridico (e soprattutto il superbo sistema penale) rischia di divenire una carta strappata su cui ogni tanto si annota qualcosa di nuovo.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks