Piazza Navona e dintorni…

Ovvero: c’è modo e modo di comportarsi

Girando qua e là per la rete e raccogliendo i commenti sui fatti di P.zza Navona, nonché sulla pacifica contestazione alla liste di proscrizione di “Chi l’ha visto”, ho notato che il vero dibattito si sta concentrando sul vero tema/nodo “dei modelli comportamentali” : i giovani ragazzi del Blocco Studentesco e di Casa Pound hanno fatto bene a fare come hanno fatto ?

Il paradosso delle risposte è che tra i neo-sinistri reazionari ed i neo-destri-reazionari c’è piena convergenza di vedute e di risultati.

Neo-destri reazionari e modello “gandiano”

I “neo-destri reazionari” anticomunisti, contestano che non si deve mai andare in mezzo ai cortei degli studenti egemonizzati dalla sinistra, che non ci deve essere nessuna contaminazione destra-sinistra, che non si deve mai contestare in quel modo il governo istituzionale, che bisogna stare fuori dalle lotte sociali contro Berlusconi, e che soprattutto in caso di provocazione evidente, si debba subire l’aggressione per poi rivolgersi subito dopo ai giornalisti e alla polizia.

Questo modello comportamentale fu avviato dal morente FdG romano/rautiano di Alemanno di Rampelli e della Angelilli agli inizi degli anni ’90. Da allora i giovani frontini hanno preferito, ad ogni occasione, subire passivamente aggressioni, essere malmenati, scacciati, pubblicamente vilipesi, in modo da far vedere ai giornalisti che “i veri fascisti” erano quelli dei Centri Sociali.

Tale modello comportamentale ha generato per anni ed anni, come conseguenza inevitabile e paradossale, una riacutizzazione del mito della militanza anti-comunista (che alla fine degli anni ’80 era completamente scomparso), soprattutto tra le frange giovanili della destra extraparlamentare ed a comunismo pressoché esaurito storicamente. Grazie inoltre alle derive pre-politiche nate in Inghilterra, è nata agli inizi degli anni ’90 l’esatta caricatura di quello che a sinistra non riuscivano più ad immaginare da tempo: uno skinhead anti-comunista stupido, pelato e violento che messo sotto una lente di ingrandimento diventa un titano inarrestabile.

Ebbene dobbiamo ringraziare propio il modello gandiano, de-militarizzato e supino dei Rampelli e degli Alemanno se ha preso piede  l’altro modello comportamentale: militante estremista, beota, e caricaturale facendo danni inenarrabili.

Tale modello comportamentale gandiano peraltro, ha successivamente azzerato la capacità presenzialista della neo-nata Azione Giovani (erede diretta di un Fronte della Gioventù de-virilizzato ), che è stata relegata dall’apparato di partito ad un atteggiamento militante di bassissimo profilo, smobilitante, che a livello di comunicazione, peraltro, non è mai passato né nel bene né nel male: ma, soprattutto, ha inficiato completamente la possibilità di agire da parte di Azione Giovani in contesti ” trasversali “, liquidi, neutri e post-ideologici, dove invece la sinistra radicale ha continuato a farla completamente da padrone.

Tanto i new-global sapevano, che in caso di criticità/agibilità degli spazi, i bimbi di azione giovani avrebbero preso “gandianamente” schiaffi, e poi si sarebbe giocato tutto sul piano della “comunicazione” giornalistica .

D’altra parte abbiamo visto pure cosa, questo “modello anti-interventsita”, ha prodotto in termini di trasformismo dentro le classi dirigenti giovanili “di destra” e, soprattutto, la velenosa conseguenza sul piano dell’elaborazione meta-politica (il passo delle oche) .

L’autolimitazione cavalleresca

C’è qualcuno che ha provato a sollevare alternativamente al gandismo supino, il tema di una “autolimitazione cavalleresca” in caso di estrema criticità.

A P.zza Navona ci si doveva auto-limitare, e da cavalieri, infin recedere. Insomma una etichetta diversa e più ragionata della criticità. A parole sembra facile. Un’altra cosa è trovarsi lì in prima persona avendo davanti personaggi che esprimono come sempre, il loro “non cavalleresco” pregiudizio. Ma abbiamo visto tutti, che il problema anche se affrontato in termini di “autolimitazione cavalleresca ” sarebbe comunque fallito. Per proporre infatti una “auto-limitazione cavalleresca”, dall’altra parte ci devono essere altrettanti cavalieri, consapevoli delle regole delle Cavalleria, e non individui intenzionati come sempre a far saltare tutte le regole.

Da tener presente che ciò che ha spinto il Blocco allo “specifico modello comportamentale difensivo” di P.zza Navona, non ha la sua origine nel fantasma dell’anti-comunismo militante, come molti in malafede vogliono far credere, bensì proprio nel suo esatto contrario: la ricerca e la necessità storica del superamento ideologico e delle pregiudiziali, che qualche vegliardo attempato, in nome del suo retaggio tardo-resistenziale non ha  ancora intenzione di abbandonare.

