Aristotele, il tempo, il congresso di AN e Ignazio di Loyola

Costantino Corsini

Penso già a quanti storceranno il naso di fronte al titolo di questo scritto. Che ci azzeccano (prendo il termine in prestito da Di Pietro) la filosofia, la neopolitica, la fisica e la teologia? Eppure se si avrà la pazienza di seguire il filo del ragionamento si potrà scopri che che ci azzeccano e come!

In primis, Aristotele, nel libro IV della fisica scriveva : «Perciò è necessario che tutto ciò che è nel tempo sia contato dal tempo. Così come siamo soliti dire che il tempo consuma e tutte le cose invecchiano nel tempo, il tempo è infatti piuttosto causa di per sé di distruzione». Non corrisponde poi a verità che la storia necessiti di secoli per cadere nell’oblio. Bastano pochi anni perché la realtà storica è mediata dalla testimonianza e nella testimonianza non è presente la realtà assoluta ma ciò che la mente del testimone  elabora. Ne sanno qualche cosa i criminologi ed i giuristi quando differenziano la verità processuale dalla verità storica. In un processo non può mai emergere quanto sia realmente accaduto ma solo la l’interpretazione più o meno consapevole  che gli attori forniscono. L’arte e la filosofia erano a conoscenza di ciò già da secoli. Non vorrei spingermi oltre alla sola citazione di Pirandello, Kurosawa, Schopenhauer. Più semplicemente, se si volesse approfondire l’aspetto della  relatività della testimonianza si rimanda al testo: Si può credere ad un testimone di Giuliana Mazzoni (ed. Il mulino). Ci si potrà convincere, od almeno perdere alcune certezze, sul fatto che la menzogna, consapevole od inconsapevole sia alla base della ricostruzione storica.

In fondo, è un meccanismo neurofisiologico di elaborazione che ci porta a prendere per buone certe asserzioni ed a trasformarle in intimi convincimenti. Per esempio, ci troviamo di fronte a due possibili risposte ad un problema, una favorevole per noi ed una sfavorevole. Il nostro cervello, inconsapevolmente darà maggior valore alla risposta che ci porterà un personale vantaggio. Un avvocato civilista sa interpretare una legge in un modo o nel suo opposto a seconda di quale delle parti sia il suo cliente, nel pieno rispetto dell’etica professionale. Ma non è necessario scendere  nelle aule di tribunale. Prendiamo spunto anche dalla sola cronaca quotidiana. Nei giorni di lutto e distruzione dell’Aquilano, imperversava anche una più subdola forma di sciacallaggio. Quanti Savonarola alla ricerca di una colpa! Colpa ovviamente da attribuire ad altri, come se l’aver governato l’Italia per più di mezzo secolo non fosse di per se una chiamata di correità. Ma questa è un’altra storia. Veniamo al dunque.

