Come sono diventato antifascista

Mario Grossi

Con mia figlia ogni 25 aprile siamo soliti mettere in atto una scenetta che va avanti da molti anni, sempre uguale a se stessa. Io la mattina del giorno di festa mi alzo e mi vesto. Tiro fuori un paio di calzini, dei pantaloni, una cintura, un paio di scarpe ed una camicia. Tutti rigorosamente neri. Antico retaggio giovanile (assai ingenuo e un po’ ridicolo) che prosegue anche negli anni della maturità (che comincia a marcire per la verità). Lei si alza e pronuncia le fatidiche parole: “Papà ti sei vestito come un becchino! Sembra che vai ad un funerale.” La mia risposta è pronta e sempre uguale “Forse è così”. Lo scambio di battute è un omaggio a Johnny Cash the man in black che le pronunciò quando il suo discografico non voleva che si organizzasse il concerto alla prigione di Folsom che Cash invece voleva e realizzò traendone poi un disco dal vivo At Folsom prison che risultò uno dei più grandi successi discografici di sempre.

Il 25 aprile 2009, sono uscito di casa presto (vestito di nero) e non ho potuto replicare la solita scenetta. Rientrando a casa però, stupito, sono stato accolto da mia figlia completamente vestita di nero. Non mi ha detto niente. Allora ho capito e pronto l’ho apostrofata “Figliola ti sei vestita come un becchino! Sembra che vai ad un funerale.” E lei pronta “Forse è così”. I piccoli tic e le modeste tradizioni di famiglia (anche quelle pagliaccesche) si tramandano così. Non sa di essersi iscritta al club dei dannati. Peccato, proprio ora che io ho deciso di diventare antifascista.

antifa_fondo-magazineMi sono convinto che sono solo due le strade che possono essere percorse per imbracciare la fede laica antifascista e per farla definitivamente tramontare. La prima è quella di diventare una macchietta facilmente additabile dalle teste corte antifasciste oppure convertirsi a questa fede. Come è stato più volte sottolineato, a me vengono in mente Orwell e Jünger: ogni totalitarismo ha bisogno di avere un nemico ben individuabile che aleggia e che è pronto a colpire il regime (bello, buono, paladino della verità).

Ne La fattoria degli animali questo è il compito affibbiato a Palla di Neve che è pronto a sovvertire le sorti progressive dello Stato perfetto instaurato da Napoleon. E nel Trattato del ribelle di Jünger viene sottolineato come ogni totalitarismo ha bisogno di consenso, ma non del totale consenso. Necessita invece, per poter indire delle elezioni farsa presunte democratiche, di una minoranza, magari di lunatici, che possa votare contro e far vedere a tutti che le elezioni sono vere elezioni, che il consenso è ampio ma che l’opposizione è garantita, che non bisogna comunque abbassare la guardia visto che un manipolo di sovvertitori è sempre al lavoro per rovesciare le istituzioni.

Così chi se la sente deve diventare la caricatura di se stesso per dimostrare che tutti coloro che si convertono hanno ragione, non si può parteggiare per dei ridicoli pagliacci addobbati in camicia nera. Questo aiuta a spostare sempre più persone dalla parte dell’antifascismo ed accelera il processo di totalitarizzazione di questa fede nefasta fino al punto di non ritorno. Il giorno in cui tutti, ma proprio tutti si diranno antifascisti,  l’antifascismo d’incanto non troverà più nessun appiglio su cui aggrapparsi e crollerà miseramente.

La seconda è convertirsi da subito all’antifascismo, travestendosi da fedeli ossequienti e lavorare poi all’eresia dal di dentro. In fondo, mi sono detto, se sotto le spoglie dell’antifascismo si riesce a far passare quei valori e quelle idee tipiche del Fascismo socializzatore e farle diventare realtà, me ne frega assai poco di essermi svestito dei panni, invero un po’ logori, del nostalgico. E poi, in fin dei conti al tempo in cui tutti si convertono, da Berlusconi a Fini passando per Alemanno questo è il momento migliore per diventare, senza troppe conseguenze, antifascisti. Un’operazione opportunistica che potrebbe spianare nuovi orizzonti, aprire nuove praterie da percorrere, sempre con l’obiettivo di veder realizzati gli ideali di cui sopra.

