Lettera aperta a Sua Santità

Non c’è da stupirsi. Anche Satana si traveste da angelo di luce.

Corinzi

Non avrei mai pensato di scriverle una lettera, Santità.

L’ho sempre vista come un intoccabile, la voce del divino al di sopra di noi comuni mortali.

Ma lei è un uomo, un uomo scelto da uomini, e in quanto tale mi sento in diritto di porle delle domande.

Ha notato, Santità, che è spesso sui giornali?

Se lo lasci dire, con la sua teocrazia sta diventando un Berlusclone. E di questo me ne rammarico, se non altro per l’eredità che le ha lasciato un uomo giusto.

L’Italia in cui deve governare la sua Chiesa non è una bella Italia. Questa terra affascinante, fiera, appassionata seppur martoriata, denigrata, sacrificata ancora una volta deve abbassare la testa.

Siamo in recessione e lei lo sa bene, tanto da sentire l’esigenza di pronunciarsi in merito.

«I soldi scompaiono, solo la parola di Dio è una realtà solida».

Ricorda, Santità?

Sono sue parole, parole ammirevoli, una giusta condanna ad un mondo che si fonda sul vile denaro dimenticando quanto preziosa sia l’anima.

Parole così ammirevoli tanto quanto utopiche.

E l’eliminazione dell’Ici anche per gli immobili non adibiti a culto?

E lo IOR?

E l’inestimabile patrimonio immobiliare del Vaticano, affittato per di più a prezzi di mercato?

Ma la contraddizione più grave, Santità, c’è stata a breve dalla sua affermazione.

«Gli aiuti per l’educazione religiosa dei figli sono un diritto inalienabile.»

Sempre parole sue, Santità.

E, a minaccia di una mobilitazione delle scuole private cattoliche, il governo ha risposto ripristinando i fondi tagliati.

Di questo, Santità, non gliene faccio una colpa: si sa che l’Italia NON è uno stato laico e che il governo italiano è una massa di pecoroni guidati da un pastore tedesco, ma mi chiedo (al di là della contraddizione che i soldi scompaiono l’importante è non far scomparire quelli del vaticano) lei parla di diritto inalienabile?

Non è un diritto inalienabile anche per i 500mila studenti scesi in piazza?

Santità, è un modo gentile per dire che non siamo tutti uguali e che Dio non ci ha dato gli stessi diritti?

A quanto pare questo è il filo conduttore dei suoi interventi.

Vogliamo parlarne?

Parliamone, Santità.

Pochi giorni fa, si è espresso anche sulla depenalizzazione dell’omosessualità, asserendo che non può, l’omosessualità, essere messa sullo stesso piano dei diritti umani.

Per essere più precisi, ha definito l’omosessualità come una «libertà anarchica che si fa passare a torto come una liberazione dell’uomo».

Santità, lei conosce il significato della parola anarchia?

Il Devoto-Oli riporta “dottrina sociale e politica che sostiene l’abolizione dell’autorità costituita e accentrata e di ogni forma di costrizione sull’individuo”.

Gli omosessuali che richiedono la benedizione delle loro unioni da parte di un’autorità religiosa e politica le sembrano anarchici?

Qui, Santità, non si parla di libertà, che resta un dovere prima che un diritto, qui si parla di amore, di personalità, di poter scegliere, di esprimersi, di non essere condannati a morte in nome di un sentimento, di tolleranza.

La fede, di cui è portavoce, non predica la tolleranza e il rispetto?

La fede, di cui è portavoce, non è una fede che non punta il dito?

Ma lei il dito l’ha puntato anche sui disabili.

Assolutamente brillanti le parole pronunciate in merito alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili:

«Vivere positivamente la diversità per superare l’handicap e trasformarlo in occasione di apertura all’altro».

Già, brillante.

A patto che vadano ad aprirsi fuori dalla sua Chiesa, dal momento che non gli è permesso il matrimonio religioso.

E la motivazione è decisamente opinabile: i disabili non rispettano il senso, il suo senso, della famiglia in quanto impossibilitati a procreare.

C’è famiglia solo quando si possono fare figli?

Non è l’amore, il calore, il rispetto, la stima, il sostegno reciproco a fare di un nucleo una famiglia?

Mi dica, Santità, siamo uomini mossi da sentimenti o animali mossi dall’istinto di riprodursi?

Animali a cui, ovviamente, non è permesso prevenire gravidanze dal momento che lei ha condannato anche la contraccezione.

Secondo la sua concezione di famiglia, i metodi contraccettivi che impediscono la procreazione snaturano il senso del matrimonio; per evitare famiglie eccessivamente numerose, che non avrebbero modo di vivere dignitosamente, suggerisce giustamente il metodo di osservazione dei periodi di fertilità.

Santità, permetta l’ignoranza, ma se pur naturale non è sempre un metodo contraccettivo che porta come risultato la prevenzione di una gravidanza?

Non ha pensato, soprattutto, alla contraccezione come unica possibilità per i coniugi di persone sieropositive di tutelarsi?

Ah! no, scusi: i malati di AIDS non DEVONO procreare, quindi: non DEVONO sposarsi e, perciò, non fanno testo.

Avrei ancora mille domande da farle, Santità.

L’aborto.

I trapianti.

Il divorzio.

E l’eutanasia, dove non si parla più di diritto di vivere dignitosamente ma di morire decorosamente.

Le risparmio quest’altra raffica di domande perché resteranno in ogni caso senza risposta.

E perdoni i miei toni accesi: a parlare è la rabbia di chi cammina nella vita con i vestiti insanguinati di ideali e non quelli di chi la vita la guarda e la giudica da una finestra.

Solo un’ultima domanda, Santità:

lei crede in Dio?

Perché, a volte, ho l’impressione che voglia prendere il suo posto.

Angela Addorisio

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