Stadio, addio…

In queste prime settimane, i molti commentatori sportivi hanno notato un fatto in particolare: che gli stadi di calcio, in tutte le categorie (ma soprattutto in serie A e in serie B) sono quasi vuoti. Non si registrano più pienoni (che negli anni sono venuti sempre meno), ed i soliti, zelanti commentatori oltre a notare questo fatto, non hanno però saputo dare una risposta a questa loro osservazione.

In molti pensano che sia la violenza, che col tempo ha allontanato i tifosi dagli stadi italiani, facendogli preferire la poltrona di casa. Altri pensano che sia l’odio per il business del calcio e per gli stipendi troppo alti dei giocatori che ha creato questa situazione.

Ma anche se queste idee possono essere giuste per qualche verso, la cosa vera è che i commentatori sportivi non sanno quanto è lunga l’odissea odierna per chi vuole andare allo stadio. E non parlo solo dei prezzi, per niente popolari e per niente accessibili per le tasche delle persone normali, ma parlo delle difficoltà materiali per procurarsi un biglietto.

Capita a volte che i tagliandi siano venduti in varie agenzie (a Roma c’è la Lottomatica, mentre in altre città i biglietti si comprano nelle filiali delle banche), oppure a volte nei vari punti vendita delle società, creando una situazione di precarietà non sapendo mai dove vengono emessi i biglietti. In più con la chiusura del botteghino fuori lo stadio, che è sempre esistito, un tifoso non ha più la possibilità di acquistare l’ingresso allo stadio il giorno stesso, ma invece deve andarselo a cercare giorni prima nel luogo destinato alla vendita. In più serve un documento d’identità per acquistare il tutto con il famoso sistema dei biglietti nominali. Secondo questo sistema, nato per la sicurezza, nessuno tranne me può acquistare il tagliando e se mi trovo ad acquistarlo per altre persone devo portarmi il loro documento d’identità (perché in molti casi neanche la fotocopia è valida). Viene meno anche l’usanza di regalare l’ingresso dello stadio ad una persona cara, perché non posso chiedergli certo di prestarmi il documento senza motivo, e se dovesse essere scoperta ad esempio con il mio tagliando, rischierebbe delle sanzioni a suo carico.

Come si può notare diventa complicato, ed addirittura paradossale, per un qualunque cittadino recarsi in uno stadio. Quasi uno stress, soprattutto per i ritmi di oggi, che non permettono facilmente di prendersi mezze giornate di ferie o dallo studio per compiere tutte le operazioni sopra citate. Si potrebbe certamente obbiettare che tutto questo è fatto per garantire una migliore sicurezza negli stadi di calcio. Potrebbe essere, ma permettetemi di porre alcuni obiezioni.

Secondo il progetto, i biglietti nominali dovrebbe favorire l’identificazione delle persone. Ma quando capita mai che in uno stadio (soprattutto in una curva) le persone si siedano nello stesso posto assegnatogli dal biglietto? Per chi non è mai andato allo stadio sembra una cosa assurda, ma non lo è per chi sa che la tradizione dei “stadaioli” è mettersi sempre allo stesso posto, ogni anno, ogni partita, senza pensare a ciò che dice il biglietto. E poi ci si muove, ci si sposta. Siccome tutto questo è certo, e lo sanno anche coloro che hanno fatto questa legge, è chiaro che tutto questo sistema cade.

Cade quindi la giustificazione della difficoltà oggettiva di procurarsi i biglietti. Che senso ha?

Noi che non siamo coloro che tirano fuori dal cilindro risposte facili possiamo però dire che è questo, uno dei motivi principali che allontanano le persone dagli impianti sportivi. Perché vedere una partita di calcio è uno svago, ma se deve diventare come quando si va alla posta, beh, come si può recriminare l’allontanamento della gente? Come si può favorire questo sport venduto per le famiglie se non si creano le condizioni per le famiglie di andare a vedere questo sport?

Queste sì, che sono domande senza risposta.

Simone Migliorato

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