La pesca delle telline nel medio Tirreno

La redazione

di-gaetano_fondo magazineTempo di grandi incertezze, il nostro. Le domande si rincorrono e scarseggiano le speranze di trovare risposte. Si cerca la verità, certo. Ma, a volte, basterebbero risposte verosimili, in grado di dare un senso a molte cose. Per questo, ci si tuffa all’indietro nei ricordi e si corre in avanti con la fantasia. Per questo, si ricompongono frammenti di un mosaico che, messi assieme, diventino un disegno razionale e finalmente comprensibile.

E’ per questo che Giuseppe Di Gaetano [nella foto sotto] scrive racconti come questi: per viaggiare nel tempo, il nostro; e coglierne il senso. Amicizie e amori che aiutano a ritrovare se stessi, o a perdersi per sempre. Dipende da una risposta (quanto vale un po’ ?) come accade a Marco: sospeso tra un amico del cuore fattosi prete di campagna e una donna che lo trattiene tra l’istante e l’eternità.

E’ sospesa anche la vita della contessina Lavinia, in una commedia degli equivoci, tra violenze non troppo gravi e iniziazioni amorose non troppo romantiche.

Il tempo è segnato da simboli che ne segnano le stagioni e ne fanno altrettanti punti fermi, la cui presenza (o scomparsa) rimanda a qualcosa di più grande. Ecco, le telline di Giuseppe Di Gaetano sono come le lucciole di Pier Paolo Pasolini. La loro progressiva, inesorabile riduzione sulla spiaggia del Tirreno segna lo scorrere del tempo. Stabilimento balneare vicino Roma, annuale luogo d’incontro per le stesse persone, ogni anno un po’ più vecchie, con le stesse innocenti o maliziose evasioni: tressette e calcio le forme della bellissima Lidya da ammirare, pettegolezzi accatastati sui tavoli del bar dello stabilimento. E quelle telline, non più  abbondanti come un tempo, destinate a condire spaghetti al dente, tenere e rassegnate, quasi consapevoli del loro destino già segnato. Meglio di noi, verrebbe da dire, che con la vita ingaggiamo una lotta impari senza (quasi) mai riuscire ad adattarci alle sue onde ineluttabili.

E già, il segreto della vita. Più agevole, da scoprire, per le anime semplici e pure. Soltanto il nipotino, tra i molti parenti e amici accorsi nella casa di campagna alla notizia della morte di Giovanni; soltanto il nipotino si accorge di quella moltitudine di uccelli – colombi e passeri, cornacchie e upupe – appollaiati sulle rete direcinzione. “Salutano il nonno”, osserva il bambino. E coglie la verità più segreta dietro quel battito d’ali, congedo da un’amicizia silenziosa e forte, preziosa come una briciola offerta in dono a un uccellino affamato.

Mauro Mazza

giuseppe-di-gaetanoLa domanda è scontata; ma segna un buon esordio. Chi è Giuseppe Di Gaetano?

E’ un viaggiatore. Come tutti, del resto. Qualcuno ha consapevolezza del viaggio e lo compie coscientemente nelle scelte di ogni giorno, nella fatica, nella gioia di fare nuove scoperte. Ho bisogno di procedere con compagni di percorso curiosi come me. Non mi piace chi si muove a vuoto, nevroticamente, rimanendo sostanzialmente fermo al punto di partenza. È il rischio per eccellenza della nostra epoca.

Tutta l’esistenza si consuma dunque in un viaggio? Per andare dove? O, per tornare dove?

Si procede sempre verso l’ignoto. Per quanto si possa essere preparati, l’imponderabile è sempre in agguato dietro la linea dell’ orizzonte. L’Evento interrompe la circolarità mitica dell’eterno ritorno e consegna all’uomo la possibilità di comprendere la Storia al di là di tutte le storie.

Cosa intendi per “Evento”? Quando interviene nella nostra storia? Bisogna essere chiari altrimenti il simbolo rischia di soffocare qualsiasi significato.

Hai ragione. Bisogna essere chiari. L’unico Evento possibile è Cristo. Sia che lo si riconosca, sia che si tenti di ignorarlo o di mistificarlo. Ma analogamente a Lui San Francesco, Gandhi o Madre Teresa di Calcutta sono persone concrete che con la propria vita hanno interrotto il loop interminabile e banale della quotidianità dandogli una prospettiva che si colloca oltre il tempo.

C’è molto materiale. Come entra tutto questo nei tuoi racconti? Chi è in definitiva lo scrittore. E chi è lo scrittore Giuseppe Di Gaetano.

È un uomo che usa la parola scritta come mezzo espressivo. Io non so perché scrivo. Per me è un atto naturale come respirare, mangiare dormire, amare. So che è impegnativo e mi costa grande fatica ma mi
restituisce un’altrettanto grande gioia. Mi da la sensazione di spendermi. Di essere utile. Di rendermi prossimo a tutti.

Parlaci dei racconti.

La pesca delle telline nel medio Tirreno, edito da Pagine, è un gioco in quattro racconti. Mauro Mazza ha notato nella sua prefazione l’ analogia tra le telline del litorale laziale e le lucciole di Pasolini e come la loro progressiva rarefazione segni lo scorrere del tempo. L’ autore non programma le proprie costruzioni se non in minima parte.

Intendi dire che non esiste un progetto dietro ad ogni opera d’arte?

Il progetto è l’intera vita dell’uomo. Parlare dell’intenzionalità ha un senso. Presupporre un progetto no. L’opera d’arte trascende sempre le intenzioni dell’autore e talvolta le tradisce. In questo senso egli è un artigiano che usa una materia non sua.

Si è notato come i protagonisti dei racconti siano descritti in modo molto curato e vivace. Sono personaggi reali. In quale rapporto realtà e fantasia si integrano nel tuo lavoro? Chi è Lidya?

Sono essenzialmente prodotto di fantasia anche se il vissuto, inevitabilmente, vi si innesta. Io stesso mi sono chiesto mille volte chi fosse, nella mia vita, Lidya, il personaggio più conturbante dei racconti. È la protagonista del racconto che da il titolo all’intera raccolta. Ed è una donna molto bella. Diversi lettori mi hanno posto la stessa domanda. Chi è Lidya? C’è stata una mia bella conoscente, che dopo aver letto il racconto, immaginando che mi fossi ispirato a lei, si è presentata in spiaggia con un costume incredibile, che nulla lasciava all’immaginazione. Lidya non esiste o meglio esiste in ogni donna, e di riflesso, in ogni uomo agitati dalla stessa ansia di definirsi come esseri, di leggersi, e nell’impossibilità di farlo scrutano incessantemente intorno alla ricerca di una risposta qualsiasi che dia un senso alla propria esistenza.

Intervista raccolta da Aldo Sabatini

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