Buttafuoco. Cabaret Voltaire

I saggi imparano sempre qualcosa dai propri nemici. Appresa questa massima di Aristofane è impossibile non accusare quantomeno di poca lungimiranza i cristianucci contemporanei. Eppure i nostri “riferimenti” culturali ne hanno sentiti di campanelli d’allarme, ne hanno avuti di inquietanti segnali premonitori, ne hanno ricevuti di “pizzini” diretti a chi ha orecchie per intendere. Ma niente. I cultori del politically correct non intendono ragioni e insistono nel confondere il sacro col profano, il lecito con l’illecito, i santi con i fanti. Per i cimmeri caffavoltaire_fondo-magazinecontemporanei il lavoro è diventato una religione, la religione è divenuta un hobby e la partita di pallone ha occupato il vuoto lasciato dalla fede.

E pensare che c’era stato già chi ci aveva avvertito del pericolo. Attenzione: chi non crede in nulla poi finisce col mandare giù qualsiasi porcheria. E infatti è successo l’imprevedibile. Mai nella storia della nostra civiltà i maghi e gli astrologi hanno avuto tanto successo. Per un oroscopo si sborsano senza fiatare fior di quattrini. Vanna Marchi tra una fattura e un malocchio ha castigato mezza Lombardia, estorcendo tanto denaro da pareggiare una manovra finanziaria. La gente sganciava allegramente fiumi di denaro, fidando nel potere taumaturgico dalla santona per risolvere problemi d’amore o di lavoro. Solo quando dagli anatemi si è passati alle minacce quei poveri sprovveduti hanno aperto gli occhi. E solo perché c’è stato l’intervento di “Striscia la notizia” s’è posto un argine all’infamia. Sennò quella ancora stava li indisturbata a spremerli come limoni.

Il fatto è che, appunto, quando viene a mancare la vera fede, il vuoto esistenziale creatosi induce l’anima sofferente ad andare a rimorchio di qualsiasi impostura. E’ questa la prova evidente della lacerazione prodottasi all’interno della nostra sfera spirituale di anime decadenti. Uno strappo consumatosi anche a causa di un malinteso senso di laicizzazione che ha fatto breccia pure all’interno di strutture che per vocazione dovevano contrastare tale processo. E’ l’amara constatazione che porta Pietrangelo Buttafuoco a gettarsi a capofitto in un’elegante opera di denuncia “propositiva” nei riguardi di un andazzo generale che sta diventando insostenibile e che ci sta portando sull’orlo dell’estinzione biologica e culturale. Il saggio s’intitola Cabaret Voltaire-L’Islam, il sacro, l’occidente, (Bompiani, pagine 225).

Ok, ci dice Buttafuoco. Siamo ormai arrivati al capolinea e non ci resta che piangere, come recita il famoso film di Benigni. Preti omosex che si sposano tra di loro senza più alcun ritegno profanando la casa del Signore, uomini che partoriscono col taglio cesareo, scimmie che vengono parificate agli esseri umani, il Natale che si celebra sotto tono per non urtare la sensibilità delle altre confessioni, crocifissi staccati dalle aule e dagli uffici pubblici per non offendere i boscimani e Wikipedia che ha adottato al posto della dicitura “avanti Cristo” e “dopo Cristo”, la più asettica e pilatesca “Common era”. Così non si scontentano le altre culture. Nei musei si espongono merde d’artista, ranocchi crocifissi e Madonne che lacrimano sperma. In Inghilterra poi hanno sbolinato di brutto: si è deciso a colpi di maggioranza che Dio è femmina. Ora non è che uno vuole fare l’apologia del maschilismo, ma mettetevi nei panni di un mussulmano, di un ebreo o di un induista. Se non rispettiamo noi stessi, possiamo mai pretendere rispetto dagli altri? Già una volta gli dei dell’antica Roma, sfrattati dal Cristianesimo, trovarono una nuova patria nell’ariana India. Sarà adesso il turno del Dio cristiano a rifugiarsi a est? Sembra di sì.

Buttafuoco a questo proposito offre un vario quanto eterogeneo campionario di umanità consapevole di questa diaspora e la mette a confronto. Cos’è che accomuna, dice Buttafuoco, Maometto con Mel Gibson, Papini, Arafat, Brahmanpour, San Francesco Khomeini e Padre Pio? Semplice: la ricerca del senso del sacro. La testimonianza. L’individuare un filo conduttore che unisce le due maggiori confessioni del Libro, la cristiana e l’islamica, entrambe più simili di quanto comunemente si pensi. La convinzione che la stella cometa che indicò tanto tempo fa la mangiatoia della natività di Nostro Signore abbia imboccato lo svincolo diretto un po’ più a sud, in direzione della Mecca. Gibson infatti ha girato un magnifico film sulla passione di Cristo, “Passion”, giudicato fin da subito troppo brutale dai nostri raffinati palati progressisti i quali, poi, indispettiti dallo strepitoso successo riscosso dalla pellicola, hanno iniziato a inveire di brutto contro il regista, non lesinando neppure gli insulti. Antisemita, fomentatore di pogrom, criminale…

