Obama contro Silvio?

Alessandro Grandi

Anche Lucia Annunziata, su La Stampa degli Elkann, riferisce sull’ipotesi di complotto yankee contro il povero Berlusconi, reo di essere amico di Putin. Ovviamente il giornale torinese filo Obama affronta l’argomento solo per ironizzare sulle teorie complottiste del centro destra italiano. Dunque sono solo coincidenze gli attacchi contemporanei dei quotidiani europei obamiani contro il primo ministro italiano. Ed è un puro caso che tutti i quotidiani battano, all’unisono, sul tasto delle vicende intime di Silvio.

Ma se non c’è il complotto internazionale, se non ci sono ordini dell’accoppiata Obama-Clinton per penalizzare l’Italia alleata di Putin, appaiono per lo meno curiosi gli atteggiamenti dei giornali italiani ufficialmente autonomi ma palesemente schierati con il centro sinistra. A partire proprio dalla Stampa che, con la sua corrispondente da Mosca, non perde occasione per evidenziare qualsiasi magagna di Putin e per osannare qualunque oligarca contrario al governo di Mosca. Così, negli ultimi tempi, il quotidiano della famiglia Elkann-Agnelli si è lanciato in una serie di previsioni nefaste sul futuro della Russia, sulla catastrofe economica, sull’inarrestabile crollo del prezzo del petrolio e del gas, sulla repressione. Per concludere, poi, su una palese rottura tra Medvedev e lo stesso Putin.

obama_berlusconi_medvedIn attesa della notte dei lunghi coltelli al Cremlino, la Stampa non è rimasta isolata nell’attacco contro la Russia. Proprio mentre Berlusconi, con una visita a Putin e Medvedev, portava a casa contratti importanti per le aziende italiane (a partire dal settore energetico), il Sole 24 Ore si lanciava in analisi altrettanto negative sull’economia russa e sui rischi di gravi tensioni sociali provocate dalla crisi già in atto e destinata ad aggravarsi. Peccato che tutta l’analisi partisse dalle difficoltà economiche russe legate ad un prezzo del petrolio al di sotto dei 50 dollari al barile. Quando è stato pubblicato l’attacco del Sole, il prezzo del barile aveva superato da giorni la barriera dei 60 dollari. Cifra non esaltante per i petrolieri di Stato russi, ma ampiamente in grado di garantire utili, seppur limitati. Mentre la prospettiva di crisi era legata alle perdite del settore, insostenibili nel medio lungo periodo. Forse al quotidiano di Confindustria non si sono accorti dell’incremento dei prezzi petroliferi. O forse comincia a farsi sentire la direzione affidata a quel Gianni Riotta che, prima di approdare alla Rai, era stato proprio alla Stampa.

Coincidenze, le definirebbe Annunziata. Come gli attacchi contro la politica italiana in occasione della follia del presidente georgiano che ha massacrato i civili russi in Georgia scatenando la reazione di Mosca. Come il fastidio provocato dalla nuova fase di espansione diplomatica di Mosca in molti Paesi ex sovietici, soprattutto in Asia Centrale. Coincidenze, i complotti internazionali non esistono, tantomeno orchestrati dagli Stati Uniti. Come potrebbe ben sostenere Enrico Mattei se non si fosse suicidato a bordo di un aereo, probabilmente perché si sentiva in colpa per aver infastidito le compagnie petrolifere americane e inglesi. Passano gli anni, ma è sempre questione di petrolio, di complotti inesistenti e di schifoso servilismo nei confronti di Washington.

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