Chissenefrega con chi scopa Berlusconi

miro renzaglia

Non c’è niente da fare: si sono incarogniti. Dopo Santoro, dopo le fatidiche dieci-domande-dieci di “Repubblica”, dopo gli accorati appelli a riferire in Parlamento di Franceschini & Co.,  ecco a voi il nuovo magistrale colpo di scena  dell’intervista a, niente popò di meno che: l’ex fidanzatino di Noemi Letizia, Gino Flaminio. Il quale, udite udite, ha svelato i retroscena della morbosa passione che avrebbe divorato Silvio Berlusconi fin dall’approccio con il book fotografico della giovane fanciulla napoletana…

savonarola_fondo-magazinePensate: telefonate dirette di papi a Noemi che le raccomanda di “restare pura”, di “continuare a studiare”, di rimanere quella “creatura divina” manifesta ai suoi occhi, che le fa dei regalini in oro e brillanti anche prima del suo 18° compleanno, che la invita alla festa di Capodanno nella sua residenza privata in Sardegna, in compagnia di un’altra quarantina di ragazze e di non si sa quante decine di altri ospiti… Sconvolgente: non c’è che dire… Cose che lasciano veramente senza fiato… Queste, sì: queste… Mica le ciniche pruderie moralistiche dei neo Savonarola che incalzano un altro ragazzino di vent’anni fino ad esporlo alle possibili querele da parte dei genitori di Noemi e dello stesso Presidente del Consiglio…

I veri danni alla nazione sono le malefatte di un leader politico che ha la cattiva abitudine di farsi piacere il bello, il giovane, il pulito che “deve rimanere pulito”: mica la crisi economica; mica la ventilata minaccia di chiusura degli stabilimenti Fiat al Sud con la prospettiva però di inglobare quelli Opel al Nord; mica l’esercito dei disoccupati salito a un + 7,1% nell’ultimo quadrimestre del 2008;  mica le morti bianche;  mica le nostre missioni umanitarie (?) in Iraq ed Afghanistan; mica la mafia e la camorra; mica  gli abusi bancari ai danni di cittadini che a causa delle loro (delle banche…) virtù speculative affamano il popolo e dissanguano le casse dello stato… Macché: qui il nodo da sciogliere veramente è quello di stabilire se Berlusconi ha detto o non ha detto la verità circa le modalità e la tempistica della sua conoscenza e dei suoi incontri con Noemi Letizia… Perché un premier non può e non deve permettersi di dire bugie…

Infatti  – come tutti ben sapete – i premier precedenti a lui, e anche più di un Presidente della Repubblica, hanno sempre brillato  per limpidezza di lingua e di coscienza. Prendiamo, per esempio, quel galantuomo di Romano Prodi che, sempre in odor di santità di parola, diede a suo tempo un’indicazione assolutamente precisa del luogo in cui era segregato Aldo Moro: «Gradoli», disse. Ora, lasciamo stare che le solerti Forze dell’ordine si fecero venire in testa il piccolo comune viterbese rastrellandolo casa per casa senza trovare ovviamente nulla, anziché, com’era più naturale, fare una puntatina in quella “Via Gradoli” a Roma sede effettiva del tribunale del popolo brigatista.  Una volta che, purtroppo a tempo scaduto per le sorti di Moro, fu accertata che lì e proprio lì era stato effettivamente sequestrato lo statista, alla domanda da chi avesse ricevuto l’informativa, Prodi se ne uscì con la più limpida delle sincerità: «nel corso di una seduta spiritica», rispose… E chiunque non poté e non può ancora oggi che convenire sulla sua adamantina vocazione alla verità… Tanto che, anni dopo, poté assurgere al ruolo di premier  senza macchia e senza paura e, soprattutto, senza che a nessuno venisse più in mente di rifargli la domanda…

Ma a Berlusconi, no… A Berlusconi non è permesso dire bugie, neanche sul privato… Perché, di nuovo, pur volendo ammettere la discutibilità pubblica delle sue frequentazioni con minori, resta tutta da dimostrare che, qualunque siano gli esatti contorni di questa vicenda, essa abbia una qualsiasi attinenza con le sue funzioni di Capo del Governo… Che non è sicuramente il miglior governo auspicabile ma, proprio per questo, si meriterebbe una serrata opposizione sui contenuti politici. Che le parti a lui avverse non ne siano capaci, sembra dato certo. Ma se almeno si attenessero all’aureo detto di Ugo Foscolo: «L’Italia è un cadavere che non va più né tocco né smosso oramai, per non provocarne più tristo il  fetore», le nostre narici, almeno le nostre narici, ne proverebbero sicuramente sollievo.

E chissenefrega con chi scopa Berlusconi…

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