Casa cosa? CasaPound…

…Tutta un’altra cosa

“Fare cultura in CasaPound? E’ come essere il dietologo di Homer Simpson”.

La battuta, indubbiamente divertente, mi arriva da un mio vecchio amico, venuto anch’egli a conoscenza di questa arcana organizzazione balzata agli onori della cronaca grazie alla geometrica potenza del fuoco mediatico targato centri sociali/redazioni giornalistiche.

E’ così dunque? E’ questa l’immagine che è passata? Una via di mezzo tra i Cesaroni, i nazisti dell’Illinois e i drughi di Arancia Meccanica? Coatti pronti a menare le mani per un nonnulla, refrattari a ogni stimolo di natura culturale o artistica?

Fortunatamente questa immagine agghiacciante è tutt’altro che unanime e monolitica. Eppure il messaggio falsificato è stato lanciato e da qualche parte sembra avere attecchito. La squadra è forte, è brillante, piena di giovani promesse, fuoriclasse affermati e vecchi talenti che si mettono a disposizione. Qualcuno però vorrebbe che restasse eternamente in serie B. E allora quale miglior mezzo che il vecchio “diffamate, diffamate, qualcosa resterà”?

Eppure la verità è sempre rivoluzionaria.

Ma qual è la verità su CasaPound (e sul Blocco Studentesco, che ne è emanazione diretta)?

La verità, tanto per cominciare, è che CasaPound non fa cultura. E’ cultura. Ti accoglie già quando entri, la cultura, nei nomi colorati e sterminati dei padri nobili, vergati subito dopo l’occupazione nell’atrio dello stabile. Cultura non nel senso accademico e podagroso degli eruditi che gareggiano fra loro ostentando un ego ipertrofico eppure minuscolo. In CasaPound la cultura si respira in ogni cosa perché ovunque c’è voglia di “coltivarsi”. Di migliorare. Di ascendere. C’è cultura perché c’è curiosità, voglia di saperne di più. Perché non ci si accontenta. Perché si cerca qualcosa di diverso. Perché si crea qualcosa di diverso.

Più concretamente, tutto ciò si traduce in più di cinquanta conferenze realizzate in soli quattro anni. In esse hanno preso la parola, tra gli altri, Pietrangelo Buttafuoco, Massimo Fini, Angelo Mellone, Nicola Rao, Giano Accame, Luciano Lanna, Filippo Rossi, Ugo Maria Tassinari, Sandro Provvisionato, Luca Telese, Giacinto Auriti, Andrea Benzi, Miro Renzaglia, Caterina Ricciardi, Luca Gallesi, Sandro Giovannini, Giovanni Damiano, Maurizio Murelli, Enzo Cipriano, Aldo di Lello, Maurizio Pio Rocchi, Carlo Gambescia, Alberto Castelvecchi, Guido Giraudo, Jack Marchal, Gerardo Picardo, Giuseppe Ardica e tanti altri.

Si è parlato di: emergenza abitativa, 11 settembre, Ezra Pound, indiani d’America, Julius Evola, medicine alternative, anni di piombo, revisionismo storico, Filippo Corridoni, nuove tecnologie, arte non conforme, strage di Bologna, mondo ultras, geopolitica, società dei consumi, teorie monetarie alternative, evoluzionismo, Ustica, futuro della democrazia, architettura, lavoro, alpinismo e tanto altro.

Un luogo attivo, insomma. Un luogo aperto. Dove si discute alla luce del sole. Dove sono passati nomi importanti del pensiero non conforme, della destra istituzionale, della sinistra non ottusamente blindata dietro l’antifascismo trinariciuto. Niente a che vedere con uno scantinato umido, in penombra, dove si trama sottovoce, dove si agisce di nascosto, dove ci si rifugia dal mondo. Ciò che colpisce è anzi la solarità del luogo. Il colore, la musica. Ecco, questi ultimi sono realmente elementi onnipresenti. Non c’è luogo attinente all'”area non conforme” in cui non vi siano disegni, murales, tracce di vita, di sogni, di speranze, macchie di colore a ridare vita a ciò che è stato sottratto ai signori della morte. E musica, tanta musica. I mostri sacri della musica “d’area”, certo (in primis, ça va sans dire, Zetazeroalfa), ma anche Motorhead, Dropkick Murphys, Social Distortion, Ac/Dc. It’s only rock‘n roll, baby.

