Amon Amarth. Altra musica vichinga

Francesco Boco

Dalla Svezia vengono i cinque vichinghi che animano una delle più importanti band metal degli ultimi anni. Si chiamano Amon Amarth e suonano un death metal melodico, potente e con testi saldamente ancorati alla tradizione vichinga. Recente conferma di un percorso musicale fatto di duro lavoro e grande coerenza è il nuovissimo album Twilight of the Thunder God (Metal Blade rec., 18 euro), giudicato unanimemente dalla critica come una delle migliori uscite dell’anno appena trascorso in ambito di metal estremo.

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Il logo del gruppo sembra marchiato a fuoco e significa “Monte Fato” nella lingua Sindarin dalla “mitologia” del Signore degli Anelli. Non bisogna pensare che si tratti di un mero fenomeno commerciale effimero e fatto di sola apparenza. I nostri iniziano infatti nel lontano 1990 capitanati dall’imponente cantante Johan Hegg, in tutto il prototipo del vichingo postmoderno.

Dopo qualche anno di classica gavetta nell’underground i cinque normanni iniziano a farsi notare a livello internazionale con la prima uscita discografica ufficiale Sorrow throughout the nine worlds che attirerà l’attenzione dell’importante major Metal Blade Records. Testi, copertine ed estetica richiamano con costanza e credibilità la mitologia nordica e le vicende dei vichinghi. In una recente intervista il frontman ha chiarito la posizione degli Amon Amarth in merito: «avvalendoci dei nostri antenati, della loro filosofia atemporale, possiamo rendere un servizio a noi stessi, al nostro Paese e ai posteri odierni che credono nel mito da loro fondato. La vita dei vichinghi, meglio noti come Normanni nel resto d’Europa, non è trasportabile alla quotidianità di oggi. Le lezioni che ci hanno tramandato, prese a piccole dosi, possono invece essere applicate senza problemi».

La fierezza per la propria storia e le proprie tradizioni non sono solo estetica e un pretesto per scrivere bei testi, il gruppo da sfoggio di una sicura padronanza della materia e anche nell’attitudine come nella scrittura delle liriche si conferma una sicura presa su temi fondanti la cultura del loro popolo. Non si tratta insomma di sola immagine o di un gioco divertente, sembra piuttosto che il quintetto svedese cerchi di vivere, almeno in parte, i valori trasmessi integri dalla tradizione nordica. Una conferma ulteriore di come la musica metal si un efficace veicolo di messaggi “alti” e impegnativi.

httpv://www.youtube.com/watch?v=eABVwEgzIss
(Amon Amarth, Twilight of the Thunder God, Official video)

E l’astuzia e i consigli della saggezza dei barbuti guerrieri del nord è tornata indubbiamente utile al gruppo di Stoccolma. Il primo full-lenght del 1998 Once sent from the golden hall li porta in tour con alcuni pesi massimi del genere a livello mondiale. Nel frattempo le schiere di fan si ingrossano e il gruppo diventa, dopo l’ultimo cambio di batterista, una solida e collaudata drakkar elettrica di metal potente e trascinante.

Nel ’99 esce The avenger con in copertina un guerriero vichingo e nel 2001 The crusher, dedicato al dio del tuono e figlio di Odino, Thor. I vichinghi del metal più pesante si imbarcano poi in un tour estensivo di due anni con altre storiche band metal come Vader e Marduk. Nel 2002 sbarcano per la prima volta in America.

La forza travolgente delle loro esibizioni, la compattezza della base ritmica, le melodie trascinanti delle chitarre e la voce profonda e ruggente del cantante hanno nel tempo assicurato agli Amon Amarth uno zoccolo duro di appassionati in costante aumento. Con Versus the world (2002) la band s’impegna in 3 tour americani e 2 europei per poi tornare nuovamente al lavoro in studio pubblicando in breve tempo il dirompente Fate of Norns, album che riprende la saga dell’anello del Nibelungo e prosegue il discorso sulla mitologia nordica. Nuovo esteso tour mondiale e la consacrazione per il debutto alle più alte posizioni della classifica discografica. All’importante festival del Wacken Open Air del 2004 in 30.000 saranno sotto il palco solo per loro. L’occhio di Odino sembra essere benevolo e di buon augurio con i metallari svedesi, tanto che il triplo DVD del 2005, Wrath of the norsemen, per la permanenza nelle charts tedesche e il numero di vendite, rimane un traguardo invidiabile per molti gruppi musicali di ogni genere.

Nel 2006 il gruppo si prende una meritata pausa dall’incessante navigazione in tour attorno al globo e si può finalmente concentrare totalmente sulla scrittura della musica per il nuovo album. Chiusi per mesi in sala prove cinque giorni alla settimana per ore e ore, Johan Hegg e i suoi se ne escono con il capolavoro indiscusso With Oden on our Side, incensato dalla critica mondiale e che li eleva sul piedistallo più alto della musica metal degli ultimi anni.

httpv://www.youtube.com/watch?v=LXwnQ4bjCbw
(
Amon Amarth, With Oden on our Side)

Arriviamo poi ai giorni nostri e alla recente uscita del potentissimo Twilight of the Thunder God, riconferma delle straordinarie capacità del quintetto e album valutato con i massimi voti dalla critica musicale di settore. Una rigida etica di lavoro, la serietà compositiva, la profonda e solida conoscenza della storia e delle tradizioni dei popoli vichinghi portano gli Amon Amarth a un grado ancora ulteriore di perfezione e di qualità musicale. L’album parte con la melodica title-track, di cui è on line il video clip, efficace biglietto da visita per un gruppo che ormai non necessita di presentazioni e che costituisce a tutti gli effetti una garanzia di qualità.

Il marchio Amon Amarth sta oggi stampato su milioni di dischi, magliette e toppe, e i cinque vichinghi del metal svedese sono stati perfino riprodotti in pupazzi da collezione per i fan più sfegatati. Nei loro spettacoli live si erge la minacciosa sagoma di una drakkar a fare da contorno a un suono già di per sé evocativo e minaccioso come un maelstrom del freddo mare scandinavo.

Il successo della loro musica è probabilmente la dimostrazione che il metal è un forte veicolo per il mito e la tradizione, così come il frontman della band ha ribadito in un’intervista di qualche mese fa: «non è tanto ‘il mito vichingo‘ che fa presa; è piuttosto il mito in generale, qualcosa che esiste da quando esiste l’uomo e lo accompagna dovunque si trovi, dovunque sia nato e qualsiasi cultura abbia».

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