Do you have a facebook?

Lo abbiamo detto mille volte: basta con gli snob, i passatisti, i moralisti, i radical chic che bacchettano nuove tendenze che non capiscono e non vogliono capire, quelli che i “i giovani d’oggi non hanno più valori”. Al bando i santoni degli elzeviri progressisti che maledicono un mondo che, semplicemente, è troppo avanti per riconoscer loro un’autorevolezza immaginata di diritto divino. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, ché non fa mai male. Ma almeno il social network risparmiatecelo. Ogni limite ha una pazienza, diceva Totò. E va bene essere propositivi, futuristi, aperti, elastici, ma da qui alla vocazione al martirio ce ne passa. Cioè, uno passa una vita cercando di sfuggire agli amici che vogliono a tutti i costi farti vedere le foto delle vacanze (“io che sorrido sotto la Tour Eiffel”… “io che saluto sotto l’Arco di Trionfo”… “io che faccio una faccia buffa a Place de la Concorde”… “io”.. “io”… “io”…) e poi ti ritrovi inchiodato per ore davanti al pc a sorbirti le diapositive delle ferie in versione 2.0? No grazie, preferisco vivere.

Ma andiamo con ordine. Che cos’è, innanzitutto, un social network? Molto semplicemente: si tratta di una rete, un network, appunto, in cui diverse persone entrano in contatto tra loro. Ognuna di esse ha una propria pagina personale con i propri dati, qualche foto, notizie per lo più inutili sui propri interessi, sulla sua situazione sentimentale o professionale etc. Gli iscritti al network possono visitare le pagine degli altri e comunicare con loro, se autorizzate e assurte al ruolo di “amici”. Un modo per comunicare on line, insomma, nulla di più. Utile, ad esempio, per chi vuole rientrare in contatto con vecchi compagni di scuola con cui ha perso i contatti. O, al solito, rimorchiare qualche inesperta internauta folgorata dalle foto delle vacanze sapientemente scelte fra quelle meno impietose rispetto alla prova costume. O, più semplicemente, utilizzare un mezzo di comunicazione alternativo alla mail, alla chat o ai più tradizionali telefoni. Il problema, spesso, è trovare qualcosa da dire. Già perché il social network è la profezia di McLuhan fattasi carne o, meglio, pixel. Il messaggio si confonde col medium: non si guardano i programmi in tv, si guarda la tv. Non si usa il telefonino per dirsi qualcosa che altrimenti sarebbe stata comunicata in altro modo, si parla poiché c’è il telefonino. Allo stesso modo, ma all’ennesima potenza, si usa il social network per instaurare una comunicazione fittizia che non comunica nulla. La “chiacchiera” heideggeriana.

Eppure il fenomeno spopola. La punta di diamante del social network è Facebook, che ha da poco superato il rivale MySpace per numero di visite uniche (132 milioni contro 117 allo scorso giugno). Fondato, come vuole una già radicata tradizione del self made man internettiano, da uno studente diciannovenne, Facebook figura dal luglio 2007 nella top ten dei siti più visitati al mondo e conta oltre 60 milioni di foto caricate settimanalmente. Il sito vanta attualmente oltre 100 milioni di utenti in tutto il mondo ed è valutato più di 16 miliardi di dollari. Proprio stasera, a Roma, dovrebbe esserci un “Facebook party” aperto a tutti gli iscritti al social network. Si sono già segnati in quarantamila. Quello di Milano, invece, è stato già posticipato per le troppe adesioni. Ma anche istituzioni un tempo note per incarnare discrezione e segretezza hanno oggi il loro account personale nelle varie reti sociali. E’ il caso del MI6, il celebre servizio segreto britannico, un tempo dispensatore di licenze di uccidere ad agenti in smoking ed ora presente con annunci su Facebook per reclutare nuovi James Bond. Pochi mesi prima era invece uscita la notizia dell’apertura di un sito di social networking destinato agli agenti dei servizi di intelligence Usa.

