Spagna. Garzòn:

“Processate quel cadavere!”

Se non fosse un argomento terribilmente serio, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate. Il giudice spagnolo [W:Baltasar Garzòn][nella foto a destra] ha chiesto all’anagrafe di Madrid e di altre città il certificato di morte dell’ex dittatore Francisco Franco e di altri 34 dirigenti della [W:Falange] e del governo nazionalista. Tutti accusati di crimini contro l’umanità, per aver pianificato e organizzato l’eliminazione fisica dei rivali politici di sinistra a partire dall’ “alzamiento” del 18 luglio del 1936 e fino al 1951.

E così dopo aver ordinato l’arresto di [W:Pinochet], istruito un processo contro i militari argentini, chiesto di ammanettare [W:Osama Bin Laden], tentato di processare Berlusconi per il caso TeleCinco, chiuso giornali considerati vicini all’[W:Eta] e abolito per via giudiziale partiti che nei Paesi Baschi arrivavano persino ad avere sindaci, ora Garzòn ha deciso di fare un salto di qualità. Non gli basta più ergersi a supremo giudice con competenza pressoché illimitata sull’intero orbe terracqueo. Adesso vuole diventare il primo magistrato con giurisdizione sullo spazio e sul tempo. «E’ un po’ come se chiedesse il certificato di morte di Napoleone in relazione ai fatti del 2 maggio 1808 – ha ironizzato Esperanza Aguirre, presidentessa della Comunità autonoma di Madrid di area Pp – quando diede ordine di fucilare tutti gli spagnoli sospettati di partecipare alla rivolta antifrancese».

In Spagna molti l’hanno presa sul ridere. Garzòn è unanimemente chiamato “el juez estrella” (noi, meno attaccati alla lingua patria, diremmo “giudice star”) e le sue stramberie ormai non generano quasi più stupore. Ma altri gli hanno invece risposto per le rime. L’anziano [W:Manuel Fraga], che di Franco fu uno degli ultimi ministri e in seguito è stato presidente del Pp e governatore della Galizia, l’ha liquidata come la boutade «di un signore che si autodefinisce competente in questa materia, malgrado l’esistenza di leggi di amnistia. Riesumare i problemi connessi alla Guerra Civile, che fu una tragedia per entrambe
le parti, è un gravissimo errore politico».

Il commento più velenoso, però, è arrivato da El Mundo, quotidiano di area liberal-conservatrice. Parlando di “Truculenta garzonada” l’autorevole giornale madrileno sottolinea che l’indagine non arriverà mai a un processo, perché la Ley di Amnistìa varata nel 1977 (a Franco morto…) chiudeva per sempre con le responsabilità penali circa i delitti politici commessi prima del 15 dicembre 1976, di qualsiasi gravità e da compiuti da qualsiasi parte politica. «Ma a Garzòn questo non importa – attacca El Mundo – perché non cerca giustizia, ma la vuole anzi strumentalizzare per i suoi fini personali. La realtà è che fra viaggi in America Latina per denunciare i crimini delle dittature, le conferenze, i libri e la realizzazione di documentari, gli restano poche ore per svolgere il suo lavoro. E’ forse per questo che non è stato capace di investigare su chi ha fatto la spiata agli “esattori” dell’Eta, non ha avuto tempo di trascrivere le  intercettazioni telefoniche dei fondamentalisti islamici, che forse avrebbero evitato l’attentato dell’11 marzo, e ha lasciato enormi lacune in quasi tutti i processi che ha istruito».

Naturalmente è intervenuta anche la Falange de las JONS, piccolo partito che ancor oggi si richiama a Franco e soprattutto agli insegnamenti di [W:Josè Antonio Primo de Rivera] [nel ritratto a sinistra]: «Non abbiamo mai propugnato la violenza fine a se stessa e dei crimini commessi durante la Guerra Civile sono responsabili solo gli autori materiali degli stessi. Il governo e giudici star come Garzòn vogliono solo imporre
una rivincita di stile talebano».

Gli sparuti epigoni del falangismo forse hanno visto giusto. La comica apertura di un’indagine su Franco e altri 34 gerarchi – tutti morti e sepolti da anni – probabilmente non è solo frutto del delirio di onnipotenza di giudice ambizioso. E’ da anni che il premier Rodriguez Zapatero e i suoi collaboratori lavorano ai fianchi la “storia” della Spagna. Perché nella concezione giacobina del leader socialista, non basta vincere le elezioni e governare meglio di Aznar (impresa tutt’altro che impossibile). E neanche ridisegnare una nuova Spagna.

Bisogna cancellare quella vecchia e rimuovere ogni traccia del passato, a costo di riesumare i cadaveri di 70 anni fa. Si badi bene, non per dare degna sepoltura ai caduti di quella che all’epoca fu “la parte sbagliata”. E neppure per venire incontro alle giuste richieste dei familiari, che in molti casi non hanno mai avuto una tomba su cui piangere.

A molti il disegno sembra un altro: riscrivere la storia del Paese alla luce dei dogmi della correttezza politica, espropriando i nemici (compresi quelli sotto terra da anni) dello status di avversario e
persino di essere umano, giudicandoli con gli strumenti astratti e manichei del Male Assoluto e del Crimine contro l’Umanità, che non prevedono limiti territoriali né temporali. E neppure senso del ridicolo, a quanto pare. Abbiamo vissuto esperienze analoghe, alcuni decenni fa. Speravamo che la Spagna, uscita da più di trent’anni da una fase di transizione complicata e sofferta ma tutto sommato pacifica, ne venisse risparmiata.

Giorgio Ballario

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