Addirittura un giornalista del “Daily Mirror, un tal Hitchens, liquida così il lungometraggio: «The Passion è dedicato a tutti coloro che amano vedere un gruppo di uomini belli e ignudi, legati e sfregiati a dovere». L’opera, sempre per Hitchens, è un «esercizio di scandaloso sadomasochismo rivolto agli omossessuali cristiani». Il film, insomma, paga il pedaggio di leso tabù: la rappresentazione cruenta – e quindi autentica – del sacrificio di Cristo come è andato veramente.

Alla fine i custodi della verità l’hanno buttata sul culturale, accomunando nell’insulto il regista australiano e il suobuttafuoco_fondo magazine “degenerato” mèntore, Giovanni Papini. Pochi sanno però che “Passion” è piaciuto tantissimo soprattutto alle platee mussulmane. Arafat se n’è addirittura procurato una copia per visionarselo in santa pace. Shahryar Bahrani, regista iraniano, invece, con “La prescelta” di Muhammad Saeed Brahmanpour, la sublime storia di Maria vergine, madre di Gesù, ha replicato nel mondo islamico quello che Gibson ha fatto da noi, riempiendo di gente entusiasta le sale cinematografiche di Persia. Per vendetta, il genere è stato sprezzantemente denominato “fascio islamico” dai sinistri padroni del vapore, con ciò intendendo insultare, accomunandoli nel pubblico ludibrio, l’Islam e il Fascismo. San Francesco, poi, era nemico in concorrenza ma amico in essenza dell’Islam, riuscendo persino, narra una leggenda, “Actus e Fioretti”, a vaticinare con una visione chiaroveggente il battesimo che il sultano ayyubide avrebbe ricevuto in punto di morte da alcuni frati minori. Il famoso leader spirituale di Qom, Khomeini, invece, sosteneva che «il Sacro Corano ha sempre difeso il Cristo e la Vergine Maria, i cristiani, i loro capi religiosi e i Santi dalle calunnie». Il vero “infedele” Khomeini lo individuava nell’imperialismo Usa – il grande Satana – e nella democrazia imposta con la forza. I vostri scrupoli umanitari sono più infantili che ragionevoli», sosteneva rivolto alle dame della buona creanza “liberal”. Lui infatti era convinto innanzitutto che il compito più difficile per un uomo di religione sia quello di convertire un animale qual è l’uomo in un essere umano. E per ottenere questo obbiettivo non lesinava la frusta o la spada. Padre Pio stesso, in presenza del demonio, non era “pio” per nulla e non esitava a ingaggiare furiosi corpo a corpo con lui, picchiando duro pure sul capo di coloro che osavano presentarsi al suo cospetto senza il sacro anelito al pentimento.

Il diavolo, dice Buttafuoco, ha un identikit ben preciso: è «persona in giacca e cravatta, è ragionevole, è galantuomo di modi e pensa sempre bene. Il diavolo è morale, pratica l’etica, costruisce la pace, la democrazia, stampa i suoi giornali e convince la gente dabbene al progetto della giustizia universale. Il diavolo è appunto razionale, sovrintende alla distribuzione dei diritti e alla questua di desideri, concedendo sempre il meglio. Il diavolo è nelle fiction per famiglie negli spot della beneficienza, nelle promesse del mondo migliore, perfino là dove le mamme sono comprensive e i figli – perché mai non dovrebbero? – fanno il rap frocio in tv e contemporaneamente cantano l’Ave Maria in chiesa».

Non trovate queste paradigmatiche parole di Buttafuoco esemplarmente incarnate nello zuccheroso “verbo” veltroniano declinato in rancida salsa cattocomunista? Lo stesso Buttafuoco individua il demonio nell’illuminista Voltaire, che scribacchiò un’operetta infamante contro Muhammad: “Il fanatismo, ossia Maometto profeta”. Il fatto è che l’illuminismo, come sostenuto dal filosofo francofortese Adorno, ha usato i tanto magnificati “lumi” come arma di potenza e di aggressione nei confronti della natura, mutando la ragione in mito e la civiltà in barbarie. E di questo tralignamento Buttafuoco ne è arciconvinto, tanto da considerare la rivoluzione francese una delle più grandi sciagure dell’umanità, un evento infausto che ha portato l’Occidente al suicidio. Ora si tenta di fare lo stesso giochetto con i figli del deserto. A chi toccherà “dopo”?

Angelo Spaziano

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