La notte dei banchieri…

…viventi

…e a me vien da ridere…

Adda passà a nuttata… io guardo te, tu guardi me ed entrambi guardiamo l’orologio…. meno 5, 4, 3, 2,1… il 13\1\2009 è passato. Nessuno se ne accorto, ma qualcuno festeggia. Se foste passati anche voi, sotto i balconi di Palazzo Koch, li avreste sentiti. “In culo a Tremonti”, “Cittadini?????? Prrrrrrrrrrrr”, “Viva la democrazia, viva il denaro, viva la libertà”, “alla faccia di quel coglione che voleva darci pure il signoraggio sugli spiccioli…”. Erano come tanti bambini ad una festa. Al punto tale che il tassita mi ha detto: “ma è finita la crisi, perciò stanno festeggiando?”.

Per un attimo, glielo volevo dire. “Guardi, nel 2005 – per la precisione il 28 dicembre – venne pubblicata sulla gazzetta ufficiale la legge n. 262 atta a ritrasferire, entro il 12 gennaio 2008, le quote di partecipazione di Bankitalia attualmente in mano a imprese private. Non venivano previste sanzioni ma, non so in quale modo rimandarono di un anno e, oggi, quell’anno è passato e per un altro anno stanno tranquilli. Perché, sa? il signoraggio, la sovranità, i poteri forti, i banchieri, la depredazione dell’oro meridionale…”. Mi fermai giusto in tempo.toto-truffa_fondo-magazine Vuoi vedere che devo venire a Roma per essere preso per scemo? Gli dissi, “sì, la crisi sarà finita, vada, vada…”. E in fondo non dissi nemmeno una bugia, per loro era finita, se mai era iniziata.

Durante il tragitto, però, non potevo non pensare a quanto erano stati bravi. Che grandi, gli imprenditori dei denari. Bankitalia come ente pubblico non può fallire, quindi se falliscono le banche private, lei deve intervenire, ma siccome Bankitalia è delle banche private, se se stessa fallisce, per legge non può fallire e noi paghiamo… eccezionale.

Il tassista mi interrompe, non volendo avevo pensato ad alta voce. “Non ho capito, che ha detto?”. Ed io in automatico senza nemmeno pensare: “Stavo dicendo che Bankitalia è un istituto privato di diritto pubblico, secondo quanto previsto dalla legge bancaria del 1936, tuttora in vigore limitatamente ad alcuni articoli. La Cassazione lo ha ribadito il 21 luglio 2006, con la sentenza 16751 a sezioni riunite, dove ha affermato che la Banca d’Italia “non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l’espressa indicazione dell’articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375″. la proprietà può quindi essere di soggetti privati, mentre la gestione ha un ruolo pubblicistico, come compiti e poteri”.

Il tassita mi guarda attraverso il retrovisore, come io guardavo il professore di topografia al geometri. Al semaforo si ferma, si gira e guardandomi negli occhi, mi dice: “dottore, mi scusi, non ho capito, è pubblica o privata?”,

Caro amico, è privata quando guadagna, pubblica quando va in crisi. E usa termini tipo “sovraordinazione” o “equiordinazione”, solo per trattarci da scemi. E se non si diventa scemi nel capire che è  privata per il 94 e rotti per cento, ma è pubblica nella sua interezza, non so come lo si diventa…  “Ma come – mi rispose – non si ricorda che si scoprì che Fazio intrallazzava e lo sostituirono con un altro?”. Ricordavo, ricordavo, ma non risposi, come dirgli che Draghi, come Prodi, è un uomo della Goldman Sachs, che permise a banchieri stranierei di vandalizzare il mercato bancario nazionale? come dirgli che fu una guerra fra Massoneria e Opus Dei? Come dirgli in che modo hanno vampirizzato il TFR di tutti o quasi gli operai italiani? Come dirgli della rapina del Banco di Napoli, del sistema economico imposto a tutti gli italiani col Risorgimento, delle ricchezze dei meridionali? Come dirgli tutto questo e non passare per scemo? A che sarebbe servito dirgli che con la legge n. 449 del 10 agosto 1893, i fallimentosi banchieri italiani, pur di competere con il Banco di Napoli, dovettero mettersi in “fusione” e fare Bankitalia, perché anche senza la convertibilità in oro, i meridionali si ostinavano ad avere un economia loro. Che nel  1926 la Banca d’Italia ottenne il monopolio sull’emissione della moneta[1], e che sin dal 1936 gli venne dato il compito di controllare le altre banche, in pratica di controllare se stessa?