Ma per poter diventare antifascisti ed essere credibili bisogna impegnarsi duramente ed in prima battuta bisogna individuare quali sono i capisaldi su cui si fondano i principi di questa totalitaria fede monoteista. È così che mi è venuto in aiuto un libro che qualche tempo fa avevo sgraffignato dallo scaffale di mio figlio.

Sarà capitato anche a voi di leggere un libro che pur non c’entrando niente con quello che state pensando vi aiuta a far luce dentro di voi. È quello che è successo a me in questi giorni leggiucchiando Il libro dell’ignoranza di Lloyd e Mitchinson edito da Einaudi. Libro che, come specifica il sottotitolo, cerca di spiegare che cosa è verità e che cosa è semplicemente panzana. Il libro-gioco che svela le nostre false conoscenze.

Vi si leggono quesiti e risposte veramente illuminanti e che specificano come la mente umana funzioni e su cosa fondi le sue certezze. Io ho indivuato quattro fondamenta.

Rispondete a questi quesiti.

Primo: Qual è il mammifero africano che uccide più uomini?

In prima battuta io sarei tentato, forse anche voi, di rispondere il leone.

In fondo è un carnivoro, è un cacciatore, è il re della jungla ed innumerevoli documentari lo ritraggono come animale sanguinario mentre affonda i suoi canini nella preda. In realtà il mammifero che uccide più uomini è il mite ippopotamo, descritto come pacioso e sonnolento grassone vegetariano, in realtà bestione irascibile pronto ad attaccare se infastidito.

Il primo meccanismo di funzionamento della nostra mente è il pregiudizio. Una volta che abbiamo in testa uno scenario ritenuto vero tendiamo a considerarlo tale senza mai più metterlo in discussione. Badate, io sono uno che ritiene il pregiudizio fondamentale per vivere. Ma esistono per me due forme di pregiudizio uno utile, uno inutile ed inabilitante. Esempio di pregiudizio utile: se ho mangiato un chilo di salame e bevuto due litri di vino e mi sono intossicato non ripeterò l’esperienza per dimostrare a me stesso che mi intossicherò di nuovo. Esempio di pregiudizio inabilitante: se ho lasciato la mia fidanzata bionda perché stronza non mi fermerò di fronte ad una nuova bionda che mi adesca pensando che tutte le bionde sono stronze.

Secondo: Come si chiama la capitale della Tailandia?

Pronti rispondiamo: Bangkok.

Ma siamo solo dei turisti ignoranti, è un nome che i tailandesi non usano più da duecento anni: il suo nome è Krung Thep. In realtà il nome completo ed ufficiale è Krungthep Mahanakhon Amorn Rattanakosin Mahintara Yudthaya Mahadilok Pohp Noparat Rajathanee Bureerom Udomrajniwes Mahasatarn Amorn Pimarn Avaltarnsatit Sakatattiya Visanukram Prasit. In tailandese si scrive in un’unica parola di 152 lettere. La traduzione suona all’incirca così: Grande città degli angeli, supremo ricetto di gioielli divini, grande terra impenetrabile, grande ed importante regno, capitale regale e magnifica, dotata di nove nobili gemme, la più alta dimora reale e grande palazzo, regno divino e luogo vivente degli spiriti reincarnati. Fantastico ed impraticabile. Non ricorderemo mai una simile sfilza di nomi e mai la useremo per descrivere la capitale della Tailandia.

Il secondo meccanismo che muove la nostra testa è la semplificazione. Di fronte ad una verità complessa, proprio per la fatica di ricordarla, ripeterla, farla nostra preferiamo tagliar corto e scegliamo la semplificazione, falsa, facile e facilitante. Il nostro pensiero preferisce la nettezza falsificante del bianco e del nero, abbandonando da subito tutte le tonalità del grigio che costituiscono la bellezza della complessità ma anche la sua fatica.

