Fuori dalla famiglia

miro renzaglia

Leggo:

(ANSA) – ROMA, 8 MAR –  «Quello che facciamo in termini di pene più severe, previsioni di nuovi reati – spiega il ministro della Gioventù – è molto utile ma non è sufficiente, se a questo non affianchiamo un percorso culturale. Sul tema della violenza sulle donne bisogna dare messaggi molto chiari, anche attraverso i media, la scuola, la famiglia».

Per un momento ho pensato che la ministro Meloni sia attenta lettrice de il Fondo e che, in un soprassalto di lucidità critica, avesse fatto propri i nostri rilievi avversi alle pratiche sicuritarie che pretendono con ronde e repressioni, con occhi elettronici e derive pistolere ai vigili metropolitani, con la militarizzazione dell’esercito in divisa dei quartieri centrali e periferici, dei parchi e delle stazioni ferroviarie, porre argine ad un fenomeno che NON ha esattamente in questi luoghi lo spazio di esercizio privilegiato: quello della violenza sessuale e/o fisica sulle donne…

Purtroppo, però, sui portatori presunti sani dei “messaggi molto chiari” che i giovani dovrebbero ricevere per non cadere, in quanto eventuali futuri attori, in questi crimini vigliacchi, proprio in chiusa del suo detto, la ministra cita di nuovo la “famiglia” e, quindi, le mie illusioni di essere ispiratore di cotanto ingegno vaniscono…

Ma, adesso, chi glielo va a spiegare alla ministra che del milioneduecentocinquantamila esercizi di violenza annua sulle donne, la stragrande maggioranza, prossima alla totalità, avviene tra le calde e sicure (?) mura domestiche? Chi glielo dice che la sua richiesta vale quanto dire che a salvare il guappo adolescente dalle derive mafiose o camorriste dovranno essere proprio la camorra e la mafia?

Peccato, perché la premessa era abbastanza condivisibile: «Quello che facciamo (…) non è sufficiente, se a questo non affianchiamo un percorso culturale…».

violenza-in-famiglia1_fondo-magazineE da dove lo rifacciamo partire “un percorso culturale” che ridimensioni la portata devastante di questo reato contro le donne se non da una riforma integrale dall’istituto che lo privilegia in loco? Dalla famiglia? Questo sito insano coltivatore diretto di tutte le pulsioni peggiori che l’uomo impara poco dopo essere venuto al mondo? Non scherziamo: che sia di necessità partoriente e di allevamento filiale la cura del nascituro nei primi balbettii dell’infanzia, ci può stare… Ma sottrarlo alle premure successive  di chi lo ha messo materialmente al mondo è imperio della natura, prima ancora che della logica…

E’ proprio il mondo verde ed animale ad insegnare la maniera migliore per affrancare la creatura dai disagi che susseguono ad uno svezzamento interminabile: lasciare libero il/la creaturo/a appena sia in grado di provvedere a se stesso/a… Libero di sbagliare ed imparare… Libero di scegliersi maestri ed interessi, metodi e norme di sopravvivenza… Libero della propria sessualità… Libero, insomma, di seguire i propri istinti: la parte sana del suo essere, ancora franca dalle sovrastrutture culturali e, tanto spesso, sub-culturali che lo devasteranno facendone, a volte frequenti, un devastatore…

In fondo, in una pratica di riforma moderata e moderabile, si tratterebbe solo di educare i genitori, la famiglia di origine, e NON i figli come sostiene la ministra, alla sana pratica di NON considerarli (i figli) proiezione delle proprie aspettative se NON, come è peggio e come quasi sempre accade, delle proprie frustrazioni…

L’alternativa non esiste: chiedere alla famiglia attuale, maestra di ogni possibile castrazione e delinquenza, di risolvere da sola la quaestio educativa dei figli, mi sembra – lo ripeto – come chiedere ad un’organizzazione criminale di stampo mafioso di rendere migliori, educandoli ad un sano rapporto con la società,  i suoi affiliati…

Prosit…

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