Infinito ‘800.

Francesco Mancinelli

Colgo la ghiotta occasione per promuovere e commentare  un pezzo di rara e mirabile sintesi storica, non solo perché si ispira ad un sano processo di contro-revisionismo storico che finalmente ” aggiusta ” un po’  il tiro su temi e termini quali la rivoluzione francese, la borghesia, il modello giacobino, la nazione, la contro-rivoluzione, la  Vandea ecc. ecc.,  ma perché mette in evidenza il ritorno di  interesse per la storia dell’ ‘800, e per scrutare le sue tragiche e stimolanti dinamiche e contraddizioni, tutte interne ai processi della modernità ;  e per capire infine ciò che probabilmente ci può essere oggi “di simile, di recuperabile e di ri-proponibile”,  avendo chiaro però molto bene che stiamo circa oltre due secoli avanti.

Il pezzo scritto da Francesco Polacchi,  giovane leader del Blocco Studentesco,  è tratto da un ottimo blog giovanile  augustomovimento che si sta seriamente alleando nella pratica della Kultur con la K maiuscola ( un fare veramente futuro,  ma senza “marchette” … ) ,  un laboratorio di focalizzazione e dibattito,  sui temi centrali  della critica alla democrazia ed dei suoi modelli filosofici di riferimento, con interventi di estremo spessore ed acutezza; un luogo virtuale che stà recuperando antiche questioni che si erano già aperte negli ambienti della destra radicale e della nuova-destra agli inizi degli anni ’90 prima che un sottile processo “contro-rivoluzionario”,  sia sul piano politico che su quello meta politico,  non avesse generato lo slittamento su posizioni dichiaratamente “liberal-conservatrici”  spacciate per progressiste (la cui responsabilità oggettiva va ricercata a mio avviso in un pezzo di italica nuova-destra); un processo che ha anticipando di fatto,  la metastasi post-ideologica che stiamo subendo.

Infatti,  se l’andare al là della destra e della sinistra per alcuni , significava arrivare ” al nulla pensiero uniforme ed incolore “,  si ha quasi la nostalgia di ciò che prima perlomeno,  era ben ” ideologizzato  e  metapoliticamente  radicato ” e soprattutto non era incolore; Popper ha ormai fatto più danni di Marcuse.

Francesco Polacchi ha colto nel suo intervento, con  la massima lucidità  dei fatti di estrema rilevanza:

1)  la storia contemporanea non è niente affatto superata ;  la realtà è che,  nonostante la regressione industriale e la crisi avanzata anche del post-industriale,  si sta ancora vivendo un ” prolungamento quasi indefinito  dell’800′ e delle sue dinamiche ” (viene acutamente citato a tal proposito  lo storico marxista Hobsbawum).

2)  La borghesia cittadina di fine 700′,  come categoria sociale e politica pre-rivoluzionaria,  è stata portatrice di una vera e propria “aristocrazia attiva del pensiero” e anche testimone matura ed assoluta di vero avanguardismo politico;  ha creato di fatto il concetto stesso di “mobilitazione” culturale ; un ceto sociale spregiudicato ed ambizioso, erede legittimo delle corporazioni proprietarie medievali ,  detentrice fecondo di  scienza e tecnica ;  portatrice di conoscenza “riformatrice” sul piano giuridico-sociale, tanto che,  molti nobili ancora non azzerati  dal “dionisismo” nullafacente di Versailles e dalla decadente monarchia assoluta,  si unirono a questa ” nuova aristocrazia borghese “, ricononoscendole  senza mezzi termini  il ruolo di avanguardia, soprattutto nella ridefinizione del tema delle rappresentanze  e nelle riforme istituzionali necessarie per la rifondazione complessiva  dello stato e della pubblica amministrazione.

3)  La guardia nazionale repubblicana (di fatto l’Esercito),  formarono l’idea che la Patria  era collegata necessariamente all’idea della forza stessa della Nazione (la Nazione andava protetta dall’interno e dall’esterno proprio in quanto Patria),   nella continuità peraltro,  di quello che era stata già l’idea generata dallo Stato Nazionale formulata dall’ancien regime.

4)  Il motore filosofico degli eventi, da ricercarsi nella filosofia razionalista prima e nell’illuminismo poi , si trasformarono ben presto purtroppo in “monoteismo” del pensiero,  continuatore sottile ed incosciente di quel monoteismo biblico che avrebbero voluto azzerare;   un logos anch’esso di fatto “teologico-laico”,  astratto dai contesti sociali e soprattutto dal radicamento territoriale . La tragedia del genocidio vandeano e bretone e la guerra civile tra francesi,  ne furono il tragico epilogo. Servì infatti la nascita del Bonapartismo pragmatico ( la destra rivoluzionaria) a bloccare il precipitare degli eventi e l’inutile aggressione/genocida delle città e dei cittadini armati contro le campagne ( da rileggere soprattutto Babeuf sulla storia del genocidio vandeano).

