Tributo a Rodolfo Walsh

Romano Guatta Caldini

Periodista, romanziere,traduttore di gialli,rivoluzionario e molto altro. Dal giornalismo investigativo a quello militante, la parabola esistenziale di Rodolfo Walsh [nella foto sotto] è comune a quella di molti argentini che si videro catapultati dal sogno peronista all’incubo della dittatura militare.

Nato il 9 gennaio del 1927, da una famiglia di origine irlandese, muove i suoi primi passi nell’Alleanza Nazionalista di Juan Queraltó al fianco di Jorge Masetti, che segue nell’avventura cubana prima, e nella fondazione della Prensa Latina poi.  All’Avana Walsh fa uno scoop che passerà alla storia del giornalismo mondiale.

rodolfo_walsh_fondo-magazine1Ricorda Gabriel Garcia Marquez: «Jorge Masetti, aveva installato nell’agenzia una sala speciale di telescriventi per captare e poi analizzare insieme alla redazione il materiale informativo delle agenzie rivali. Una notte, a causa di un incidente meccanico, Masetti si trovò nel suo ufficio con un rotolo di telescrivente su cui non vi erano notizie ma un messaggio molto lungo in un codice intricato. Era in realtà un dispaccio relativo al traffico commerciale della “Tropical Cable” del Guatemala. Rodolfo Walsh, che di certo ripudiava in segreto i suoi antichi racconti polizieschi, si impegnò a decifrare il messaggio con l’aiuto di alcuni manuali di crittografia dilettantesca che aveva comprato in un negozio di libri usati all’Avana. Ci riuscì, dopo molte ore insonni, senza averlo mai fatto prima e senza nessun addestramento in materia. Ciò che scoprì non solo era una notizia sensazionale, ma capì che  si trattava addirittura di un’informazione provvidenziale per il governo rivoluzionario di Cuba. Il nastro era indirizzato a Washington dal capo della Cia in Guatemala (uomo che faceva parte del personale dell’ambasciata Usa in quel paese), ed era un brogliaccio minuzioso dei preparativi di uno sbarco a Cuba per conto del governo statunitense. Si rivelava inoltre il luogo dove incominciavano a prepararsi le reclute: l’azienda Retalhuleu, un’antica piantagione di caffè nel nord del Guatemala.»

Quello che segue è storia. Si può tranquillamente affermare che se l’esito dello sbarco alla Baia dei Porci è quello che conosciamo, il merito è di uno sconosciuto giornalista argentino. Ma non era la prima volta che Walsh rovinava i piani dei militari. Una sera, davanti a un boccale di birra, alla periferia di Bunos Aires,un uomo si era  avvicinato a Walsh raccontandogli la storia di un gruppo di peronisti che nella notte del 9 giugno 1956 tentarono di sollevarsi contro i golpisti senza riuscirvi. Le forze governative non trovando i protagonisti dell’impresa , prelevarono 27 civili dalle abitazioni, li fucilarono e fecero sparire i corpi. La fonte era più che attendibile, l’uomo in questione era un “fucilato che viveva”, uno dei 27 che nascostosi sotto i cadaveri dei compagni si finse morto per sottrarsi alla carneficina. Walsh comprese che la storia non poteva passare sotto silenzio, cambiò identità e si trasferì fuori dalla città con l’immancabile macchina da scrivere e la sua Walter ppk. Dopo un anno di febbrile  raccolta di materiale inerente l’eccidio verrà dato alle stampe quel capolavoro di denuncia civile che è Operazione Massacro.

Con il passare del tempo l’Argentina si trasformerà in un immenso scannatoio, con la “Tripla A” (Alianza Anticomunista Argentina) a furoreggiare nei quartieri e il Tigre (Jorge Eduardo) nei sotterranei dell’ESMA a torturare presunti oppositori politici. Dal 1976 in poi, la repressione giunge a livelli inauditi e naturalmente anche la stampa ne risente. Walsh intanto aveva dato vita all’Ancla (cadena informativa), l’agenzia di notizie clandestina che dava conto delle esecuzioni sommarie e dei sequestri che avvenivano alla luce del giorno ma che non avevano cittadinanza sugli organi dell’informazione ufficiale.

Ora, sul ruolo della stampa in un regime dittatoriale si potrebbero scrivere interi capitoli, ma preferisco lasciare la parola a Walsh: «Cadena Informativa è uno degli strumenti che sta creando il popolo argentino per rompere il blocco dell’informazione. TU STESSO puoi essere Cadena Informativa, uno strumento grazie al quale ti puoi liberare dal terrore e liberare altri dal terrore. Riproduci queste notizie, falle circolare coi mezzi di cui disponi: a mano, a macchina, col ciclostile, a voce. Mandane copie ai tuoi amici: nove su dieci le staranno aspettando. A milioni vogliono essere informati. Il terrore si fonda sulla mancata comunicazione. Rompi l’isolamento. Torna a sentire la soddisfazione morale di un atto di libertà. Sconfiggi il terrore. Fai circolare queste notizie». L’attività controinformativa attirerà le ire dei vertici militari, che già lo tenevano d’occhio per la sua militanza nei Montoneros, l’ala tercerista del peronismo rivoluzionario, sorta grazie all’intesa fra Mario Firmenich, Fernando Abal Medina e Carlos Gustavo Ramus. Anche la figlia di Rodolfo Walsh, Vicky, era entrata nella stessa organizzazione guerrigliera ma  si tolse la vita poco tempo dopo la sua adesione alla lotta armata, per non cadere nelle mani degli agenti dell’ESMA.

Considerata conclusa l’esperienza con i Montoneros, sempre sotto falso nome si trasferisce a San Vicente. Per la polizia lui è un innocuo professore d’inglese che passa il tempo battendo a macchina e curando l’orto. In realtà  Walsh sta preparando un altro duro colpo da assestare all’immagine già precaria del regime di quei hijos de puta, come li definisce lui. Il 24  marzo del 1977, a un anno dall’insediamento della giunta militare, Walsh si siede alla scrivania e redige il suo “j’accuse”. Una mirabile chiamata in causa che inchioda i vertici governativi alle proprie responsabilità. Un’analisi lucida, cruda e spietata su repressione, censura e crisi economica.

«Il primo anniversario di codesta Giunta militare è stato occasione di un bilancio dell’attività di governo in documenti e discorsi ufficiali, nei quali ciò che voi chiamate successi sono errori, ciò che riconoscete come errori sono delitti e ciò che omettete sono calamità.(…) Queste sono le riflessioni che nel primo anniversario del vostro infausto governo ho voluto far arrivare ai membri di codesta Giunta, senza speranza di essere ascoltato, con la certezza di essere perseguitato, però fedele all’impegno che ho assunto da molto tempo di dare testimonianza nei momenti difficili».

Finita la “Carta aperta alla giunta militare” firma in calce e inserisce il suo reale indirizzo. Il giorno dopo aver recapitato la lettera, la polizia fa irruzione nel suo appartamento. Walsh, estrae la Walter ppk e  ferisce un agente prima di cadere sotto i colpi degli assalitori. Sulla scrivania la moglie troverà un biglietto in cui erano riportate le parole che urlò la figlia Vicky prima di suicidarsi: «non siete voi ad ucciderci, siamo noi che decidiamo di morire».

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