Padri e figli. Il caso Lovari

La storia di Leonardo Lovari [nella foto sotto a destra] è una storia assurda. Talmente assurda, però che sembra quasi normale. “Normale” perché “normali” sono le sensazioni che tira fuori, lovari_fondo-magazinee normalmente straordinarie sono le reazioni che ha Leonardo in questa storia: rabbia, stupore, ma anche tanta passione (lui definisce tutto ciò “chiasso”). Passione che spinge un uomo normale, che subisce una delle tante ingiustizie che le persone normali subiscono, a ribellarsi. E si ribella in un modo fantastico. Chiama attorno a sé le persone, e non importa se le chiama attraverso internet (un blog, un profilo ed un gruppo su Facebook, qualche articolo che si trova solamente andando sul motore di Google). E non importa nemmeno se le poesie scritte da Leonardo non siano tecnicamente perfette, perché sono scritte con tutto l’amore del mondo. L’amore di un padre per sua figlia. L’amore di un padre per una figlia che gli è negata.

Leonardo conosce una ragazza lituana nel 2004, e comincia una relazione con lei dopo un paio di mesi e, subito dopo, cominciano a convivere. Nel 2005 nasce LA loro figlia Maria [nella foto sotto a sinistra]. In questo periodo Leonardo decide di aprire una società produttrice di Torba (materia prima per la fabbricazione di ortoflovivaismo) ed una quota della società viene data alla convivente poiché lo aveva aiutato nel commercio lituano che è il maggior produttore di questo prodotto.

Dopo decidono di venire a vivere in Italia per organizzare meglio il loro lavoro, ed aprono una società di cui la signora diviene amministratrice. maria-lovari_-fondo-magazineVivono ad Arezzo e tutti si registrano all’anagrafe, poiché la convivente di Leonardo ha ricevuto il permesso di soggiorno. Tutto bene: nel settembre 2006, Maria viene anche iscritta al nido. Poi, sempre per la gestione dell’azienda, i due decidono di fare dei periodici viaggi in Lituania. Siamo a maggio 2008:  salgono in Lituania Leonardo, la convivente con la figlia ed una loro socia italiana. Dopo una settimana Leonardo torna ad Arezzo. Il 28 maggio, verso le 08.30, squilla il telefono di Leonardo: è la sua convivente che lo chiama. Ma è una chiamata partita accidentalmente: Leonardo ascolta una conversazione tra le due donne che dicevano di voler estromettere l’uomo dagli affari e, in più, la convivente diceva di volerlo anche mollare, prendendo con sé la bambina in Lituania, tornando in Italia solo di nascosto per lavoro.

Qui inizia il calvario di Leonardo: inutili i tentativi di riavvicinamento, viene privato dell’azienda, della casa in affitto non avendo più i soldi per pagarla, dell’auto aziendale, della sua salute (perderà 17 kg) ma, soprattutto, di sua figlia.

Nel luglio dello stesso anno, Leonardo denuncia la donna per sottrazione di minore e, parallelamente, chiede al tribunale dei minori di Firenze l’affidamento della bambina. Mentre la donna scende segretamente in Italia (anche se Leonardo avvertirà la polizia) e, sempre in segreto, in Lituania chiede l’affidamento della bambina: un affidamento che non permetterebbe al padre di vedere la sua bambina.

Leonardo non vede la figlia dal 4 luglio, e non sa niente di lei e della sua salute. La madre non restituisce il passaporto e, ancora di nascosto, ne ha creato uno lituano. Quando lui è andato di nuovo in Lituania, loro erano sparite. La donna continua a sostenere in maniera falsa che la bambina non è mai stata cittadina italiana ed intanto, oltre all’udienza giudiziaria in Italia, se ne svolge una in Lituania all’insaputa di Leonardo.

