Capitali d’Italia. E Napoli?

Sfogliare un libro è sempre una bella cosa. Guardare la copertina, leggere i titoli, aprirne le pagine.

Se il libro è un libro delle elementari c’è sempre la voglia e la soddisfazione di ri-leggere qualcosa che forse hai dimenticato. Nel libro in questione si parlava delle capitali dell’Italia pre-unitaria. Considerando già che a noi meridionali l’unità è andata “stretta”, leggere di quando Napoli era l’Unica città Europea degna di questo nome poteva essere una soddisfazione, magra soddisfazione sia chiaro, ma pur sempre una soddisfazione. Affronto la lettura del Capitolo assaporando già la soddisfazione di leggere della mia città splendida, dei suoi tesori, delle sue bellezze, senza una volta vivere il dramma della delinquenza, della disoccupazione, dell’emigrazione. Assaporo mentalmente la lettura di qualcosa di bello, semplicemente perché prima dell’Unità, tutte le cose brutte che oggi affliggono la mia città, allora non esistevano, ce ne erano sicuramente altre, ma certamente non quelle di oggi e che sono identiche a quelle di allora. Incomincio a leggere e, subito, la prima sorpresa. Il primo paragrafo dedicato alle capitali dell’Italia pre unitaria è dedicato a Torino. Torino? In che modo e perché avrebbero scelto di aprire con Torino? Mah, mistero. In ordine alfabetico? Mi sa di no. Per numero di abitanti? Nemmeno. Per bellezze artistiche? Non scherziamo. Vabbè una scelta arbitraria, su cui è inutile soffermarsi, basta solo pensare che nella storia dell’Italianità, città come Melfi, Ravenna o Capua hanno segnato molto ma molto di più la storia dell’Italia. Finisco di leggere della mole Antonelliana ed affronto il secondo Capitolo. Dedicato a Roma. Anche in questo caso anteporre nella storia preunitaria la città di Roma a quella di Napoli è indubbiamente una “stranezza”, ma il rispetto che essa merita per la sua “civiltà romana” potrebbe avere un senso. Certo un senso nostalgico di secoli, ma pur sempre un senso. Giro la pagina con la segreta speranza che finalmente quel libro si decida a parlare di Napoli, della mia città, dei suoi splendidi primati, della sua civiltà durata sette secoli e finita sotto l’orda barbarica del risorgimento, ma nulla, dopo Torino e Roma… Firenze. Incominciano un poco a girarmi le palle. Firenze è splendida, bellissima sia chiaro, ma in termini preunitari con Napoli non c’è confronto. Ma con quale criterio hanno deciso questa elencazione? Mah! Finisco di leggere di Firenze e finalmente intravedo Napoli. La prima cosa che mi aspetto di leggere è che Napoli ha rappresentato per 700 anni l’unica vera Capitale Italiana.

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Che contro il frazionamento e le divisioni avvenute per residuo del feudalesimo Longobardorum del nord diviso in comuni e contee, il Sud con Napoli ha rappresentato il primo e unico stato nazione italiano, che con le sue università o scuole superiori era la patria della cultura italiana, che con la scuola siciliana e con Felice Ammaturo, Napoli si poteva permettere di scrivere libri del tipo “i 2000 errori dell’accademia della Crusca”, tanto per far capire chi e come scriveva e parlava italiano prima del risorgimento. Ma non trovo nulla di questo, nulla che parli di Napoli come un simbolo dell’italianità. Il solito sproloquio contro il Borbone, il solito e palloso monologo contro le carenze urbanistiche della città, e come sempre il velato accenno alla nostra presunta arretratezza tecnica e culturale nei confronti del resto d’Italia. Con amarezza mi accorgo che non c’è nemmeno un cenno alla magnifica seconda capitale che era Palermo e non posso che pensare che la storia per le elementari si ferma a Napoli come i treni dell’alta velocità. Ma che cazzo sto leggendo? Che cosa fanno leggere ai giovani meridionali? Che razza di stato è uno stato che offende nella propria identità almeno un terzo dei suoi cittadini? Inutile dirvi che sto per chiudere il libro con sdegno, quando l’occhio si sofferma sulle immagini. Per Torino una bella foto della Mole, per Firenze uno splendido primo piano del David e per Roma l’Immancabile teatro Flavio. E per Napoli? Secondo voi quale foto hanno messo di Napoli? La veduta paesaggistica della scuola di Posillipo? Il Castel dell’Ovo? La Reggia che tanto piaceva ai Re di Francia? Una delle infinite chiese che sono sparse per la città? Una statua, una fontana, il Cristo Velato? Niente, niente di niente. La foto inquadra Napoli dall’alto evidenziando una strada che noi napoletani chiamiamo “spaccanapoli” con in bella mostra panni stesi ad asciugare al sole, caos di auto parcheggiate male e l’immancabile donna grassa affacciata al balcone. Come se io per far vedere al mondo Milano, mettessi su un libro la foto di Quarto Oggiaro.

Che schifo, che nausea, che palle. Il solito stato colonizzatore, la solita e costante truffa storica che serve a denigrarci e convincerci a “farci aiutare” a nostro danno.

A  Napoli è vero esiste “spaccaNapoli” e non lo possiamo nascondere. Ma se la stessa strada esistesse a Milano come si chiamerebbe? Pensateci… Perché è questo che dobbiamo fargli con l’italiunita, a questi sfruttatori, ammantati da stato Italiano, che SEMPRE PIU’ EVIDENTEMENTE ITALIANO NON E’!.

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