100Futurismo – arte

Carlo Fabrizio Carli

intervista a cura di Susanna Dolci

Non servono pompe magne particolari per presentare ai lettori de il Fondo Carlo Fabrizio Carli. Suoi gli ivi editati e luminosi articoli dedicati al vasto mondo dell’arte. Suo un curriculum degno di tutte le possibili note ed i post scriptum immaginabili [vedi nella sezione collaboratori]. Di suo proprio e personale pugno, a proposito del Futurismo, quanto di seguito mi appresto qui a portare e poi, in successiva domanda, a riportare: « Cominciando proprio da Sant’Elia e dai suoi celeberrimi disegni della ‘città futura’ che, seppure, certo ‘implicati con la Secessione viennese’, non furono affatto – com’ebbe a sostenere Bellonzi – ‘una fantasia non dissimile dall’evasione in un sogno, pressappoco come le avventure avveniristiche di un Verne o di un Wells, soltanto superficialmente profetiche’. Quando, semmai, l’analogia andrebbe istituita con un Piranesi che le sue ricostruzioni archeologiche dell’antica Roma monumentale elaborò con una solida, costruttiva, tettonica perfino, sensibilità architetturale, dove ogni concio di pietra, ogni roco di colonna s’avvertono agire sotto l’effetto di forze e spinte. Diversa in Sant’Elia la suggestione, ma egualmente innegabile l’attitudine dell’architetto: altro che fantasiose elucubrazioni di letterati!». Non aggiungo altro se non un sentito ringraziamento con la marinettiana «Anima mia, come un miele dorato!».

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Umberto Boccioni

«Andiamo, diss’io; andiamo, amici! Partiamo! Finalmente, la mitologia e l’ideale mistico sono superati. Noi stiamo per assistere alla nascita del Centauro e presto vedremo volare i primi Angeli! … Bisognerà scuotere le porte della vita per provarne i cardini e i chiavistelli!… Partiamo! Ecco, sulla terra, la primissima aurora! Non v’è cosa che agguagli lo splendore della rossa spada del sole che schermeggia per la prima volta nelle nostre tenebre millenarie!…». Nasce il 20 febbraio del 1909. Si chiamerà Futurismo. E poi cosa accadrà? E prima cosa c’era? Era e fu questo il momento, pardon, il tempo del movimento dedicato ai movimenti?

Prima di tutto, grazie dei complimenti, eccessivi ma graditi. La nascita, per cominciare, è convenzionale. Già il 5 febbraio un giornale di Bologna la “Gazzetta dell”Emilia”  aveva pubblicato il Manifesto; ma senza dubbio è la tribuna internazionale della prima pagina del quotidiano parigino “Le Figaro” a trasformarlo in un “caso” in tutto il mondo. Il Futurismo avrebbe suscitato entusiasmi e adesioni in tantissimi Paesi, dalla Russia alla Francia, dal Giappone all”Inghilterra, al Brasile. Il Futurismo è stato uno dei due grandi apporti (assieme alla Metafisica di de Chirico, e, tutto sommato, anche più di questa) alla grande vicenda delle avanguardie “storiche”, vera anima creativa del Novecento. Prima, l”Italia, accademia d”Europa e del mondo per sei secoli, era uscita docilmente di scena

«… Perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquarii. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli». Quali furono, sono o saranno.. anche stati… i futurismi del Futurismo? Ovvero crearono, dunque, il futuro?

Lo crearono in molti modi. Dalla comunicazione di massa agli allestimenti espositivi, tanto per fare qualche esempio. Anche in campi più controversi come la politica. Fu proprio Mussolini ad affermare nei colloqui con Emil Ludwig che, senza Futurismo, non ci sarebbe stato neppure il Fascismo.

«… Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite senza pietà le città venerate!». Imprevedibile, inarrestabile, poliedrico ed in ogni campo. Dove, a Suo avviso, i futuristi trovarono la loro migliore espressione?

Sicuramente gli esiti più significativi e originali il Futurismo li raggiunse in pittura e scultura, nel corso degli anni Dieci. Basti pensare che il Futurismo significa Boccioni, Balla,Carrà, Severini, Soffici, Depero, Prampolini,  ovvero artisti tra i più significativi (quanto meno, per alcuni di loro che ebbero percorsi articolati, nella fase appunto futurista) dell’arte internazionale del Novecento. Basti vedere le quotazioni delle loro opere (le poche d”epoca  non  ancora entrate nei musei) nelle grandi aste. Ma il Futurismo è stato un movimento totale, che si è occupato di tutti i campi dell’attività umana. Il suo obbiettivo era nientemeno quello – come sintetizza con formula icastica il celebre “Manifesto” del 1915 firmato da Balla e Depero – una “ricostruzione futurista dell’universo”. Si occupò di arte, appunto, di letteratura, di architettura, di musica, di teatro, di comunicazione, di politica, di pubblicità, di moda,di editoria, perfino di cucina (con una dose di umorismo). E svecchiò l”Italia e il mondo. Marinetti e i suoi amici idolatravano, più che amare, l”Italia. Mentre molte altre avanguardie erano apolidi e indifferenti per quanto riguarda l”appartenenza nazionale, i Futuristi furono dichiaratamente italiani. Scelta testimoniata con i fatti: Marinetti andò volontario in guerra nel 1915, nella guerra di Etiopia del 1935-36 e perfino, sessantanovenne e malato, in Russia nel 1941. Una esperienza durissima che ne minò irreversibilmente  la salute.

«L’arte, infatti, non può essere che violenza, crudeltà ed ingiustizia…». L’arte futurista fu solo questo? E poi, mi scusi, ma cos’è l’arte? Ed il suo artista? Sembra che delle volte essa sussista solo nella macerazione in e di queste domande, sfuggendone la sua vera essenza….