Terzo: Quanti sono gli stati della materia?

Facile direte: solido, liquido, gassoso.Tre.

In realtà sono circa 15, sebbene la lista si allunghi praticamente ogni giorno. Ecco l’ultimo elenco aggiornato: solido, solido amorfo, liquido, gassoso, plasma, superfluido, supersolido, materia degenere, neutronio, materia fortemente simmetrica, materia debolmente simmetrica, plasma di quark e gluoni, condensato fermionico, condensato di Bose-Einstein e materia strana. La nostra ignoranza e la mancanza di continuo aggiornamento e studio ci ha fermato ad una definizione illuministica vecchia di tre secoli e nulla facciamo per portarci, con la nostra conoscenza, al passo coi tempi e con le scoperte più recenti e che si rinnovano continuamente facendo sempre più luce sulla materia.

Insomma il terzo meccanismo che muove la nostra mente (o la immobilizza) è l’ignoranza e la pigrizia che ci impedisce di rimodulare  il nostro sapere e le nostre convinzioni in funzione dei passi in avanti che le scienze fanno tutti i giorni.

Quarto: Di che colore è una pantera?

Anche qui la risposta sembra semplice: nera!

In tutti i libri di divulgazione scientifica, in tutti i documentari pantera è sinonimo di pantera nera. Quindi il suo colore è semplicemente il nero. In realtà il leone è la Panthera Leo di colore giallo avana, la tigre è la Panthera tigris gialla e nera striata, il leopardo la Panthera Pardus maculata, il giaguaro la Panthera onca anch’esso maculato. Così la nostra superficiale supponenza ci fa credere che utilizzando un termine in maniera univoca la realtà sia in nostro possesso, senza minimamente pensare che quel termine è un contenitore ben più ampio e che ingloba molti sensi diversi che è bene conoscere prima di rispondere o esprimere un giudizio fallace seppur sintetico.

Il quarto meccanismo è quindi la supponenza che ci fa da velo che maschera la verità e che ci tranquillizza se quel velo è diffusamente riconosciuto come vero.

Questi quattro meccanismi sono poi manipolati e d utilizzati dai sacerdoti laici che li utilizzano per far sì che un certo status quo permanga identico a se stesso a conferma che certe affermazioni sono vere e hanno l’imprimatur pontificale. Il meccanismo anche qui è noto. I papa laici affermeranno che queste sono cose note da millenni e che chi vuole conoscerle ha tutti gli strumenti per farlo. Ma voi citatemi un solo testo di divulgazione scientifica, un testo scolastico, un documentario, una conferenza (non un cenacolo per addetti ai lavori inibito agli exoterici) in cui si dica che gli stati della materia sono 15.  Saranno sempre e solo 3: solido liquido e gassoso.

Quindi la strada per diventare antifascisti è dura. Bisogna fare propri: il pregiudizio, la semplificazione, l’ignoranza, la supponenza e credere ciecamente nei pontefici, gestori dell’unica falsa verità che si fa Impero ideologico. Ma solo attraverso l’antifascismo universale si potrà sperare che scompaia, così alla fine bisogna decidersi: caricature di se stessi o neoconvertiti?

Io ero deciso a diventare da subito antifascista, poi mi sono ricreduto. Chiedendo a mia figlia il permesso di rendere pubblico il nostro siparietto del 25 aprile lei mi ha detto con sgomento “Papà, ma veramente sei diventato antifascista?”.

Un secondo dopo ho preso in mano un libro, convinto che l’unica opposizione a questo vento totalitario che spira sempre più forte sia la fatica del sapere che cancella il pregiudizio, che impedisce la semplificazione, che tenta di cancellare l’ignoranza, che travolge la supponenza e che non ci fa credere ciecamente ai papa laici che infoltiscono sempre di più le proprie fila con neoconvertiti da accatto. Loro sì caricature di se stessi.

E poi non posso deludere mia figlia, proprio ora che si accinge ad ingrossare le scarse schiere dei demoni della terra quasi del tutto bonificata dagli sporchi fascisti che ancora inquinano qualche fogna.

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