Ma il dato più interessante è forse un altro. Pare infatti che Facebook abbia superato in popolarità, fra gli internauti, quella che è la vera ragione segreta (si fa per dire) del boom di internet: il porno. Una ricerca americana ha infatti dimostrato che in Google, Yahoo! e simili le ricerche riguardanti il porno sono scese dal 20% al 10% del totale, mentre si è impennato il numero di ricerche relative ai vari social network. Un sorpasso storico, ma forse documentato con metodi di indagine che hanno un’idea superata di internet. L’era degli adolescenti in cerca di divertimento proibito che digitavano “tette” sui motori di ricerca è finito da un pezzo e anche in questo ambito il consumatore si è fatto più accorto, navigando in modo più mirato e diretto. I dati restano comunque impressionanti, anche se il fenomeno risente molto di una infatuazione modaiola. E, si sa, ciò che è di moda passa di moda. L’anno scorso, ad esempio, sembrava che il mondo non potesse fare a meno di Second Life. Oggi chi se lo ricorda? Eppure il progetto di Linden Lab aveva una carica mitopoietica superiore rispetto ai vari MySpace, anche se forse ha scontato una struttura poco immediata e non alla portata di tutti. Facebook ha invece il pregio di essere semplice, diretto, senza fronzoli.

Eppure anche qui si intravedono impercettibili segnali di cedimento. Intanto il colosso di internet perde i primi pezzi. E’ notizia recente che Dustin Moskowitz, co-fondatore del sito nel 2004 con Mark Zuckerberg, lascerà presto l’azienda per fondare, insieme all’ex ingegnere di Google Justin Rosenstein, un social network pensato dedicato alle imprese. Ma c’è un altro big dell’informatica che è uscito da Facebook (anche se vi era entrato da semplice utente): Bill Gates. Niente di meno. Il fondatore di Microsoft ha infatti da poco chiuso il suo account. E, per quanto possa essere discutibile il personaggio, non è certo un buon segno. Tra dicembre 2007 e gennaio 2008, del resto, in Francia ventimila utenti hanno fatto lo stesso, seguiti da 23 mila spagnoli. Chissà quanti milioni di entusiastici nuovi frequentatori il sito ha nel frattempo acquistato, è vero, ma sta di fatto che intanto la community dei delusi si ingrossa. Al di là dei soliti, pittoreschi aneddoti di adulteri svelati da un uso poco accorto del proprio profilo e roba del genere, in molti stanno più seriamente meditando sui rischi per la propria privacy. Le selezioni del personale, tanto per dirne una, passano sempre più spesso per ricerche su blog, siti personali e pagine di Facebook realtive al candidato. Hai voglia a mettere il vestito buono, mangiare mentine e sfoderare il sorriso magico: se poi hai gridato al mondo le tue passioni talora poco ortodosse via internet è facile che il datore di lavoro passi oltre. “Comunque le faremo sapere”.

Fra i perplessi c’è però anche Mario Adinolfi, il rubicondo ex candidato alle primarie del Pd e già acidulo tuttologo televisivo. «Da un mesetto abbondante – scrive sul suo blog nel sito di La7 – sono finito nell’incubo Facebook. E, insomma, ora dovete salvarmi. Ma, dico io: può un trentasettenne che si considerava persino brillante trascorrere metà del proprio tempo sul web ad aggiungere fantomatici “amici” al proprio fantomatico network di cui, realisticamente, non sa che farsene?». Non fa una piega, mi ha convinto. Domani mi iscrivo a Facebook anch’io.

