Pdl. Il passo delle oche…

…a destinazione

Se le notizie date dai giornali saranno confermate, tra il 27 ed il 29 marzo si terrà finalmente il sospirato congresso di rifondazione del Popolo delle libertà, in cui Forza Italia ed Alleanza Nazionale convoleranno definitivamente a nozze nella nuova ed unica formazione politica che, a livello europeo, dovrebbe confluire successivamente nel partito popolare. Insomma, una nuova stagione della destra nazionale italiana post-neo-e-ormai-anti-fascita, la “ex-peggio gioventù” pronta e ripulita per la sfida alla modernizzazione politica del paese.

Per chi ha un minimo di memoria storica riconoscerà semplicemente in questa “commedia” il progetto già avviato da Democrazia Nazionale nel 1976-1979, grazie all’ispirazione ( … e non solo) della P2 di Licio Gelli; progetto che puntava in Italia al ridimensionamento drastico della Democrazia Cristiana e della destra estrema di Almirante e Rauti, e alla nascita di un nuovo grande soggetto conservatore, anticomunista logo-popolodellaliberta_fondo-magazine e riformista e ad una repubblica di tipo presidenziale. Un progetto che venne in qualche modo anche sponsorizzato, dalla sponda intelligente di Bettino Craxi e che venne infine intercettato dal messia Berlusconi, e solo grazie e per sua gentile concessione portato “a dama”. Un progetto di ristrutturazione complessivo del sistema, che ha avuto come tappe fondamentali la crisi della prima repubblica “pluri-ladrona”, l ‘intuizione magistrale disegnata dal mitico Prof. Domenico Fisichella nel 1994 di de-fascistizzare completamente l’immaginario condiviso, l’imposizione di un bi-polarismo (aggregato e determinato dalle segreterie di partito), il supporto meticoloso della tv nazional-popolare (spazzatura) di Mediaset , ed infine il dilagare della sub-cultura smobilitante, regressiva ed anti-ideologica che ha azzerato a destra ed a sinistra l’antagonismo negli ultimi 15 anni.

Il progetto di un grande partito “post-ideologico” dei moderati , va ricordato, è molto più antico, ed è stato anche il sogno irrealizzato per anni ed anni dai vari Segni, De Lorenzo, Scelba, Sogno, dalle varie maggioranze silenziose; un sogno spesso anche condito dalla tentazione “di un pronunciamento golpista” per accelerarne l’esito . Insomma il sogno nel cassetto di tutta quella palude del qualunquismo borghese e minimalista della classica destra, “…a difesa della propria celebrazione”. Un percorso peraltro molto accidentato per gli aennini, dove sono state puntualmente richieste per anni ed anni, pubbliche abiure, assunzioni di biblici sensi di colpa, la rescissione da legami culturali, storici e filosofici, un rapporto privilegiato e soggetto ai dictat di Israele e delle comunità ebraiche italiane, forche caudine di ogni tipo; insomma una vera e propria iniziazione alla moderna democrazia, che ha permesso lo sdoganamento prima, la legittimazione poi ed, infine, l’approdo di alcuni “terribili ex” alle massime cariche istituzionali.

E’ indubbio che l’ occasione è ghiotta per una serie di motivi che andrò qui ad elencare.

Cominciamo dalle cose essenziali (…per loro) . E’ una occasione ghiotta, tanto per iniziare, per quell”apparato già stabile del 13% di consensi che è il contenitore “vuoto” di AN; un aborto post-ideologico minimalista partorito a Fiuggi, che dal 1994 ha consolidato ovunque posti di lavoro, giornalisti marchettati, poltrone stipendiate in commissioni, presidenze di enti parastatali, finanziamenti per cooperative compiacenti, occupazione sistematica del sottobosco pubblico da sempre in mano agli ex-dc ed agli ex-pci ; insomma il famoso e mitico “‘apparato” denunciato per anni nella parola “Regime” dallo stesso Giorgio Almirante; un indotto dell’industria della politica da far invidia al vecchio partito socialista di Craxi ed alla Democrazia Cristiana di Forlani.

Ebbene, questo 13% di voti di “apparato”, composto per lo più da “personale fallito” (che spesso ha rinunciato ben volentieri alle proprie idee ed alla propria identità in cambio del classico piatto di lenticchie) si consoliderà in un contenitore ben più ampio, con oltre il 40% di share, aumentando a dismisura la garanzia della propria dorata sopravvivenza nella politica politicante di marca post-ideologica.

Ma ci sono ben altre vere ghiottonerie all’orizzonte, tra cui la magica occasione per un ripristino di una verginità storica, a doppio senso di circolazione questa volta.

