Berlusconi come educatore

Mario Grossi

“Fareste educare i vostri bambini da lui?”

Dopo aver letto il giornale stamattina [quelli del 26 maggio, ndr] mi sono detto che la risposta ad una simile domanda posta da Franceschini ai suoi elettori era semplice ed ovvia, addirittura neutra. Certo che no, mica per altro, i miei figli li ho generati io e quindi a me spetta l’onore e l’onere della loro educazione. Per cui no. Berlusconi come educatore dei miei figli mai. Solo per questo, non per la falsa moralità che trasuda spocchiosa dalla domanda di Franceschini.

silvio-berlusconi-gesu_fondo-magazineÈ la stessa reazione che ho, discutendo a casa con mia moglie, quando sento che qualche professore dei miei figli si definisce educatore e spiega che il suo compito è quello di forgiare onesti cittadini. Ma replico io ci sono tanti professori fessi che è meglio si preoccupino di insegnare la loro materia, lasciando perdere queste chimere pedagogiche. Non si azzardino questi professori a tentare di sovrapporsi al mio compito, loro sono al massimo dei consulenti, dei tecnici che devono trasferire qualche nozione e se sono bravi un metodo di studio agli alunni e niente più. Ma se dici così di fronte ai tuoi figli, replica mia moglie, ne svilisci l’autorità. E chi se ne frega rispondo io.

Così anche in questa occasione ho pensato mai e poi mai vorrei Berlusconi (ma neanche Franceschini) come educatore dei miei figli, non è compito suo e basta. In realtà risulta difficile anche a me entrare nei panni dell’educatore. Non ne sono tagliato. In primo luogo perché chi educa o insegna deve essere sufficientemente presuntuoso da credere che ci sia qualcosa da insegnare e che ci sia qualcuno da educare. In secondo luogo perché, come tutti i genitori dilettanti, non ho applicato alcun metodo a quello che facevo in famiglia. Mi sono solo comportato come facevo anche prima di diventare padre. Non sono di quei genitori che prima della nascita del pargolo si sono già letti montagne di manuali del perfetto genitore in cui viene descritta la psicologia del figlio ancor prima che nasca o come si cambiano i pannolini. Da questo punto di vista ha ragione mia moglie, me ne sono fregato facendo prevalere l’istinto ed il dilettantismo. Mi sono saggiamente fatto guidare da quello che affermava mio padre, quando ci diceva di lui stesso e di mia madre “Io sono un monito, non un esempio. Prendete vostra madre come esempio, me come monito”.

Partendo da questa che, in apparenza sembra essere una facile scorciatoia per sfuggire ai propri doveri di educatore, io ho cambiato idea e dichiaro “Sì. Farei educare i miei figli da Berlusconi”.

Qual è l’obiettivo di una buona educazione? A me sembra quello di far crescere individui più o meno equilibrati che sappiano assumersi in ogni circostanza le loro responsabilità a prescindere da quello che faranno. Per ottenere ciò bisogna anche che all’interno di una famiglia ci sia un equilibrio tra le parti. Così il peso della madre e del padre dovrebbe più o meno equivalersi. Così mi apparirebbe sbilanciata un’educazione in cui siano presentati solo i comportamenti buoni e giusti. L’obiettivo è quello di far crescere un individuo normodotato ed introdurlo alla vita, non quello di farne un santo o un martire. Così ecco il compito fondamentale dei padri e perciò anche di Berlusconi. Essere un monito, un riferimento che la madre può additare ai figli come negativo. Ed è compito arduo, duro, difficile da sopportare. In fondo anche la pubblicità comparativa è necessaria.

A fianco della nuova icona pop della sinistra, la virginea Pulzella di Arcore, tradita ma fedele, ricolma di tutte le virtù è indispensabile al fine di un equilibrio dell’educando che ci sia il fedifrago infoiato, lordo di tutti i vizi che possa essere additato come il reprobo da non seguire nelle sue nefande nequizie. Ecco perché affiderei a Berlusconi, sempre bilanciato da Santa Veronica l’educazione dei miei figli. Sarebbe un monito splendido, un esempio negativo fantastico e necessario per stimolare nel pargolo educando quel senso di moralità equilibrata che non ne farà nel futuro né un santo né un bruto amorale.

Non è una boutade la mia. Così ci si è sempre comportati.

Guardate ad esempio cosa è successo nell’Italia Repubblicana del dopoguerra. Per educare alla democrazia il popolo bue, gli educatori antifascisti hanno utilizzato tra i tanti esempi positivi anche il monito, costruendo una camicia di infamia attorno ai “fascisti”. Guardate come non dovete pensare. Guardate come non dovete comportarvi. Guardate come non dovete essere. Insomma il pensiero nato dal CLN assunse la dimensione dell’esempio, il pensiero dello sconfitto Fascismo il monito assoluto, necessario anch’esso per l’educazione equilibrata del cittadino. Per questo motivo è bene che in ogni famiglia, come in ogni parlamento, a fini pedagogici, sia sempre presente un Berlusconi che faccia da contrappeso alle eccessive verginità delle Veroniche.

Se poi non lo volete come educatore, nel nostro Parlamento potete attingere a mani basse. Ci troverete sempre qualcuno che potrà insegnare ai vostri figli come si adescano i travestiti in giacca e cravatta facendo finta di trovarsi lì per caso, o un altro che insegnerà loro come procurarsi cocaina e mignotte per un’orgia, dopo essere andato a messa e dopo essersi confessato, pentendosi poi con la moglie quando viene sorpreso in flagrante, o un altro ancora che gli insegnerà come si trucca un appalto pubblico e si distraggono fondi dei cittadini dalle casse dello Stato.

Ma con classe, sottovoce, in modo discreto, con educazione e con quel fare un poco snob, supponente che è tanto chic, paludati con una grisaglia confindustriale cucita da Caraceni, senza farsi scoprire, stigmatizzando i devianti comportamenti altrui perché (è Guccini a ricordarcelo) “Sono elegante ed è inutile dire che le mie vesti son sempre curate perchè senz’altro è importante il vestire, perchè è la tonaca che fa il frate… In fondo poi due cose hanno importanza e sono il conto in banca e l’eleganza… fra i “bene” poi non conta l’astinenza, basta ci sia soltanto l’apparenza.”

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