E in mezzo, sopra, sotto a tutto ciò, un brulicare frenetico ma ordinato di ragazzi e ragazze. Spesso giovanissimi, sempre sorridenti, ognuno con un compito, ognuno al posto giusto. L’età media dei militanti è 20 anni, chi ha 35 anni funge già da maestro saggio, se ne hai di più sei un marziano. Nella provincia di Roma il Blocco Studentesco ha preso qualcosa come 37.000 voti. I loro volti li trovi in piazza, poi nelle scuole, poi davanti alle telecamere. Infine vai al pub e li trovi anche lì, dietro la spinatrice, sempre gli stessi, come fosse la cosa più naturale del mondo. Spesso, con un’umiltà sconosciuta ai loro coetanei, ti fanno domande, ma dai loro sguardi sai che inevitabilmente riceverai da loro molto più di ciò che sarai stato capace di dare. Sono le persone che vorresti avere come figli, come fratelli, come compagni di lotta e di vita. Sono gli stessi che ritrovi cerchiati nei video degli sbirri di complemento, esposti al pubblico ludibrio per non aver voluto cedere la piazza alle camorre rosse e agli aguzzini del pensiero unico.

Ma non è finita qui. CasaPound è il “Teatro non conforme Filippo Tommaso Marinetti“. E’ librerie: la Testa di Ferro, Santabarbara, Spazio Lacerba, per dire i primi nomi che vengono in mente. E’ birrerie, circoli ricreativi, pub (ah, prima o poi dovrò scriverne, della metafisica del Cutty Sark…). E’ Radio Bandiera Nera, una web radio attiva 24 ore su 24 con redazioni ad Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Firenze, Genova, L’Aquila, Lamezia, Latina, Lucca, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Piacenza, Roma, Salerno, La Spezia, Torino, Trieste, Verbania, Verona, nell’Umbria, nella Valle Seriana e ancora in Grecia, Olanda, Canada, Francia e persino… Cina.

E poi la battaglia per il mutuo sociale e contro l’emergenza abitativa.

E poi le famiglie italiane cui viene offerto un tetto in situazioni dignitose e decorose.

E poi il sostegno a Popoli, impegnata in Birmania al fianco dei Karen e contro i narcos locali.

E poi la distribuzione gratuita di pane e latte alle famiglie in difficoltà

E poi le donazioni di sangue.

E poi le raccolte fondi per ospedali ed enti umanitari.

E poi …

E poi?

Dice: “Ma non ti scordi nulla? Non hai abbellito il quadro? E la violenza?”. Già, brutto affare la violenza. Quella esercitata nei confronti di un popolo spossessato di se stesso. Quella delle banche, degli usurai, dei palazzinari. Quella di chi ti priva della casa, della salute, della dignità. Quella delle periferie multirazziste, dove la polis muore ogni giorno nei ghettifici tirati su per perpetrare il brutto. Quella annoiata dei figli viziati, ingrassati, annichiliti di un mondo che non ha più nulla da insegnare. Quella delle mafie che hanno costruito e foraggiato la repubblica. Quella dei bombardamenti terapeutici, delle stragi umanitarie, degli embarghi democratici. E’ per giustificare questa eterna colpa che si strumentalizzano meri fatti di cronaca, che si inverte la responsabilità di aggressori e aggrediti, che si travisano i fatti, sparando a zero sul bersaglio più semplice: perché giovane, privo di padrini, perché non ammanicato coi salotti buoni. Perchè bello, libero e ribelle. Tanto da fare invidia.

Adriano Scianca

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