Si chiude intanto con l’ambiguità storica della condivisone dell’eredità risorgimentale, fascista e post-fascista, che aveva visto al contrario proprio il cancro “destro-nazionale” inquinare, avvelenare, tramare per bloccare in Italia ogni processo rivoluzionario ed il ricambio delle classi dirigenti. Si ricongiungono finalmente nella PdL tutti i nemici mortali della patria sociale, gli eredi furbetti ed eterni dell’anti-fascismo e dell’anti-comunismo (che però non hanno mai pagato in prima persona per il loro “anti” ); infine la “destra storica” nell’immaginario, si dovrebbe finalmente ed inequivocabilmente scindere dal ” fascismo storico”, così come ha tentato per anni di dimostrare Renzo De Felice con la sua opera.

Si dovrebbe poi anche definitivamente rompere “la memoria condivisa” dentro il neo-fascismo, con tutto quello che è tragicamente avvenuto, soprattutto con tutte le sue specifiche ritualità antropologiche; un connubio ipocrita ed immondo mal sopportato da coloro i quali per 65 anni circa (dal 1946 precisamente) hanno cercato invano di liberare il neo-fascismo “preso in ostaggio” dalla destra nazionale, in funzione servilmente anti-comunista per conto dell’alleato atlantico;

Si potrebbe porre fine all’ ambiguità metapoltica tutta evoliana sul termine “Destra”, ambiguità che ha fornito l’alibi ed il perimetro della formazione e di orientamento per decenni a certe classi dirigenti di ” duri e puri ” oggi miracolosamente ammorbiditi . Inutile nascondere che un bel pezzo di questa classe dirigente “neo-destra”, sia stata formata anche dai sacri testi del barone.

Insomma, netta e definitiva divisione negli immaginari di riferimento, nel linguaggio, nella “collocazione politica”. Un vantaggio non da poco e per tutti coloro che amano la chiarezza, l’antropologia delle specificità , il differenzialismo ; non avremmo più bisogno di sentirci per forza ” tutti camerati “.

Ma in prospettiva l’occasione è ancora più ghiotta, per aprire finalmente un dialogo di marca post-moderna (ma non post- ideologica) con una sinistra speriamo intelligente, che voglia superare l’ antica pregiudiziale che vedeva proprio nella “destra” il limite e con le formazioni residuali “nazional-populiste”, non convertite dal dux Berlusconi al nulla-pensiero. Unil passo delle oche_fondo magazine incontro tra tutte le anime fedeli alla causa sociale ed originaria della Nazione senza timori di confondere il termine Nazione o Patria con ” Destra “. Si potrebbe cominciare portando avanti una prima battaglia condivisa con altre forze politiche minoritarie sulla difesa del sistema proporzionale puro e senza sbarramenti alle Europee, una battaglia sul modello della riorganizzazione sindacale di base e sulla contrattazione , sull’economia , per far si che la crisi la paghi chi l’ha generata.

Oppure, ancora meglio, si potrebbe ricominciare a parlare di “Sinistra Nazionale” . Una nuova visione sintetica che sappia essere punto di riferimento non solo per le forze “identitarie” storiche (sinistra compresa), ma soprattutto una occasione per le componenti sindacali e politiche in crisi, per un ritorno al radicamento sul territorio , per un supporto ai veri “non garantiti”. Una sinistra nazionale che sappia riportare la centralità su certi temi fondamentali di politica internazionale, con la scelta chiara sulle giuste alleanze strategiche; verso la Russia di Putin, verso il mondo arabo, verso l’America Latina, e garantirci una difesa condivisa contro il nemico mortale che abbiamo “dentro” (l’occidente ed il suo interminabile tramonto).

Si potrebbe ri-costruire una giovane classe dirigente politica “dal basso”, una leadership plurale che sappia lavorare in modo orizzontale ed originale, per staff selezionati, che sappia saper “essere e fare” opposizione; questa volta senza dinastie di partito, come quelle ereditate ad esempio dal vecchio MSI-DN e finite nel vuoto contenitore di AN, dinastie derivanti spesso da false reminescenza di legami atavici prima con la RSI e poi con l’eroicità e l’incorruttibilità di falsi uomini su false rovine. Insomma senza più totem, senza più colonnelli in auge, e/o (peggio ancora) colonnelli trombati dalla vita di tutti i giorni.

Definitivamente liberi da tutto quello che è stato ribattezzato in un magnifico libello di Alessandro Giuli Il passo delle oche (Einaudi, 2007) e da tutto il suo “malsano” dna , che come abbiamo analizzato, viene da molto lontano.

Anche perché, per il piacere di tutti, ” il Passo delle Oche” con la rifondazione della PdL in un unico soggetto, è arrivato finalmente a destinazione; non si capisce bene con quale identità, ma non importa. Da oggi, finalmente, ognuno per la propria strada, con la propria storia (ammesso che nella PdL rifondata ce ne sia almeno una di riferimento ), facendo bene attenzione, da oggi, a non confonderci più gli uni con gli altri, a non più mischiarci più e, se è un peso anche l’ etichetta, possibilmente anche a non salutarci.

Francesco Mancinelli

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