fini_fondo-magazineIl tempo distrugge la storia e la conseguente perdita di esperienza diretta conduce alla necessità, cosciente od incosciente di modellarla a giustificazione di una propria scelta attuale. Succede quindi che a forza di ripetere una affermazione di comodo questa finisca per essere “storicizzata” e che si arrivi poi a ritenerla vera anche da chi l’aveva generata con la propria testimonianza di comodo. Diceva Goebbels: «una menzogna ripetuta tante volte diviene verità». E lui di propaganda se ne intendeva.. Ora, sulla base del sistema politico attuale è impossibile avere posizioni utili se non inseriti organicamente nel sistema. O si sta dentro o si sta fuori. Non è possibile stare sulla porta perché questa è chiusa con solidi lucchetti che si chiamano: bipolarismo, informazione, proprietà dei media ecc. Quindi se si vuole entrare bisogna mettersi l’abito che l’organizzatore della festa richiede. L’alternativa è stare fuori, all’acqua, al vento, soli e, soprattutto, non seduti alla tavola con gli altri commensali. Quindi si decide di mettere la cravatta se questa è d’obbligo per partecipare e poter parlare con gli altri commensali invece di confabulare da soli fuori dalla porta. Nulla da eccepire se ci si mette la cravatta per poter entrare a ribadire le proprie idee e far conoscere che, in fondo, si può vivere anche senza cravatta. Poi può capitare che uno entri, si veda allo specchio  e si dica “quanto sto bene con la cravatta!”, oppure che della cravatta continui a non importargli nulla ma delle pietanze si, e molto, e quindi la cravatta continui a tenersela ed a parlarne bene per paura di finire fuori dalla porta. Così, mentre si sente stringere il collo ripete agli altri ospiti: “io con la cravatta ci sono nato e me la tolgo solo per fare la doccia, anzi qualche volta la tengo su ugualmente”. Dimenticandosi di quante magliette e di un passato da descamisados. Andando oltre questa semplice allegoria il congresso di AN (ecco che arriva il terzo fattore) ha sancito la necessità della cravatta. Si è passati dalle (sacrosante) critiche ai gravi errori del regime fascista (specifico regime non progetto politico) alla identificazione del fascismo come male assoluto. Dimenticandosi quello che era il contesto storico e la società dell’inizio del XX secolo. Sarà stato un regime liberticida ma non mi risulta che Mussolini avesse fatto sparare con i cannoni sulla folla che manifestava per il pane. Lo aveva fatto appena 20 anni prima il generale Bava Beccaris su ordine dei Savoia. Eppure, oggi mi vedo presentare l’ipotesi dell’Emanuele Filiberto papabile per le elezioni europee nel PDL (ipotesi non del tutto negativa perché almeno mi convincerà a disinteressarmi del tutto di queste elezioni ed andare a “scolpire una lapide”). Dobbiamo certamente condannare le leggi razziali. Anzi personalmente le condanno due volte, la prima per la propria intrinseca sostanza, la seconda con l’aggravante di aver tradito lo spirito dell’imperium romano cui il fascismo faceva riferimento. Non accetto sul banco dell’accusa chi ha fatto e fa tuttora dall’apartheid il proprio regime. Vorrei anche condannare la politica coloniale ma vorrei che in questa condanna fossero associate anche le nazioni che hanno costruito la propria fortuna  proprio sul colonialismo.  Facile condannare chi non c’è più, la prova della sincerità sta anche nella condanna di ciò che la Francia ha fatto in Algeria nel dopoguerra..

Purtroppo quello che doveva essere un disegno tattico (sono tornato alla cravatta, non alle colonie) si è trasformato in una strategia e quindi si è arrivati a convincersi come reale di quanto prima era di comodo. In una delle sue migliori canzoni Edoardo Bennato (“Un giorno credi”) cantava «continui a raccontare a tutta quanta la gente del tuo falso incidente». Ecco, la mancanza di una solidità e certezza morale portano a confondere il reale con i simboli elaborati, proprio come il testimone che crede effettivamente di aver visto ciò che in realtà visto non aveva. Si giunge al punto che si crede non più a quello cui effettivamente  si crede ma a quello che “razionalmente” conviene.

Ecco che entra in gioco il quarto fattore “Ignazio di Loyola”.

Negli esercizi spirituali Sant’Ignazio ha dettato le regole per il discernimento degli spiriti. Parla di tre tempi. Il primo tempo, quello base, è la ragione. Si valutano i pro ed i contro, è il momento razionale. Con tutte le problematiche sopra esposte. In un secondo momento prestiamo attenzione non più alla ragione ma al sentimento. Vediamo un sogno che si avvicina alla possibile realizzazione. Tutto appare chiaro, sereno, positivo. Oppure al contrario vediamo il naufragio di ogni aspettativa. Questo è il momento delle possibili scelte sbagliate. Tuttavia e non sempre, esiste anche un terzo momento. L’intuizione. Non è la ragione, non è il sentimento è un qualche cosa che ci fa andare oltre. Sant’Ignazio direbbe che è la Fede, io molto più modestamente vedo in questo la risultanza di una scelta etica e morale. Chiamiamola cultura o tradizione o memoria dei padri. Ora, quanti dovrebbero riflettere se le azioni sono dettate dal raziocinio, dal sentimento o dalla cultura. Nessuno può astenersi da questa riflessione, l’umile portatore d’acqua ed i leader maximi. Per cui la risposta al quesito politico la lascio al singolo, alla sua coscienza che è cosa diversa dalla mente  e dal cuore. Non voglio esprimere condanne  e neppure assoluzioni. Vorrei soltanto che ognuno facesse la propria riflessione.

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