Baci e abbracci tra fasci e compagni… Stiamo scherzando ?

I neo-sinistri reazionari, che ormai hanno abbracciato volentieri il ruolo degli ultimi reazionari , contestano a loro volta ai ragazzi del Blocco la non-legittimazione alle lotte sociali, a qualsiasi lotta sociale. Un fascista di borgata, un violento, non può partecipare ad alcuna lotta riformista, non deve presentarsi con una propria “specificità” di idee, di look, di atteggiamento, di immagine, ma deve rifluire silenziosamente ed anonimamente nel solito schema egemonizzato; ogni contestazione deve essere per default di sinistra e soprattutto anti-fascista. Cioè, in altre parole: se vuoi contestare il decreto-Gelmini devi esser prima di tutto anti-fascista!!! Altrimenti non sei “consustanziale” al movimento degli studenti, che per loro definizione antifascisti lo sono.

Anche qui viene messo sotto accusa il modello comportamentale del Blocco e la sua non-malneabilità, la sua non-liquefazione , la sua non-anonimicità, la sua capacità di emergere per temi, slogan, immagine, look e presenza. E questo è il vero motivo che ha mandato il sangue al cervello ai new-global nostrani che si sono sentiti in termini “sociologici” paradossalmente scavalcati “a sinistra”.

«Come è possibile – devono essersi detti – che oggi i fascisti e gli ultrà di borgata riescano ad imporre nella comunicazione trasversale, addirittura con l’uso spregiudicato delle tecnologie, una loro specificità che risulta emergere qualitativamente e quantitativamente più della nostra?».

D’altra parte a pompare la presenza dei giovani antagonisti “fascisti” (Blocco Studentesco – Lotta studentesca ecc. ecc.) erano stati proprio i quotidiani ed i media di sinistra, che hanno proposto la protesta in chiave bi-partisan alla Gelmini, come spontanea, naturale e non (da loro) etero-diretta.

Il problema si è creato quando lo stesso PD e gli sgherri dei Centri Sociali, che già in periferia non controllano più la situazione, hanno visto che il Blocco a Roma era in grado di egemonizzare la protesta e che, per i bimbi della sinistra baby ed incolore, era normale e naturale abbracciare un loro coetaneo del Blocco in pieno corteo condiviso.Insomma: Baci ed abbracci tra compagni e fasci? Ma stiamo scherzando ?

Apriti cielo. Hanno atteso il 29 ottobre per un dietrofront in piena regola, e hanno nuovamente puntato tutto per ricondurre “nell’immaginario collettivo del Cattiverio” i ragazzi del Blocco, a quel modello comportamentale classico dei “fascisti violenti, infiltrati dalla polizia, per distruggere lo spontaneo movimento studentesco”.

A questo si erano preparati da giorni. Gli è andata malissimo, perché sul piano della comunicazione e dell’agibilità, è stata pari e patta, nonostante la messa in campo degli ascari giornalisti compiacenti da una parte e delle falangi ultraquarantenni dall’altra (il servizio d’ordine di rifondazione che avevano preso permessi per questa loro azione cavalleresca ). Giornalisti che oltrettutto credevano che sarebbe stato oltremodo facile, creare pubblicamente come nel ’70, le liste di proscrizioni dalla TV pubblica, impaurire, creare panico, e non si aspettavano certo un blitz pacifico ma determinato e colorato come quello messo in atto da Casa Pound nella sede della Rai.

httpv://www.youtube.com/watch?v=sF9NNgJsA2E
(Casapound-Blocco Studentesco: Passeggiata futurista alla sede Rai)

I ragazzi non ubbidiscono più

Insomma; ormai a sinistra come a destra ci si rende conto che i “ragazzi non ubbidiscono più” alle regole del gioco , e vogliono infrangere gli schematismi pre-costituiti; ragazzi che hanno recuperato pienamente un modello diciannovista, scanzonato, situazionista, futrurista, astuto, veloce , de-strutturato, perfettamente in linea con la velocità della comunicazione, sempre pronto militarmente e a modulare la giusta risposta alla reazione rossa; senza esagerare o passare dalla parte del torto ma senza retrocedere di mezzo centimetro.

Questo sta facendo saltare le coronarie a molti: ai vecchi tromboni anti-fascisti di sinistra che non pensavano a una tale mutazione antropologica del ragazzo medio fascista, e che hanno subito notato come stanno cambiando le regole di ingaggio; ma anche ai “nuovi anti-fascisti reazionari di destra” che avevano lavorato per anni ed anni per smobilitare il modello comportamentale attivistico, allontanando lentamente i ragazzi dalla piazze condivise, dopo aver azzerato culturalmente quell’ istinto sano, primordiale, spartano, goliardico, della difesa attiva, vera linfa antropologica, vero modello comportamentale non assorbibile, omogeneizzato e/o liquefatto.

Modello comportamentale, con i quali tutti, e dico tutti, dovranno fare da oggi necessariamente i conti.

Francesco Mancinelli

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