Tributo a Slobodan Milošević

Emiliano Calemma

Se avesse venduto il suo Paese e le sue idee, oggi, Slobodan Milošević [nella foto sotto], sarebbe un uomo vivo, ricco e dimenticato. Ma non lo ha fatto e ha deciso di morire per i suoi ideali, rifiutando l’autorità e le regole che volevano soffocarne la voce e cancellarne le azioni.

È stato ucciso dal sistema carcerario della NATO e dai lacchè che l’America sparge di continuo nei posti di comando delle sue colonie.

milosevic_fondo-magazineSlobodan Milošević era nato nel 1941 a Pozarevac in Serbia. Dopo essersi laureato in legge nel 1964 diventa agguerrito militante e poi valido dirigente della Lega dei Comunisti di Jugoslavia. Tra i fondatori del Partito Socialista di Serbia, negli anni ’80 diviene uno dei migliori e preparati funzionari dello Stato jugoslavo. Nel 1984 viene nominato Segretario della federazione belgradese della Lega dei Comunisti, mentre dall’86 al 90 ottiene la carica di Presidente del CC della Lega stessa. Nel 1989 viene acclamato Presidente della Repubblica Serba.

Nel luglio 1990 viene eletto Presidente del Partito Socialista Serbo, nato dalla fusione della Lega e dell’Unione di operai e socialisti di Serbia, e nel dicembre dello stesso anno viene nuovamente eletto Presidente della Repubblica.

Dal 1997 al 2000 fu Presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia e membro del consiglio supremo della Difesa.

Fin dagli esordi in politica, Slobodan Milošević ha sempre dimostrato di lavorare solo ed esclusivamente nell’interesse della nazione e del suo popolo, dimostrando un’attenzione particolare alla necessità che la regione balcanica aveva di pace e stabilità durature. Fu capo della delegazione jugoslava a Dayton nel 1995 e fu l’artefice della fine della guerra in Bosnia decretata dagli accordi firmati a Parigi.

Ha sempre studiato nella ricerca di soluzioni pacifiche per risolvere la questione Kosovo, che oggi, con l’approvazione di mezzo mondo è uno staterello mafioso, etnicamente “pulito”, al servizio della finanza occidentale e isola felice per il narcotraffico asiatico.

Si è opposto con veemenza alle imposizioni del 1999, rifiutando con forza l’occupazione del suolo serbo e ha guidato la resistenza del suo popolo contro la vergognosa aggressione della NATO (di cui, in quanto italiano, ancora mi vergogno. Nda).

Viene arrestato nel 2001, venduto per 30 milioni di dollari dai traditori guidati dal capomafioso Djindjic. Viene deportato in Olanda coi metodi americani che ben conosciamo: rapito dal carcere di Belgrado da agenti la cui nazionalità ancora oggi risulta sconosciuta, trasferito in una base militare USA in Bosnia e dai qui alle celle dell’Aja.

Nell’aula del Tribuanale creato per l’occasione ha dichiarato: «Non sono qui davanti ad un Tribunale illegittimo ed illegale, che non riconosco, per difendere Slobodan Milošević, ma solo per difendere la Jugoslavia e la dignità del popolo serbo e con essi la verità e la giustizia dei popoli, contro l’arroganza e l’arbitrio dei potenti della terra, che hanno devastato e distrutto il mio paese e umiliato il mio popolo».

Dal momento dell’arresto illegale ha dedicato tutte le sue energie e le sue competenze in una precisa e sistematica demolizione del ridicolo impianto accusatorio costruito (come il famoso “tesoro dei Milosevic”: mai trovato, mai esistito, al punto che perfino i suoi aguzzini dell’Aja hanno dovuto ammettere che il leader serbo traeva tutta la sua ricchezza dallo stipendio di Presidente della Repubblica).

Durante questa strenua difesa della storia e delle idee della sua amata patria, la malattia di cui già soffriva ha avuto sviluppi nefasti a causa del rifiuto dei Giudici NATO di farlo visitare da medici indipendenti.

Impedendo a  Slobodan Milošević questo elementare diritto, i “democratici occidentali”, dopo cinque anni di inutili e mai provate accuse, avevano trovato il modo di zittirlo.

Il Presidente del Partito Socialista serbo è morto l’11 marzo 2006 in una cella del carcere di Schveningen per un infarto causato dall’impossibilità di ricevere cure adeguate.

Nonostante questo è riuscito comunque nell’intento di destinare alla discarica della storia un Tribunale ignobile ed illegittimo.

È morto dopo 48 anni vissuti fianco a fianco con la moglie Mira, amando e combattendo, è morto lontano dalla sua terra, dal suo Paese, dal suo popolo, dai suoi cari: tutti difesi fino all’ultimo istante dalle menzogne dei padroni del mondo.

Prima di essere ucciso ha additato i suoi boia come gli iniziatori della nuova guerra globale contro l’umanità: anche questa volta non si sbagliava.

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