Un popolo di debitori…

Il meccanismo era di quelli semplici e micidiali: più consumi, più contribuisci allo sviluppo economico del paese… Consuma di più e il mondo ti sorriderà… Non hai i soldi per permetterti tutto ciò che vorresti? E qual è il problema? Ti accendiamo mutui, ti offriamo lo scoperto sul tuo conto corrente bancario, ti concediamo carte di credito revolving… Ti finanziamo, insomma, al di là di ogni tua possibilità attuale… In fondo – ci suggeriscono dalla regia – non è vero che per morire e per pagare c’è sempre tempo?

Sarà pure vero, ma il dato certo è che per tutto, dai debiti alla morte, arriva la scadenza… In Italia, ci sono 2 milioni 653 mila famiglie povere, ovvero: che vivono al di sotto della soglia minima del reddito sufficiente a garantirsi la sopravvivenza fisica. Di questo c’è poco da meravigliarsi nella considerazione che, dal 2002 a oggi, i prezzi al consumo sono saliti del 16% senza che si sia verificato il corrispondente adeguamento degli stipendi. Non stupirà nemmeno, quindi, che l’indebitamento totale delle famiglie sia valutato qualcosa come 525 miliardi di euro: un immenso mare di insolvenze…

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Insomma e per dirla tutta: ormai non ci indebita neanche più per consentirsi il lusso o  l’extra, ci si indebita semplicemente per pagare la rata del mutuo della casa o l’affitto dell’appartemento che si abita, l’apparecchio odontoiatrico per il figlio o per arrivare a fare la spesa nella quarta settimana del mese…

Il dato apparentemente confortante è che se nel 2007 il 35,4 per cento degli italiani ricorreva ai prestiti, nel 2008 si è scesi al 28,7.  Dico che il dato è “apparentemente confortante” perché la sostanza della rinuncia alla richiesta di credito è in larga parte dovuta a problemi insolvibilità del richiedente: a questo punto, non puoi più neanche contare sul rinnovo del finanziamento, sei solo in balia dell’esercito “recupero crediti”… La favola del debito illimitato è finita e comincia la triste realtà dei pignoramenti e degli espropri…

A poco vale, ormai, che  monsieur Trichet, dal vertice della Bce, si sia fatto convinto che non è quella miseria di inflazione oscillante fra il 3,7 e il 4 secco per cento a creare danni, operando un ribasso dei tassi di interessi: che i consumi, con questa sua tradiva manovra, riprendano a pompare energie nella dissanguata economia di mercato è cosa assai improbabile.

Ed è del tutto inutile sperare che, con l’avvento di Obama, gli Usa si risanino in breve dai dissesti del loro dissennato liberismo, fino a garantire, nel breve, la ripresa di quell’import dall’Europa che, fino al verificarsi della in atto crisi finanziaria globale, aveva garantito ossigeno e dollari alla produzione industriale europea ed ultra…

La parabola del sogno consumista, quindi, volge a quel termine che occhi avveduti non avevano mancato di prevedere si sarebbe trasformato in breve in un incubo… E, più esattamente, l’incubo di quella recessione che anche dai più ottimisti è prevista come lunga, molto lunga nei tempi…

Un intero sistema che aveva fondato se stesso sulla catena di montaggio ininterrotta consumo-produzione-consumo segna i limiti del collasso. Non a caso, l’industria italiana per eccellenza, la Fiat, torna a battere la cassa dello stato. Oddio! Torna? In realtà non ha mai cessato un anno di farlo, solo che questa volta pretende di più, pena non troppo ipotetici piani di ristrutturazione aziendale che hanno come importo di conseguenza un solo nome: licenziamenti… Licenziamenti che, del resto, causa le rinomate delizie dello scellerato capitalismo in auge, prevedono all’orizzonte mondiale 50 milioni nuovi disoccupati: con gli Usa che registrano già un + 560.000…

E non c’è un cane di Catilina che reclami “tabula nova”.

miro renzaglia

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