L’arte può essere violenza, crudeltà e ingiustizia; può esserlo nella modernità e nella postmodernità che hanno ignorato o violato il rapporto dell’arte con la bellezza e quindi con l”etica. Il fatto è che tale non è stata l”arte del Futurismo. A differenza del Surrealismo, e anche dell’Espressionismo; questo è uno dei grandi motivi di differenza del Futurismo dai movimenti appena  citati.

« Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle…». Chi, a Suo avviso, fu il futurista più geniale? O le intuizioni di tutti loro concorsero ad un’intrepida spinta di collettiva movenza?

Di genialità in casa futurista ce ne fu molta. Penso però  che il culmine fu raggiunto proprio dalla coppia iniziale Marinetti – Boccioni. Due geni assoluti, della comunicazione (ancor prima della letteratura) e delle arti visive. Nel caso di Boccioni opere come “La città che sale” e “Forme uniche nella continuità dello spazio” costituiscono caposaldi assoluti dell’arte moderna

«Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito». Così scriveva Antonio Sant’Elia. So che Lei è munifico studioso delle composizioni strutturali delle costruzioni futuriste.. Ci vuole parlare dell’ars architettonica del Futurismo nelle sue origini e successive fasi e del “processo rivoluzionario” del suo famoso rappresentante testé citato? Ed ovviamente anche di Umberto Boccioni? Quali sono i debiti d’onore dovuti  dalla successiva architettura? Posso complimentarmi per il suo saggio “Architettura: ricostruire l’Universo al totale”… Di Lei, Calvi, cito: «Disegni divenuti in breve tempo proverbiali, col loro taglio prospettivo da ‘sottinsù’ che veniva ad enfatizzare a ruolo di monumento le varie tipologie architettoniche, in primo luogo la prediletta tipologia delle centrali elettriche».

Con una logica miope e notarile si potrebbe anche sostenere che il Futurismo non abbia prodotto architettura, perché né Sant”Elia né il primo Futurismo (quello fino al 1915) hanno lasciato nulla di costruito. Ma non è vero i disegni di Sant”Elia e il suo “Manifesto” sull’architettura futurista esercitarono grande influsso anche all’estero. E poi non si deve trascurare l”importanza della seconda ondata futurista, quella degli anni Trenta. Basti pensare all”Aeropittura, che oltrettutto è, quasi sempre, una pittura di città. In questo secondo periodo, Balla, Depero, Pannaggi, Fillia, Prampolini realizzarono arredamenti e allestimenti espositivi di grande efficacia, che rinnovarono il linguaggio di queste tipologie. Marchi, Sartoris, Diugheroff, Mazzoni, Mosso, architetti a tutti gli effetti, si cimentarono nell’architettura “di pietra”, anche se lo spazio di manifestazione di una specificità futurista era limitato, compresso tra Razionalismo e Novecentismo. Ci fu anche un ritorno di fiamma visionario e profetico con il “Manifesto futurista dell”Architettura Aerea” del 1934.

«… Quando avremo quarant’anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili – Noi lo desideriamo!». Dopo il Futurismo? Oblio e misconoscimento? O debiti eterni di amore, onore e fors’anche da penne e pennelli celebri e celebrati?

Lasciare le poltrone occupate è sempre un dramma per chi le occupa. Basti pensare ai politici, che spesso non riescono a superare il trauma della loro perdita; o anche al mondo accademico, cui forse più esplicitamente si riferivano i Futuristi. Loro, in effetti, di poltrone ne occuparono poche. Il paradosso è piuttosto un altro, che questi spregiatori del museo (ma, in verità, il rapporto dei Futuristi con la tradizione è complesso) sono stati e sono contesi dai musei di tutto il mondo e non soltanto con dipinti e sculture, ma con libri, riviste,carte d”archivio. Il museo ha preteso tutto di loro.

«Ci vuole [per sentirsi futuristi] assoluta assenza di tradizione antica e moderna; supportare con ottimismo l’enorme ignoranza, l’enormissima pedanteria delle abitudini, la straenorme montagna di pregiudizi in cui gongola l’umanità disgraziata e malconcia…». Possiamo parlare di un attuale Futurismo e di Futuristi odierni?

Procediamo con ordine: per prima cosa occorre distinguere i sentimenti profondi dalla battuta ad effetto. È inutile, credo, insistere sulla differenza fra tradizione e passatismo. Sono convinto che Marinetti e i suoi non fossero affatto estranei al significato e al valore della tradizione. Potrebbe bastare il fatto di Marinetti ammiratore di Foscolo e traduttore (una ottima traduzione, come affermò Fortunato Bellonzi che l’aveva studiata a fondo) della “Germania” di Tacito.  Per quanto riguarda Futurismo e Futuristi e di una loro attuale presenza sulla scena, penso che il movimento finisca veramente a Bellagio il 2 dicembre 1944, con la fisica scomparsa di Marinetti. Per quanto riguarda il settore delle arti visive, ci sono influssi importanti in alcuni artisti degli anni Cinquanta e Sessanta: da Lucio Fontana a Umberto Mastroianni, da Piero Dorazio a Roberto Crippa, tanto per fare qualche esempio concreto. Non si tratta di Futurismo, ma pur sempre di una vitale eredità del movimento marinettiano. Di futuristi, in senso stretto, non ne vedo in giro nessuno. Futuristi in accezione ampia ma sostanziale definirei tutti gli artisti (anche qui in senso lato) che rifiutano l’aria viziata del conformismo, delle convenzioni accettate senza vaglio critico. Ma anche questi non mi sembrano abbondare.

a cura di Susanna Dolci

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