Tutte cose che solo gli intelligentoni possono capire, solo gli economisti seri, mica gli scemi come me.

Ma il tassista, come ogni buon tassista , continuava a chiedere: “dottore , ma come funziona, Bankitalia?”

“Veda, sembra assurdo, ma Bankitalia prende i suoi soldi, anzi ha fatto in modo di convincerla che darle i soldi è una cosa sicura e si fa pagare da lei per averglieli dati. In pratica è come se io stessi andando a piedi per i cavoli miei  alla stazione e lei, scendendo dalla macchina, mi dicesse: “si faccia accompagnare alla stazione che le do 100 euro.”

Un attimo di sconcerto, mi guarda e sorride, pensa ad una battuta. Ma questo non lo scoraggia e senza nessuna banche_fondo-magazineragione apparente mi dice:  “dottore mi scusi, se la importuno, ma lei è così simpatico , sa, a me manca poco per la pensione…”.

Giusto, la pensione. L’Inps con il 5% del signoraggio sull’intera massa monetaria non dovrebbe chiedere un centesimo di contributo ma, chissà come, il bilancio di Bankitalia  è sempre in pareggio, e il 40% dell’utile che dovrebbe dare allo Stato è solo una finzione. Stessa cosa per Inail, che ci massacra di tributi, ma che dovrebbe avere più soldi di Berlusconi e dovrebbe pagare lei a noi.

Rido, rido come uno scemo, pensando che dal 7\2\92 il tasso di sconto, cioè il tasso di interesse sulla moneta, non deve essere più concordato fra il Ministro del Tesoro ed il governatore di Bankitalia, grazie a Guido Carli. Rido. Rido, pensando che Bankitalia può applicare in regime di monopolio l’interesse che vuole, senza che il debitore, cioè noi, possiamo dire nulla e che Carli era forse sul Britannia.

E continuo a ridere pensando che i cattivi razzisti italiani diedero il primo governariato a Bonaldo Stringher, rido pensando che il capitale di Bankitalia è solo di 156.000 euro, come il costo di un garage in periferia, che la sede fiscale sia all’estero, che ci sono percentuali di proprietà anonime, che le altre quote di proprietà siano state rese pubbliche solo nel 2005, che fra i proprietari  di oggi ci siano banche di città come Fossano, Forlì, Fabriano, Pescia, addirittura Cupramontana, ma che non ci sia una, una sola, città del sud. Rido sapendo che con il progresso al servizio degli uomini e non dell’accumulazione bancaria dovremmo lavorare tutti 3 ore al giorno, 4 se volessimo comprarci la casa al mare, invece di elemosinare lavori da schiavi depredando mezzo mondo nel frattempo. Rido pensando che i ricchi banchieri si fanno pagare per tutto, anche per fare la tesoreria dello stato, ed i poveri debbono pagare per tutto, anche per fargli conservare/usare contro di noi i nostri soldi. Rido, pensando che la tecnica di oggi dovrebbe azzerare la disoccupazione, salvare la natura e non far diminuire di un grammo la qualità della vita. Rido pensando a quanti zeri dovrei contare, per scrivere un solo giorno di guadagno derivante da signoraggio di Bankitalia. Rido ed il tassista ride com me, “si , ha ragione dottore , ha ragione io penso ancora alla pensione, con questa crisi, forse non la vedrò mai. Ma è colpa nostra, ha sentito il governo, dobbiamo lavorare di più, beh meglio riderci sopra, come fate voi napoletani”.

Nando Dicè
Lo Scemo del Villaggio Globale


[1] Viene così abrogato il Regio Decreto del 28 aprile 1910, n. 204, che aveva confermato la prerogativa anche al Banco di Napoli ed al Banco di Sicilia.

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