Tributo a Renzo Novatore

Romano Guatta Caldini

Ogni Società che voi costruirete avrà i suoi margini e sui margini di ogni Società si aggireranno i vagabondi eroici e scapigliati, dai pensieri vergini e selvaggi che solo sanno vivere preparando sempre nuove e formidabili esplosioni ribelli!

Oggi alla luce degli scritti jungeriani, Der Waldgang (Il ribelle) ed Eumeswil in primis, non avremmo avuto dubbi nel chiamarlo Anarca. Ma agli inizi del secolo scorso, la definizione che più si avvicinava all’uomo era  anarchico individualista.

Filosofo e poeta,  Renzo Novatore (pseudonimo di Abele Ricieri Ferrari) fece dell’azione il suo ideale.  Refrattario a qualsiasi disciplina abbandonò la scuola e i campi del padre per dedicarsi allo studio di Stirner e Nietzsche. Folgorato dalle letture ma con un alto senso critico, intravide nel nichilismo l’Unico fattore che sarebbe stato in grado di accelerare il processo di decadenza. In breve, per risorgere, il mondo doveva tramontare.

Individualista fino al midollo, scriveva: «l´individualismo è la base imprescindibile dell´anarchismo. Chiunque voglia nominarsi anarchico senza riconoscersi individualista, si pone fuori dall´anarchismo. In altre parole, non esiste anarchismo non individualista. Anarchico è solo colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha ritrovato sé stesso e si è posto, sdegnoso e superbo “sui margini della società” negando a chiunque il diritto di giudicarlo».

La questura di Arcola aveva iniziato a prenderlo di mira da quando nella notte fra il 15 e il 16 maggio del 1910, la chiesa del paese era andata in fumo. Della sua effettiva partecipazione all’incendio non vi erano prove ma la militanza anarchica all’epoca bastava per farsi tre mesi nelle regie galere. Intendiamoci, non vi furono le prove della sua colpevolezza ma tantomeno della sua innocenza. Il fattaccio avvenne in un periodo in cui i regolamenti di conti fra papisti e anticlericali erano all’ordine del giorno. E poi alla fin fine era bruciato solo il tetto e anche il vescovo di Spezia una volta sul posto non si adirò nemmeno, lasciandosi andare ad un rassegnato: “consumatum est!”

Novatore dopo un periodo da polemista nei fogli: “Il Libertario”, “Gli Scamiciati”, “Croncaca Libertaria”, “Nichilismo”, “Il Proletario”, “Iconoclasta!”, abbracciò la causa futurista iniziando a collaborare con gli ambienti dell’avanguardia: «in Italia il provincialismo intellettuale e la conseguente tradizione ritardata didascalico-realista dell´Arte ha colpito fortemente le espressioni del movimento sovversivo ed emancipatore. L´unica decisa rivolta a questa palude stagnante è costituita dal Futurismo che basa le sue energie su personaggi come Carlo Carrà frequentatore e collaboratore di ambienti anarchici a Milano e a Londra con forti influenze Stirneriane. Interessanti alcune impennate dello stesso Martinetti, che fin dal primo manifesto del 1909 pare apprezzare gli aspetti più clamorosi che discendono da Stirner “il gesto distruttore dei libertari”. Notevole la radicalità di Mario Carli promotore del giornale dei futuristi fiumani ed in seguito, il fallito attentato che organizza con un anarchico individualista alla centrale elettrica di Milano».

Numerosi saranno gli interventi di Novatore su “La Testa di Ferro” e i suoi contributi critici per la stesura  dell’amico Marinetti, Al di là del Comunismo, opera di rielaborazione teorico marxista. Con il pittore futurista Giovanni Governato darà vita alla rivista “Vertice” che vide la luce per un solo numero, a causa dei problemi giudiziari del Poeta.

Nel ’18 accusato di diserzione, venne condannato a morte. Antimilitarista ma con un’anima  da guerriero, decise di non partecipare alla carneficina tra proletari  per muover guerra allo Stato.

«La mia Rivoluzione è già da molto tempo incominciata. Da quel giorno che conobbi la vita impugnai le MIE armi e dichiarai la MIA guerra. Io lotto per una causa che è mia, nessuna altra causa può più interessarmi.»