5)  La nuova classe borghese da aristocrazia intraprendente,  fini per diventare  così anch’essa ” una oligarchia di potere “ ; abbattendo il potere ormai di fatto assente della monarchia assoluta si trasformarono loro stessi in un ” arrogante potere ” ; da “opportunità” di trasformarono in “terrore” indiscriminato , una prassi astratta dai contesti sociali , anti-popolare,  ed infine apparato burocratico .  L’illuminismo assolutizzante finì per fagocitare una reazione incontrollata  contro se stesso.

6)   Il neo-romanticismo nascente, fornì le armi per una critica spietata al logos monoteista della dea ragione,  ma tuttavia promosse anch’esso  processi rivoluzionari e moti di liberazione già avviati nel solco  della rivoluzione francese,   ma fuori ed oltre “il logos monoteistico della ragione”, aprendo di fatto la stagione della cosiddetta ” cultura della crisi ” . Anche qui giovani avanguardie della borghesia illuminata cercarono l’accelerazione storica spesso sacrificandosi in prima persona ( es. i giovani patrioti italiani ).

7)   Questa seme sfocierà inevitabilmente dopo l’industrializzazione e la grande guerra nello scontro tra opposte ( concorrenti ? ) e totalizzanti visioni del mondo,  guarda caso eredi entrambi della stessa rivoluzione giacobina originaria ; una fazione influenzata dal marxismo  ( la sinistra internazionalista ,  un’altra tappa della secolarizzazione monoteista giudaico-cristiana in cui già cadde la teologia illuminista)  e dall’altra la trasgressione assoluta della linearità della storia, l’immanenza sovrumanista  evocata da Nietzsche e Sorel ( il Fascismo-sinistra nazionale e/o all’interno della Rivoluzione Conservatrice la  cosiddetta Destra degli Dei ).

Ora da questa interessanti analisi  di Francesco Polacchi proviamo a porci delle domande di secca rottura .

Il tema tutto destro-radicale ( generato soprattutto dall’elaborazione da Evola e da A. Romualdi )  sulla crisi epocale dello Stato-Nazione è veramente e completamente superato nella post-modernità ? Come si possono ri-conciliare le istanze delle piccole medie e grandi patrie e delle identità radicate rispetto al destino del nascente Stato Nazionale Euro-Asiatico ( l’Impero Interiore teorizzato da Alan De Benoist … ) ?

La teoria fin troppo determinista e spicciola ,  del cospirazionismo giudeo-massonico contro trono e altare, che partendo dagli eventi del 1700-1800 porterebbe  all’attuale processo di globalizzazione e di mondializzazione,  può essere opportunamente ” ridimensionata “, o perlomeno “riformata”, soprattutto alla luce di una seria critica storiografia sulla necessitò tragica della modernità , di cui furono peraltro attori primari il Fascismo ed il Comunismo  e  alla luce soprattutto della complessità  della modernità stessa ?

E’ proponibile un modello di “democrazia diretta e partecipativa dal basso ” che non urti contro il pantheon metapolitico destro-radicale (a quale modello di Polis ci ispiriamo) ?

E’ possibile proporre o riscrivere per il nostro paese un periodo di ” Liberazione Nazionale”, quasi fossimo in una fase tendenzialmente “pre-risorgimentale”, molto simile a quella del dopo congresso di Vienna ?  al posto dei piccoli stai pre-unitari sorretti dal decadente impero austro-ungarico, abbiamo oggi,  la liquefazione post-ideologica della politica, che è sorretta dall’ unico modello unidimensionale di fatto reazionario-conservatrice, un impero anch’esso in crisi ed etero-diretto peraltro da oligarchie economiche-finanziarie apolidi; infine va valutato attentamente l’avanzamento dell’analfabetizzazione  di massa,  causata dallo  strapotere mediatico).

La post-modernità,  e la sua accelerazione,  potrebbero ri-generare una nuova classe sociale ” trasversale ” ( come fu la prima borghesia pre-rivoluzionaria ) ,  pilotata da una minoranza illuminata ma non astratta, antagonista ma sempre propositiva,  evoluta e skillata sul piano della comunicazione e delle tecnica (la nuova conoscenza?) ,  che si ponesse come avanguardia di rinascita e di liberazione del  popolo?

Insomma l’articolo di Polacchi è di forte ispirazione, è quasi evocativo,   e  non tanto e non solo per la generosa  carrellata sul passato , quanto per uno sguardo di sana aggressività sul futuro;   l’intervento propone a mio avviso l’avvio di un dibattito sul prolungamento stesso dell’800,  e a questo punto sul valore intrinseco di un nuovo avanguardismo di stampo “neo-giacobino”, tutto da ridisegnare, tutto da reinterpretare, tutto da ridirigere,  contro la Versailles della vecchia ” monarchia assoluta dell’occidente” , una classe dirigente corrotta e debole,  tutta protesa alla pratica del vezzo edulcorato e stantio sorretto dal nulla mediatico :  insomma tornare ad essere come i nuovi predatori a caccia di vecchie prede.

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