Adriano Scianca

L’appuntamento è per stasera – dalle 22 alle 4 – allo Spazio Zero Village in Viale Tor di Quinto a Roma, prima città italiana a ospitare il 1° Mega Party di Facebook. Quarantamila adesioni annunciate e un programma all’insegna del made in Fb: a esibirsi in musica, danza e spettacoli vari, saranno artisti rigorosamente registrati al sito. «Abbiamo colto un desiderio di tutti – sottolinea soddisfatto Giovanni Simone, uno degli ideatori dell’evento – quello di incontrare nella real life i tanti amici conosciuti in rete». Già, la facebookmania si fa ogni giorno più contagiosa e i cybernauti, per una sera, si apprestano ad abbandonare tastiera e monitor per darsi ai festeggiamenti. Consumato nell’estate il sorpasso nei confronti di MySpace, principale concorrente, “il libro delle facce” conta nel nostro paese un milione di appassionati e il numero degli iscritti continua a crescere esponenzialmente. Un successo di dimensioni planetarie che ha fatto di Mark Zuckerberg, il brufoloso studente di Harvard che l’ha lanciato nel 2004, «il più giovane miliardario del mondo», come l’ha definito recentemente la rivista statunitense Forbes. Una storia esemplare, tanto che la Sony ha già annunciato di volerne fare un film diretto da Aaron Sorkin. L’idea di Zuckerberg – dare vita a una specie di bacheca online in grado di mettere in rete gli studenti del college coniugando tradizione, gli annuari con fotina personale, e innovazione, l’interattività multimediale del web – è risultata geniale. Il passaparola ha fatto il resto, attraversando l’oceano e facendo di Fb – con i suoi 132 milioni di iscritti – il social network più frequentato del mondo. E non solo dagli studenti. Sono sempre di più gli over 35 disponibili a misurarsi nell’agorà telematica, collezionando amici – perché i profili individuali possono essere visualizzati solo da “amici” riconosciuti come tali – e pubblicando disinvoltamente foto familiari, elencando minuziose liste di interessi personali e postando continui aggiornamenti sull’andamento della propria giornata con brevi bollettini (“stato” nel linguaggio di Fb). Del resto, il sito offre le applicazioni più diverse: oltre alla condivisione di testi, link e video, è possibile dare vita a gruppi “dedicati” a un tema, al fine di conoscere persone affini (o semplicemente per ridere insieme), organizzare eventi a inviti o semplicemente dilettarsi con giochini di varia natura. Trendyssimo è l’advocacy politico-sociale, sposare cause umanitarie o politiche: dalle più nobili – “stop child abuse” – alle più ironiche, come “aboliamo gli autovelox”. In tutto questo baillame non potevano mancare gli intellettuali, in tanti iscritti a Fb ma in pochi disponibili a parlarne bene. Vittorio Zambardino di Repubblica sembra quasi doversi giustificarsi per la discesa negli inferi del web: «Ai colleghi dico che questo è il pubblico, sono quelli che ci danno da mangiare. Sapere come vivono è importante. Per saperlo c’è un solo modo: essere uno di loro». «Snobberia da guru dell’internet divulgatio», commenta Gianluca Nicoletti, perfettamente a proprio agio su Fb, tanto da aver fatto dei suoi oltre 3.500 amici una redazione aggiunta virtuale di Melog, la trasmissione radiofonica che conduce su Radio 24. «Fb – ci dice – è un fenomeno da quando in Italia se ne sono accorti i soliti quattro strafighettoni e ci hanno intinto il piedino come facevano le signorine primi Novecento quando andavano al mare con i braghettoni alla caviglia. Potrei fare esempi in quantità di personaggi noti che non scrivono mai una nota, un pensiero, una provocazione oltre la foto ufficiale e uno scarno profilo. Altri pagano forzatamente la necessità di mostrasi “tecnologicamente avanzati” e hanno affidato a sottoposti il compito di alimentare la community di adoranti alla loro immaginetta. La callipigerrima (testuale, ndr) Marianna Aprile di Novella 2000 si è mostrata anni luce avanti». E infatti la giornalista pugliese si mostra entusiasta, se non altro per il lavoro risparmiato: «Per noi è l’ultima frontiera del gossip: non abbiamo più bisogno di paparazzare, pedinare, carpire notizie con interviste. I volti noti, specie quelli dell’intellighenzia e della cultura, si “costituiscono” su Fb, mettendo in piazza tutto di sé». Esibizionisti che – per dirla con Gian Paolo Serino, autore sul Giornale di un ritratto al vetriolo sulle “penne famose” iscritte a Fb – «fingono di cercare amici ma vogliono una claque virtuale»? Forse per qualcuno è così. Non è certo il caso di tanti scrittori-facebooker, pronti a mettersi in discussione. Francesca Mazzucato – autrice di Generazione McDonald’s, romanzo appena pubblicato dall’editore Marlin – risponde (di persona) in