La reazione è rossa

A proposito degli scontri di Piazza Navona

Almeno una cosa adesso è chiara: la reazione ha cambiato colore.

Se nel ‘68 furono i mazzieri di Almirante e Caradonna a farsi carico di rompere l’unità generazionale del movimento studentesco con l’improvvida spedizione all’Università di Roma, quarant’anni dopo, nel 2008, ci hanno pensato i picchiatori rossi…

Siccome a me non piace chiacchierare a vanvera, vi invito tutti alla visione del filmato qui sotto per prendere atto di chi ha provocato chi, chi ha preparato strategicamente l’assalto su territorio dopo averlo con ogni probabilità disegnato a tavolino e, infine, chi ha aggredito chi…

httpv://www.youtube.com/watch?v=5wTeI_tatoY

Solo la faccia tosta di Paolo Ferrero, in televisione, di fronte alle stesse identiche immagini che vi riproponiamo qui, ha potuto affermare che gli incidenti sono stati innescati dagli studenti che erano intorno e sopra la famosa camionetta bianca del Blocco Studentesco che da giorni sfila in testa ai cortei, senza aver prodotto il benché minimo atto di violenza.

Ora, come dicevo in apertura, sappiamo che il colore della reazione è rosso. Malauguratamente, la sostanza non cambia: oggi come ieri si torna alle contrapposizioni ideologiche e la contestazione alla “riforma Gelmini”, va in secondo piano. Per accorgersene, basta dare una scorsa alle prime pagine dei giornali del giorno dopo: una scaramuccia che, per quanto violenta è terminata con contusi che non arrivano a contarsi sulle dita di una mano, domina l’informazione riducendo le analisi del decreto approvato ieri ad un dettaglio di routine… Allora, cari comunisti che ieri vi siete presentati a Piazza Navona per rompere l’Onda studentesca, a chi avete giovato? A quale gioco vi siete prestati? Quale padrone avete servito? Qual era l’intenzione? Mettervi ancora una volta al servizio di interessi che a chiacchiere dichiarate di voler disintegrare e, invece, nei fatti, contribuite a consolidare?

Ma avete fatto di peggio voi, reazionari rossi: da oggi, probabilmente, ogni corteo, ogni presidio, ogni lezione all’aperto sarà militarizzato dalla polizia. Avete fatto, cioè, il gioco di quelli che, per esempio, dalle pagine di Libero, da settimane invocavano il ritorno all’ordine del celerino con il manganello… E l’area del dissenso, contro una riforma che ridurrà la scuola ad una “fondazione privata”, vivrà sotto l’incubo delle provocazioni e delle controprovocazioni, con quali esiti di efficacia per la protesta è fin troppo facile immaginare…

E perché lo avete fatto? Per amore dell’antifascismo. Oggi come ieri, oggi più di ieri, l’antifascismo è uno slogan all’ordine del giorno come la corrosione della barriera corallina per gli esquimesi… Eppure ve ne siete serviti…  Un solo tizio in piazza Navona, prima dell’arrivo dei vostri mazzieri, ha provato a intonare lo slogan “siamo tutti antifascisti”: aveva circa 60 anni e, a meno che non fosse un liceale ultraripetente, era lì solo per rinverdire i fasti dei suoi anni ‘70. Probabilmente, il poveretto si aspettava e avrebbe gradito che i ragazzi del Blocco Studentesco rispondessero con quel “Duce… Duce…” che, immancabilmente, solo voi sentite ogni volta che avete occasione di avvicinare l’area non-conforme. Invece, dalla famigerata camionetta bianca è partito il ben più appropiato coro “scemo… scemo…”, al quale si è unito il resto della piazza. La provocazione era andata a vuoto, senza che però la cosa vi abbia dissuaso dal cercare ugualmente lo scontro… Lo avete voluto e lo avete trovato, perché sfido chiunque ad essere aggredito senza provare almeno a difendersi… Vi dice niente che l’arrestato di Rifondazione Comunista abbia più di trent’anni e il ragazzo del Blocco, solo 19?

Da queste pagine, più volte, e l’articolo di Francesco Mancinelli “La gelmini e il nostro ’68”  di pochi giorni fa, postato qui lo dimostra, abbiamo rivolto inviti a superare le barriere ideologiche che minano alle fondamenta ogni reale volontà di cambiamento radicale di un sistema di potere che dimostra in ogni suo ambito crepe e mistificazioni; abbiamo sostenuto che se esiste il pericolo di una ricaduta nelle logiche micidiali della “strategie della tensione” degli anni ‘70, che paralizzarono la società italiana fino a condurla allo sfacelo di oggi, debba essere isolato e stroncato sul nascere; che il ritorno della violenza dei bastoni oggi, delle P38 e delle bombe – dio non voglia – domani, darebbe nuovo ossigeno alle caste e alle lobby che, ancora una volta, cercano di ricompattarsi cercando il nemico esterno…

E’ questo il gioco al quale vi state un’altra volta prestando? Ebbene, sappiatelo e mettetevelo bene in testa: noi non ricadremo in questa logica. Perché questa logica, ormai la conosciamo fin troppo bene per averla vissuta e pagata fino allo strazio. E per quanto ci è dato di fare, predicheremo ai nostri ragazzi: nervi saldi e cuori in alto…

miro renzaglia

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