Tributo a Jules Bonnot

Alessandro Cavallini

Secondo il linguaggio giuridico, il reato è un fatto umano, sia commissivo che omissivo, al quale l’ordinamento giuridico ricollega una sanzione penale in ragione del fatto che tale comportamento sia stato definito come antigiuridico, in quanto costituisce un’offesa ad un bene giuridico o un insieme di beni giuridici (che possono essere beni di natura patrimoniale o anche non patrimoniali) tutelati dall’ordinamento da una apposita norma incriminatrice (questa è la definizione tratta da Wikipedia, l’enciclopedia libera della Rete).

State tranquilli, non voglio proporvi un trattato forense ma semplicemente e molto più banalmente aprirvi gli occhi. Siamo proprio certi che tutto ciò che LA LEGGE definisce reato, sia un comportamento da condannare?

Parliamo ad esempio della vita del mitico Jules Bonnot [nella foto sotto]. Questa magnifica figura di Ribelle può essere etichettata in diversi modi: pazzo, criminale, bandito. Ma a noi di questi pregiudizi borghesi non frega niente. Per lui parlano le sue azioni.

jules-bonnot_fondo-magazineDi Bonnot e della sua banda si inizia a parlare poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando gli anarchici di tutta Europa, frequentati e ben conosciuti dallo stesso Bonnot, decisero di alzare la testa e rispondere alle ingiustizie dei padroni. E così vengono lanciate bombe contro tribunali e parlamenti, simboli della legalità borghese, ed assassinati re, principi e presidenti. Tutto questo perché, come diceva Kropotkin, l’azione violenta è «la propaganda del fatto».

Ma torniamo a Jules. Dopo una serie di colpi clamorosi, la polizia decide di dargli la caccia, e così inizia per lui il lungo periodo della latitanza. Poiché Bonnot è un abile meccanico, la gang decide di rubare auto di lusso con cui compiere azioni sempre più audaci. Ma ben presto il cerchio si stringe e uno dopo l’altro i suoi compagni vengono catturati o ammazzati dalle forze dell’ordine. E così Bonnot è costretto a nascondersi presso amici e comunità anarchiche. Per fermarlo, davanti a ventimila parigini accorsi per godersi l’assalto finale, tra giornalisti e fotografi, arriveranno addirittura cinquecento soldati, che lo finiscono a fucilate e col lancio di dinamite.

Ma dopo la sua morte, questo novello Robin Hood è entrato a pieno diritto nella Leggenda. E non poteva essere altrimenti. Come poteva non far battere il cuore del popolo chi, con le proprie gesta, aveva deciso di combattere in prima persona le ingiustizie sociali? Basta vedere chi veniva scelto come vittima delle proprie azioni: esattori delle tasse, ricchi possidenti e le sempiterne banche. Siete ancora sicuri che tutto ciò possa essere considerato reato? E perché lo stesso non vale per chi ci succhia quotidianamente il sangue, come le vittime prescelte da Bonnot?

A questo aggiungiamo anche un altro particolare, e così il quadro dell’eroe romantico è completo. Per la prima volta nella storia, la banda Bonnot decide di utilizzare le automobili per le proprie rapine. E questa scelta creò non pochi grattacapi alla polizia francese, abituata di solito ad inseguire persone a piedi o al massimo in bicicletta. Macchine potenti, tra l’altro, che venivano rubate ai ricconi dell’epoca. Così, mentre altri cianciavano ancora di lotta di classe, c’era chi, nelle strade di Parigi, l’attuava di persona. E, come sempre succede in questi casi, alla fine il Ribelle viene ucciso. Ma l’importante è non avere mai rimpianti, perché come diceva il grande Ezra Pound «se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui».


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