un nanosecondo. Disponibilissimo è anche Luca Telese. Non solo “cuori neri”, perché Fb è assolutamente bipartisan. Altrettanto alla mano è Cristiano Armati, autore di Cuori rossi. Ippolito Edmondo Ferrario, scrittore e gallerista milanese con ben tre libri in uscita – Les Affreux, I Terribili. Storia dei mercenari italiani in Congo e Il segreto del castello di Milano (Mursia) e Le notti gotiche di Triora (Frilli) – è su Fb «per il piacere di confrontarmi con i miei lettori». Fabrizio Rondolino, addirittura, pubblica in esclusiva per i suoi 700 amici di Fb una strepitosa “Autobiografia di Pinocchio” a puntate che riprende e rielabora una prima versione apparsa sul La Stampa nel 2002. Cristina Di Giorgi, autrice di Note alternative, la musica emergente dei giovani di destra (Edizioni Trecento), confessa candidamente: «Mediante la mia pagina personale – ci dice – sono entrata in contatto con diverse persone interessate al volume e sono riuscita anche ad organizzare presentazioni in città diverse dalla mia». C’è mica niente di male! Non meno numeroso il partito dei sostenitori di Fb. Giovanni Tarantino, giovane collaboratore del Secolo d’Italia e indagatore delle mode giovanili, lo definisce «un luogo postmoderno dove le idee circolano bene e velocemente». Domenico Naso, giornalista e animatore del Megafono.net, blog liberale, liberista e libertario, sottolinea: «Fb è l’ultima frontiera della condivisione di interessi su Internet. I blog, che fino a un paio di anni fa credevamo invincibili, oggi arrancano, non riescono a stare al passo con uno strumento così multiforme». Filippo Rossi, giornalista e scrittore, non è stato a guardare e su Fb ha dato vita al gruppo “Caffeina Cultura”, dal nome del festival viterbese da lui ideato. Per la definizione del programma e persino della sigla da scegliere per la prossima edizione – la terza, prevista per luglio 2009 – si è rivolto ai 1000 iscritti aggregati in poche settimane: vero e proprio esempio di un uso partecipativo del mezzo. «Fb rimpicciolisce il mondo e con uno sforzo minimo – ci spiega Barbara Mennitti, direttore di Ideazione.com e sostenitrice di un uso equilibrato di Fb – si può utilizzare in molti modi: per restare in contatto con i vecchi amici o come vetrina di quello che si fa, per ampliare la propria rete di conoscenze (anche se virtuali), per sfidare qualcuno al gioco o per lanciare campagne e darvi risonanza». Di tutt’altro avviso Gianfranco Franchi, letterato romano di sangue triestino e responsabile di Lankelot.eu: «Ci sono persone che non vedo o non sento da anni. La ragione? Non abbiamo più niente da dirci. La prova? Fb. Ci ritroviamo, “ciao, che fine hai fatto?”, diciamo due o tre frasi e poi restiamo in silenzio. La verità è che la vita ha già fatto la sua selezione. Internet può servire a una piccola e media editoria di progetto e senza padrone». Altrettanto scettico è Giancarlo Loquenzi, che pure ha creato su Fb un gruppo di riferimento al giornale online che dirige, L’occidentale: «Si ammucchiano “amici” più per una sindrome da collezionista che per una vera voglia di relazioni. L’unico vantaggio di Fb è aver ridotto il numero delle persone che fanno ricorso ai siti porno». E questo è un dato certificato da Bill Tancer, direttore di Hitwise, una delle principali agenzie di monitoraggio del web: dopo un decennio di dominio assoluto dei siti a luce rossa, sono i social network a farla da padrone. Un dato che certamente non sfugge ai politici, il cui numero di presenze su Fb aumenta di giorno in giorno. Gianmario Mariniello, pioniere della giovane destra sul web, è stato tra i primi a sbarcare su Fb: «Lo strumento telematico non può sostituire il contatto umano, né aiuta a fare voti – avverte – oggi, però, avere un profilo su Fb è fondamentale per aumentare la propria visibilità. Poi capita spesso che i contatti virtuali divengano contatti reali. E questo è sicuramente un completamento necessario per chi fa politica». Approccio più immaginifico quello di Miro Renzaglia, poeta, scrittore e blogger: «Fb è l’iperuranio. Vale a dire: il regno da dove la luce dell’essere reale proietta sul fondo della caverna l’ombra delle persone, creando l’illusione del mondo apparente. Sostituita la caverna platonica con lo schermo del pc, mi sembra l’analogia tenga… Peccato che io non creda all’iperuranio! Vabbeh, per un po’ ci giocherò lo stesso: l’apparenza è così divertente…». Come si vede, il dibattito è aperto. A tagliare la testa al toro è l’editore Alberto Castelvecchi, facebooker popolarissimo con le sue 2000 amicizie: «Fb logora chi non ce l’ha». Chi ancora non ce l’ha, aggiungiamo noi.
Roberto Alfatti Appetiti

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks