Torino. Scontri all’università e baroni rossi

Giorgio Ballario

Un tempo si diceva che gli stadi erano zone franche. Dove regnava la legge del branco, l’omertà era prassi comune e violenti e fanatici d’ogni risma trovavano facile valvola di sfogo per le proprie pulsioni. Poi sono arrivati i Daspo, le telecamere, gli steward, il fantomatico Casms e tutto è cambiato. Provate a buttare una cartaccia per terra e scatta la squalifica di sei mesi da tutti gli impianto sportivi del Regno.

Ma i facinorosi non devono temere. In Italia le zone franche esistono ancora: sono le università. Se nei mesi scorsi si era segnalata la capitolina Sapienza, in questi giorni è stato il turno di Palazzo Nuovo, che a Torino ospita le facoltà umanistiche. Lunedì 9 marzo nell’atrio dell’edificio si sono scatenati violenti tafferugli tra la polizia e un centinaio di sedicenti studenti (vedremo poi il perché…) del Collettivo universitario autonomo (Cua), che volevano impedire la raccolta firme per le imminenti elezioni dell’ateneo da parte di una ventina di giovani della lista Fuan-Azione Universitaria.

Non è il caso di dilungarsi sulla faccenda, che comunque ha comportato il ricovero al pronto soccorso di quattro agenti e tre studenti del Cua, l’arresto di un giovane che ha lanciato una bomba-carta, tre fermi e la denuncia di altri dieci autonomi. Chi ha voglia di approfondire può vedersi il video diffuso su YouTube da Azione Universitaria:

httpv://www.youtube.com/watch?v=Y-0XB1Ow9aU.

Siamo tutti maggiorenni, vaccinati e sufficientemente scafati da non stupirci più di nulla, soprattutto quando si ha a che fare con le anime belle dei centri sociali. Neppure di apprendere – ironia della storia – che l’autonomo arrestato ha 31 anni, non è iscritto all’università ed è istruttore di boxe della palestra “Antifa”, del centro sociale Askatasuna. Ma una volta i picchiatori non erano fascisti?

E non sorprendono neppure gli estintori usati a piene mani dai giornali cittadini e dal tg regionale, che trattando questi episodi con finta equidistanza alla fine alimentano la sensazione che sia stata una benevola scazzottata fra bande di giovinastri un po’ troppo esuberanti e non l’aggressione pianificata di un centinaio di facinorosi.

A lasciar l’amaro in bocca è invece la reazione dei tanti “baroni rossi” che ancora affollano e gestiscono le università italiane. Che oscillano fra le posizioni ponziopilatesche del rettore Elio Pelizzetti, un signore che trema ogni qual volta un autonomo alza la voce; e quelle decisamente più esplicite di tanti professori democratici a senso unico. Qualche esempio? Sentiamo Pelizzetti: “Il volantinaggio del Fuan non era stato autorizzato e le regole vanno rispettate”. “Ho parlato di complotto perché ho la sensazione che fosse tutto organizzato per far passare una pesante ombra sull’università”. “La polizia è intervenuta senza la mia autorizzazione”.

Per la cronaca, ben altra tempra ha dimostrato il pro rettore Sergio Roda, che a un democratico antifa che lo minacciava davanti al Senato accademico (“Sei nel mirino!”), ha risposto a muso duro: “Vattene via, mafioso che non sei altro”. Ma la posizione di Roda sembra, ahinoi, minoritaria. Tra i prof vanno per la maggiore opinioni come quella di Franca Balsamo, docente di Scienze Politiche: “Considero gravissima la presenza della polizia all’università. La militarizzazione di un’istituzione che dovrebbe essere libera, luogo di dibattito e non di violenze è un segno della militarizzazione di tutte le relazioni sociali”. Anche il noto storico Angelo D’Orsi se la prende con la polizia: “Anziché sopire i contrasti sembra abbiano pregiudizialmente scelto una parte contro le altre”.

E i cento picchiatori che hanno trasformato l’ateneo in un campo di battaglia? E la bomba-carta? E il pugile trentunenne non iscritto all’università? E gli slogan minacciosi (Fuori i fascisti dall’università) che richiamano ad anni di sangue? Niente. Silenzio.

Di fronte a questi personaggi, che purtroppo spadroneggiano non solo a Torino ma negli atenei di tutt’Italia, sembra quasi un gigante il sindaco del Pd Sergio Chiamparino, che ha avuto il coraggio di riconoscere due concetti così banali da risuonare rivoluzionari, nel tetro regno dei “baroni rossi”. Primo: che gli studenti di qualsiasi appartenenza politica hanno pieno diritto di raccogliere firme e presentarsi alle elezioni. Secondo: che a Palazzo Nuovo “esiste un problema di agibilità democratica, non è più una questione politica ma di polizia. Bisognerebbe dire con chiarezza che non c’è nessun proprietà politica di Palazzo Nuovo”. A giorni dovrebbero scendere in campo anche i ragazzi della lista Arcadia, che raggruppa La Destra e Casa Pound: prepariamo gli elmetti, ma non facciamo troppo rumore, sennò il rettore potrebbe svegliarsi.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks