Francesca Bonanni. Danza…

…metafisica

C’è una pagina poco nota della nostra pittura novecentesca, che possiamo definire orientalista. Non si tratta, però, dell’Orientalismo per così dire cronologicamente congruente dei numerosi artisti che lasciarono testimonianze più o meno fitte, più o meno coinvolgenti, dei loro soggiorni in Africa e in Asia tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del XX secolo, alimentando anche da noi un filone che aveva il suo capostipite nel celebre viaggio di Delacroix in Algeria e in Marocco. Negli anni Venti e Trenta del secolo passato, di pari passo con l’estendersi dei nostri effimeri possedimenti africani, il Ministero delle Colonie incaricò una nutrita pattuglia di artisti di ritrarre ambienti, personaggi, paesaggi tipici dei nostri territori coloniali, soprattutto in Libia e in Eritrea, per lasciare, a futura memoria, delle testimonianze di un colore locale, di atmosfere che andavano mutando a ritmo accelerato, soprattutto a seguito del processo di occidentalizzazione introdotto dalla nostra presenza sul posto.

Alcune decine di pittori, tra cui anche personalità di cospicuo valore come Laurenzio Laurenzi e Teodoro Wolf Ferrari (ma anche qualche scultore), si accinsero all’opera: centinaia e centinaia di dipinti e sculture furono destinati a quello che era allora il Museo Africano, le cui raccolte vennero anni addietro insipientemente smembrate e disperse, confluendo infine nel patrimonio dell’Isiao, che raccoglie, a sua volta, l’eredità dell’Ismeo, voluto dal grande Guseppe Tucci, e del citato Museo Africano.

Non sono opere di facile accessibilità, eppure, negli ultimi anni, una selezione di esse fu restaurata ed esposta a Roma in un paio di mostre.

Mutando le innumerevoli cose che sono e vanno mutate, è poi del tutto arbitraria questa associazione, che mi è sorta spontanea, tra quel tardo, eppure singolare e stimolante, orientalismo coloniale e questi dipinti di Francesca Bonanni? Ritengo di no; penso che, in comune, tra quelle lontane testimonianze e gli oli e le tempere recentissimi dell’artista romana sussista un fondamentale motivo: la fascinazione esercitata dall’esotico. Vi scorgi le distese di sabbia e le oasi, le architetture di terra e i palmizi, le ombre lunghe stampate sulle dune desertiche da cammelli e portatori, e naturalmente il mare, azzurrissimo e onnipresente. Perché si può affermare di questi dipinti, in analogia con le celebri parole di Arrigo Heine sull’Odissea, che in essi “mormora il mare”.

L’oro del mediterraneo – così si intitola questa serie di dipinti – ci offre certamente un versante diverso della pittura di Francesca Bonanni, rispetto a quello che fin qui conoscevamo; diverso, ma non conflittuale con l’altro. Perché la dimensione usuale dell’artista romana era quella di una mediterraneità, assunta alla stregua di cifra stilistica. Una solarità perentoria che si associava, poniamo, alla predilezione per le bianche architetture razional-novecentiste, che spontaneamente rinviavano alla evocazione di ambientazioni e di atmosfere metafisiche.

Inquadrature di alti silenzi, di rare e straniate presenze umane. Ma questo è un tema ravvisabile anche nel ciclo L’oro del Mediterraneo: basti pensare a opere come La via delle spezie e La via dei pigmenti, ma soprattutto La torre d’oro, con quel cavallo che riesce istintivo immaginare bronzea scultura, solo e spiazzante sullo sfondo delle dune desertiche.

Carlo Fabrizio Carli

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Comunicato de “Il Fondo”
Invito di partecipazione

Ambasciata della Repubblica di Serbia
Roma – Via dei Monti Parioli, 22
Incontro con i bambini di Kosovo e Metohija
Lunedì 6 ottobre, ore 16,00

Rinascere Onlus – Presidente Maria Lina Veca –
nell’ambito del progetto “Arca di Pace” in collaborazione
con la Provincia di Roma, il Ministero dell’Istruzione, la
Comunità Montana dell’Aniene, il Ministero della
Repubblica di Serbia per Kosovo e Metohija, l’Ambasciata
di Serbia a Roma, organizza, per il secondo anno
consecutivo, l’ospitalità e il gemellaggio della scuola
“Branko Radicevic'” di Cernica (Gnjilane, Kosovo e
Metohija) e la scuola “Eduardo de Filippo” di Collevederde
(Roma) che ha come titolo “LIBERI DI MUOVERSI”.
Per illustrare il progetto, che ha l’intento principale
di realizzare amicizia e collaborazione fra le scuole ma
soprattutto di far conoscere e denunciare la condizione di
invivibilità e violazione dei diritti umani elementari
in cui è costretta la comunità serba nelle enclavi di
Kosovo e Metohija, sarà presentato il video di Maria Lina
Veca e Alessandro Antonaroli “Katastrofa” (24′) realizzato
nelle enclavi di Sud Kosovo nel febbraio 2008 e sarà
illustrato il progetto “Arca di Pace” alla presenza di
rappresentanti della provincia di Roma e dell’Istituto
Eduardo de Filippo, nonché di Unesco Italia e del
Presidente di Rinascere Onlus Maria Lina Veca.

Interverranno:
Dott.ssa Sanda Raskovic-Ivic, Ambasciatore della
Repubblica di Serbia in Italia Tommaso Di Francesco,
giornalista de Il Manifesto Maria Lina Veca
Gen. Fabio Mini, già comandante KFOR in Kosovo
e Metohija.

Aderiscono:
Il Fondo
Soccorso Sociale
Centro Studi Polaris

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