Democrazia a rischio?

Una polemica

Cos’è la democrazia oggi? Si potrebbe porre questa domanda ai nostri politici ed ottenerne risposte del tutto differenti a seconda degli schieramenti. Ma possiamo essere certi della risposta che darebbe l’attuale leader del PD: in Italia la democrazia è a rischio, insidiata dalle mire autoritarie di una maggioranza parlamentare che, dopo aver vinto le elezioni, ritiene di avere in mano il “potere”. Naturalmente queste uscite da cabaret di serie B non intaccano di neanche uno 0,1% la percentuale di fiducia accordata al Governo, ma servono a eccitare quella minoranza di italiani invidiosi, rancorosi e antiberlusconiani a priori, nel tentativo di portarla in piazza a manifestare “contro il Governo”. Mai che questa sinistra manifesti “per” qualcosa! Hanno costruito la propria politica su uno squallido antifascismo e adesso non fanno che prolungare quei tristi toni da bar nella tenzone politica attuale.

Comunque si voglia vedere la questione, si potrebbe rispondere molto semplicemente a chi accusi il Governo di fare come chi stringa nelle proprie mani il “potere”. Forse nei decenni passati DC e PCI, o chi per loro, non hanno fatto comunella per gestire lo Stato come una cosa personale e clientelare? Non è forse vero che il malcostume della politica italiana non è nato con Berlusconi, ma ha una storia più lunga? E poi, ovunque la sinistra abbia inserito i suoi tesserati e i suoi uomini di fiducia, è evidente che si sia creato un circolo vizioso di raccomandazioni e “amicizie”, dal quale sono esclusi tutti gli altri. Probabilmente chi oggi sta nel PD ha dimenticato la messa in pratica della lezione gramsciana, oppure nasconde la sua passata prassi politica senza alcun pudore. La gente comune però, nel corso degli anni, si è fatta un’idea chiara di cosa abbia significato la decantata “egemonia culturale” della sinistra, e a cosa essa abbia portato. Un esempio su tutti: in ambito accademico il ricambio generazionale e l’apertura a ricercatori giovani e capaci è tutt’ora pura utopia quasi ovunque.

È davvero fuori luogo, insomma, che lor signori oggi si permettano di dare lezioni di democrazia a chi ha vinto democraticamente le elezioni e ha avuto un palese mandato quinquennale di governare il Paese. Sembra di sentirli parlare della “forza” di Star Wars: voi non la avete e non dovete averla!

Sarebbe assurdo comunque sollevare una questione morale sul comportamento tenuto dai vecchi politici, e sarebbe altrettanto assurdo criticare la pratica gramsciana di egemonia politica e culturale. L’attuale Governo, e lo dicono chiaramente le statistiche, è chiamato dal popolo a cambiare le cose, ma perché le cose cambino bisogna che ogni strato della società civile cambi. Perché ciò avvenga bisogna, inevitabilmente, ottenere l’egemonia in ogni campo. Questo significa che, come ha fatto allora la sinistra, è bene – e la gente lo vuole – che il centro-destra eserciti il potere politico di cui è stato investito dalle urne. Chi non fa politica, la subisce.

È una cosa ovvia dire che il Governo democraticamente eletto detiene il potere; e se potrebbe a prima vista sembrare affermazione poco politically correct, beh, piaccia o no, si tratta comunque di una prassi molto diffusa e comune nei Governi passati. Quando una maggioranza parlamentare ottiene consensi di tale portata è inevitabile che eserciti appieno la capacità decisionale affidatale e significherebbe tradire le attese dei votanti fare il contrario,. È falso e pretestuoso affermare che il “decisionismo” o il ricorso a decreti legge siano in contrasto con la democrazia. Dal momento che queste sono le sole misure attraverso cui il Governo può garantire l’adempimento dei compiti assunti in campagna elettorale, avendo a che fare con un’opposizione dell'”anti” e non del “per”.

Da più parti, persino da personalità fanaticamente occidentaliste e liberali, si levano denunce contro un “autoritarismo” montante e un fantomatico pericolo democratico. Provocazione per provocazione, se il disastro economico, politico, culturale, identitario della nostra Nazione è il risultato di sessant’anni di democrazia, forse è ora di affidarsi ad altri metodi di governo. Fuor di provocazione, si può soltanto notare come l’esercizio dell’autorità, che si lega inevitabilmente a una personalità carismatica o a un esecutivo forte, non è esclusa dal sistema democratico. Senza autorità non c’è Governo stabile, senza autorità non si fanno leggi né riforme, senza autorità non si cambia il Paese. Autorità qui, e nella polemica antiberlusconiana, significa decisionismo e, sovente, “eccesso” di decisionismo.

È chiaro: per chi sia abituato a rimandare le decisioni, per chi non sappia gestire un netto aut-aut, ma costruisca la sua politica sul “ma anche”, la decisione che detta una via chiara da seguire è un qualcosa di incomprensibile. È davvero troppo!

Insomma, e questa è l’accusa più diffusa che nasconde stratificazioni di non-detto insidiose, Berlusconi e il suo Governo sono l’antipolitica. Quanta arroganza in questa definizione, quanto moralismo e invidia. Cos’è dunque “politica” per questi censori? È forse la decisione di attaccare la Serbia? Oppure quella di aprire le frontiere all’immigrazione incontrollata, tanto poi ad accogliere ci pensa il “popolino” urbano? O ancora la svendita di settori strategici dell’economia nazionale? Se questa è per loro politica, dovrebbe essere motivo d’orgoglio per il Governo sentirsi accusare di anti-politica! Perché significa che si sta facendo tutto l’opposto di ciò che avrebbero fatto loro, perché vuol dire che il modo di fare politica sta cambiando, assieme alla società stessa.

Non si voleva qui fare l’elogio di un Governo che resta, pure con i suoi difetti, uno dei più interessanti degli ultimi anni, ma si vuole piuttosto polemizzare sulla pochezza argomentativa di alcuni moralisti emotivi sempre più slegati dal “Paese reale”.

Francesco Boco

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