Giovanni Papi. Registro doppio

Carlo Fabrizio Carli

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Giovanni Papi è personalità inquieta e versatile, che sa spaziare tra discipline diverse, senza disperdersi e senza perdere il filo, attenendosi a quella prioritaria direzione di rotta che è per lui la volontà di non lasciarsi condizionare da opinioni alla moda o da decisioni prese magari da altri, una volta per tutte. E’ così architetto (che sarebbe poi il suo ambito più strettamente professionale) e organizzatore di mostre prestigiose, docente e storico scrupoloso, autore di volumi di alto pregio scientifico e artista visivo.

Ma non si ritenga, relativamente a quest’ultimo (ultimo solo per espediente di scrittura) segmento operativo, di trovarsi in presenza di una pratica artistica  intermittente, al seguito delle prioritarie esigenze di altri impegni. Tutt’altro: Papi ha alle spalle un buon trentacinquennio di attività espositiva, esperita per buona parte fuori d’Italia, registrata da critici di gran nome, marcata da una fitta sequenza di mostre personali e collettive, tra le quali ultime va annoverata la precoce  presenza alla concitata ma vitale X Quadriennale di Roma del 1975. E scusate se è poco.

Inquieto pure come artista, Giovanni Papi ha praticato e pratica ambiti linguistici fra di loro assai differenziati. Anche a volersi attenere alla produzione più recente, potremo constatare come egli spazi da una operatività tridimensionale, dalla valenza propriamente scultorea, come i rilievi in gesso dipinto, realizzati per un grande albergo di Singapore, a interventi di tipo installativo e d’impronta concettuale, a recenti dipinti, eseguiti sempre nella stessa città asiatica, dove le tele sagomate, elaborate magari con strumenti e attitudine orientali, si aprono ad una forza tutta gestuale, sintetica ed espressionistica della pennellata.

In effetti, e con tutta coerenza, proprio quella indocile versatilità, che abbiamo visto essere caratteristica peculiare della personalità di Papi, lo è anche della sua attività pitto-scultorea, come fu messo chiaramente in luce, a suo tempo (ed era più di un decennio addietro), da Enzo Bilardello, che riconosceva all’artista romano la determinazione di «dar corpo ed anima ad un temperamento dialettico a seguire inclinazioni opposte, ora puriste, di un ascetismo tanto casto da apparire immateriale, ora talmente fisico da richiamare le feste pagane».

In questo modo, proprio ad un repertorio purista di forme, seppure vivificato da cromie vivacissime, si riconducono, infatti, i citati rilievi dell’albergo di Singapore che, pur essendo modellati in gesso e destinati ad ambientazioni di interni, «tradiscono il fascino della scultura monumentale», come scrisse – anche in questo caso per tempo e con diagnosi lungimirante – Cecilia Casorati.

Mentre su un versante espressionistico, incandescente, tutto dionisiaco, improntato a violenti contrasti di rossi e di neri, si attestano i grandi quadri, essi pure eseguiti a Singapore all’inizio dell’anno passato. Fortemente dinamicizzati, grazie anche alla loro forma romboidale, questi dipinti costituiscono il contesto della ricerca in direzione del segno e del gesto, che consente all’artista – il cui innesto vitale affonda nella tradizione del moderno propria dell’arte italiana della seconda metà del XXI secolo,  in particolare nei grandi nomi di Burri di Fontana – di recepire molti suggerimenti dalla ben nota tradizione del sintetismo estremorientale in fatto di scrittura. Talvolta improntati da un andamento sinuoso e metamorfico, essi interpretano stimoli e suggestioni, declinati in direzione informale.

Il più recente ciclo, di tele e carte, in cui si è concretizzato il lavoro di Papi, Reverberations – Riverberi, sottolinea già nel titolo l’importanza della luce, del riflesso, del barbaglio e dell’abbaglio luminosi. Anche qui, in una sorta di riscontro dialettico, la definizione di profili geometrizzati si associa, vera e propria coincidentia oppositorum, a zone di pittura di andamento (in quanto fortemente dinamicizzato) orfico, epifanico, talvolta perfino concitato quanto marcato da pulsioni emozionali.

Due anime, quindi. a prima vista fortemente differenziate e perfino in reciproco conflitto: ma in arte (come, a ben vedere, nella vita) non è poi né isolato né scandaloso il manifestarsi contemporaneo di polarità di valenza discordante. Come appunto ricordò Pietro Consagra al giovanissimo Papi che, in visita al celebre scultore e affascinato dal grande studio, vera arca delle meraviglie, andava esponendo al maestro i suoi scrupoli.

Roma, marzo 2007.

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