Ma come fa questa donna a dire tutte queste bugie ed essere creduta? E’ figlia di un ex-ministro lituano che, con le sue armi politiche, sta ostacolando Leonardo in tutti i modi. Oltre ad avergli negato un confronto dicendogli che non avrebbe parlato con chi non parla la sua lingua (Leonardo era andato con un suo amico a parlare con l’uomo) in qualche modo la signora e chi per lei stanno riuscendo a far passare come “giusto”, qualcosa di completamente “assurdo”….

Cosa dire? Forse niente, perché non c’è niente da dire. Lasciamo parlare Leonardo. Gli abbiamo fatto qualche domanda. Ma non tecnica sul caso, perché poco ci interessava dopo quello che abbiamo detto. Perché conoscendo l’uomo Leonardo, abbiamo deciso di parlare con l’uomo.

Innanzitutto, come stai? Fisicamente, economicamente, ecc…

Personalmente a livello fisico mi sento bene, anche in virtù del mio passato sportivo. Sono riuscito ad assorbire con successo il grande dimagrimento di 17 kg, grazie a Dio. Psicologicamente sono come tutte le persone che subiscono certi tipi di traumi: tento di riprendermi e di farmi una ragione, metabolizzando quello che gli psicologi chiamano “perdita”. Comunque, dopo 7 mesi sento di aver fatto grandi passi, poiché ci sono persone che nella mia stessa situazione non si riprendono dopo anni. Economicamente sono stato messo sulla strada. Ho perso tutto, ma non voglio entrare in dettagli perché sono cose che verranno viste in sede civile. Comunque sto cercando di riaprire una nuova strada lavorativa.

Dalla grande sofferenza della tua situazione però ho visto, e dimmi se concordi, che qualcosa di bello è uscito. Tanti amici, seppur virtuali, ti sono accanto in questa lotta. Che ne pensi?

Questo è uno dei punti che mi dà molta speranza. Mi sono iscritto a Facebook in agosto solo per scacciare la solitudine e la rabbia, ma poi ho deciso di aprire il gruppo sul mio caso.

Non nego di aver fatto molto chiasso in giro. In gergo potrei dire di “aver picchiato sul muro”. Ebbene, seppur cominciando da solo, tanta gente si è avvicinata e ha creduto realmente alla mia persona. Questo ha generato in me un magnete che mi ha dato un’energia psichica fenomenale e una sete di giustizia e di solidarietà. Tanto che ormai non lotto più per Maria, ma lotto e lotterò per tutti quelli che vorranno credere nelle mie idee. Mi sto adoperando per molti, l’ultimo caso è quello di Daniel Amanti. Questa lotta farà parte del mio percorso futuro di vita.

Ho letto anche le tue poesie. Credo che nascano dalla voglia di comunicare con il mondo ma, sopratutto, con Maria. Se puoi, parlami di queste poesie e, sopratutto, se ti va prova a dirmi cosa si prova a non poter comunicare con chi si ama…

La poesia è la forma più alta di espressione dell’Uomo. Io scrivo per comunicare le emozioni, le mie idee e cerco di formularle come un dipinto, come un imprimere sulla tela delle immagini dove ognuno può vedere e interpretare le cose secondo la propria sensibilità. Le mie poesie sono soprattutto percorsi introspettivi sull’essere, sullo spirito e sul significato dell’anima. In particolare sulla mia visione del mondo e sul percorso, dove l’Amore (inteso come affetto universale) deve tornare al centro di tutte le cose. Nello specifico del non poter avere un rapporto costante con una persona così cara, rispondo che lo faccio per poter far vedere a mia figlia un giorno quanto chiasso ho fatto, quanto ho lottato e protestato per Lei. Non potrà mai dire, “non ha mai fatto niente per me”.

Con l’augurio che i tuoi desideri si realizzino, ti va di dirci qual è il tuo sogno più grande?

Il mio più grande sogno è che i miei figli potranno dirmi tutti un giorno “tu, Leonardo, sei per noi un vero Padre”. Ecco, questo è il mio sogno!

Simone Migliorato

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