Ernst Nolte. Storia, Europa…

…e modernità

«Il compito dell’intellettuale è quello di dimostrare che non tutto è omogeneo. L’intellettuale dovrebbe essere sempre pronto a svelare e comprendere la complessità del reale.» Parola del tedesco Ernst Nolte, il grande critico del comunismo, che in un libro-intervista a cura di Luigi Iannone, Storia, Europa e modernità (Le Lettere, Firenze, pp. 75, euro 8,50), confessa: «Descrivere e anlizzare il Novecento, quel complesso di ideologie e di regimi che hanno caratterizzato il secolo scorso, e’ stato il compito principlae della mia vita».

Nolte (Witten, 1923), una vita passata a revisionare e a indagare i totalitarismi del Novecento è autore, tra gli altri saggi, de I tre volti del fascismo. Ordinario di storia contemporanea a Marburgo e poi alla Freie Universitat di Berlino, ha insegnato a Yale, Cambridge e Gerusalemme. Luigi Iannone, scrittore e saggista, ha già firmato importanti contributi tra i quali si ricorda Un conservatore atipico. Giuseppe Prezzolini, intellettuale politicamente scorretto. Tra giovane intellettuale casertano e il vecchio studioso va in scena in queste pagine da studiare a fondo per la complessità di rimandi e piste che tracciano, un dialogo-confronto a tutto campo su società, tecnica e politica. Nolte, infatti, pungolato da Iannone, non fa mistero dei propri dubbi su Usa ed Europa. Così questa intervista a uno dei maggiori storici contemporanei riesce nello’intento di fornire una chiave di comprensione della modernità.

L’allievo di Martin Heideger ed Eugen Fink critica l’attuale processo di unificazione perché vi rintraccia una tendenza a considerare la ricchezza culturale come un problema e un tentativo di superare le differenze espellendo le proprie radici e accogliendo un’immigrazione di vaste dimensioni. Queste pagine sono però anche un percorso anticonformista sulla religione e sulla religiosità, sul liberalismo e sulla globalizzazione, sulla laicità e sull’etica, sulla guerra e sul pacifismo. E ricordando la visione spengleriana del Tramonto dell’Occidente, Nolte ribadisce l’importanza vitale della partita a scacchi che nella «società dei supermercati” che si gioca tra universalismo e identità particolari.

L’Ernst Nolte [nella foto sotto a sinistra] secondo cui «per fare storia non bisogna credere nel male assoluto», in un passaggio testuale rimarca: «Non e’ in alcun modo lecito credere nel male assoluto per ciò che concerne le cose umane: si può dire che il diavolo è il male assoluto, che Dio è il bene assoluto, ma nessun uomo, nessuna istituzione umana può essere definita assoluta, vista tutta la complessità e le relazioni che compongono la realtà umana. Questa contrapposizione manicheistica era (ed è) il contenuto principale di quella ideologia che chiamiamo politically correct. Senza questo modo di procedere gli odi, le ire, le polemiche sul mio articolo non sarebbero state così grandi». E su questa strada Nolte non risparmia una stoccata all’indirizzo dei politici, cui rimprovera un difetto: «quello di voler dire la verità in una frase o due».

Lo storico tedesco conferma poi la sua tesi secondo cui non è più possibile una cristianizzazione dell’Europa, ma si può ritrovare l’impeto della fede a una condizione: essere preparati a vivere come isole, piccoli gruppi in un mare assolutamente non cristiano. «L’ho detto ma ho parlato di ri-cristianizzazione -chiarisce l’ottantacinquenne storico- Non è possibile una ‘ri-cristianizzazione’ dell’Europa ma si puo’ trovare da qualche parte l’impeto sincero della fede e sviluppi sorprendenti. Per esempio, Frere Roger è stato abate di un chiostro, nel quale si accoglievano ospiti di ogni confessione, uno sviluppo per l’appunto, sorprendente e interessante. Sono convinto -spiega acora Nolte- che la Chiesa debba certamente rinunciare alla pretesa di essere una potenza onnipresente e credo che alcuni sviluppi molto avanzati, per esempio quelli di sottolineare soprattutto i diritti umani, come ha fatto Papa Giovanni Paolo II, sono anch’essi un fenomeno della secolarizzazione. Un cristiano non deve parlare dei diritti dell’uomo ma dei diritti dati da Dio all’uomo ».

Quanto al progresso, può avere aspetti molto pericolosi. Un esempio? «Se le frontiere sono aperte è utile per gli uomini onesti che vogliono visitare altri paesi, ma è un vantaggio anche per i criminali perché possono arrivare in questi nuovi posti senza essere nemmeno identificati. Il progresso contiene la possibilità del meglio e del peggio. Credo però che chi voglia identificarlo con le possibilità migliori sia sulla strada sbagliata». Il progresso può rendere felici, ma non soddisfa appieno l’umanità.

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