Datosi alla macchia iniziò il  vagabondaggio fra gli appennini tosco emiliani, gli stessi paesaggi che videro la nascita di Sante Pollastri, il bandito che segnerà indelebilmente, come vedremo, la vita di Novatore. E’ in questa fase di “passaggio al bosco”, tra  fughe, rapine e attentati ai danni delle autorità che scrive i versi della raccolta “Verso il Nulla creatore”. Così concludeva la sua opera:

«Che il poeta tramuti in pugnale la sua lira! Che il filosofo tramuti in bomba la sua sonda! Avanti! Avanti per l’integrale conquista dell’Individualità e della Vita!»

Intanto il conflitto bellico era sul volgere e i sopravvissuti tornarono alla vita civile. Qui,  nei campi, nei porti, nei cortili dei rioni e nelle osterie, sulle labbra di tutti tornava fieramente il nome di Renzo Novatore. L’amnistia Nitti lo colse in casa dell’amico Dante Carnesecchi, altro anarchico individualista assassinato dai carabinieri. Le guardie, volendosi rifare delle bastonate ricevute durante i tumulti  seguiti l’occupazione delle fabbriche, decisero che Dante avrebbe pagato per tutti. Ci vollero 40 coltellate per ammazzarlo,dieci contro uno. Anche in quest’occasione gli sbrirri non smentirono la loro natura.

Ma nonostante la repressione, la lotta doveva andare avanti e Novatore non si tirò certo indietro. Dopo il periodo di clandestinità apparve sulle pagine del Libertario il saluto del poeta:

«Ventidue mesi ormai sono trascorsi dal giorno in cui il più brutale e viscido di tutti i mostri tentava di travolgere pure me fra le sue luride e sanguinose fauci. Io credo soltanto nella mia capacità di potenza! Ed è soltanto in nome di questa che io risposi con superbo e sdegnoso “NO” signorilmente anarchico, e me ne andai… Ho camminato con gioia infinita sulle vie del Dolore. Per compagno ebbi sempre il pericolo che mi fu caro come un fratello. Sulle labbra ebbi sempre l’ironico sorriso dei superiori e dei forti; negli occhi sereni la fascinatrice visione della tragedia eroica che solo comprendono i veri manti della libera vita. Ero solo… ma nell’ombra sapevo che stava nascosta un’ardita falange di coerenti e di audaci che vivevano la mia stessa vita! Che importa se una gran parte di essi languiva da lungo tempo nel fondo di umide celle? Essi non si piegarono! Essi vissero, noi vivemmo ai margini della società dei veri ribelli, da Iconoclasti intransigenti, oppure non curanti di ciò che poteva essere la tragedia finale. Ed è a questo pugno di coscienti “Protestatari neri”, o caro “Libertario”, che oggi invio dalle tue colonne – dopo aver profondamente ringraziato Te e tutta quella schiera di compagni anarchici e amici socialisti per la massima solidarietà morale e materiale prestatami durante il mio vagabondaggio illegale e la mia…legale prigionia – un mio più fervido e fraterno saluto dicendo a loro: “Siate orgogliosi e fieri della vostra azione, perché e solo dalla disubbidienza e dalla rivolta che nasce un fulgido raggio di bellezza umana!”. Salve a voi o anarchici del fatto! Salve a voi o uomini fratelli!»

Per ragioni tutt’ora oscure, probabilmente, si pensa a un regolamento di conti, od ordinaria repressione, nella notte del 4 giugno del ’22, un plotone di carabinieri assediò la casa di Novatore intimandogli la resa. Questi dopo aver assicurato l’incolumità di moglie e figlio, si fece strada fra i militi a suon di bombe a mano.  Di nuovo latitante tra l’appennino ligure e il basso piemonte,decise che si sarebbe aggregato alla banda Pollastri, che da tempo andava espropriando fra pianura e montagne.

L’avventura durò pochi mesi. Nel novembre del ’22, arrivò fatale la notizia.  Novatore era morto in uno scontro a fuoco con i carabinieri. Quando lo perquisirono gli trovarono addosso due rivoltelle con altrettanti caricatori di riserva e una bomba SIPE.

Novatore morì come visse: armi in pugno, pronto per dare il suo ultimo assalto al chiaro di luna.

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