Thyssenkrupp…

o dell’inferno della classe operaia

Ad Antonio Pennacchi, operaio

«A tutte le vittime sul lavoro dimenticate»

«Siedo sulla schiena di un uomo, soffocandolo, costringendolo a portarmi. E intanto cerco di convincere me e gli altri che sono pieno di compassione per lui e manifesto il desiderio di migliorare la sua sorte con ogni mezzo possibile. Tranne che scendere dalla sua schiena» (Lev Tolstoj).

Si apre così uno dei volumi più difficili ed indigesti dell’editoria italiana dell’ultimo mese (“ThyssenKrupp”, Sperling & Kupfer). Ad averlo scritto uno dei più stimati “eretici” di ciò che fu il PC, Diego Novelli (giornalista, scrittore, parlamentare ed amato sindaco di Torino nel decennio 1975-1985) con la collaborazione di Marco Bobbio, Valentina Drindin, Eugenio Giudice e Claudio Laugeri.

7 le vittime del rogo del 5 e 6 dicembre 2007 nella fabbrica torinese dell’azienda principe per la siderurgia e l’acciaieria nel comparto europeo: la ThyssenKurpp. Un colosso, appunto, nato dalla fusione di due delle massime industrie tedesche operative dalla fine del 1800. Nemiche da sempre, amiche nella fusione economica, compari nel dispensare morte. In Italia le sue sedi principali sono a Terni e Torino, gestite dalla controllata ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni S.p.A. 7 i corpi martoriati da un getto di olio bollente fuoriuscito dalle macchine. Un solo operaio si salverà alla fine, ferito in maniera non grave sul corpo ma per sempre torturato nello spirito e nella mente.

Dalle indagini emergono colpe di tutti e come sempre di nessuno. Mancanza di adeguate formule di sicurezza e controlli su tutte le strutture e sistemi di pronto intervento (vedi estintori scarichi). Atroci silenzi assensi dei fin troppo sornioni sindacati. Turnazioni e straordinari a dir poco incostituzionali. Botte e risposte rimbalzate tra i vertici dell’azienda ed i legali delle vittime e dell’unico sopravvissuto. Due morti successive da aggiungere all’elenco, come il dipanarsi di una maledizione: Claudio Pizzetto, funzionario della Fim-Cisl e Giorgio Mazzini, comandante generale dei Vigili del Fuoco piemontesi, entrambi stroncati da un infarto.

La prima udienza del processo si è svolta il 1 luglio scorso. Il tutto però è stato aggiornato al prossimo 26 settembre per rivedere la costituzione delle parti civili. Alla settantina di operai che già ne hanno fatto richiesta si è aggiunta un’altra ventina di ex dipendenti oltre all’unico superstite della carneficina, Antonio Boccuzzi, 34 anni. Inoltre Comune, Provincia, Regione, i sindacati Fiom, Fim, Uilm e Codacons. Esce invece dal procedimento l’Inail, con cui è intervenuta una transazione. I familiari delle vittime si sono presentati in aula indossando magliette bianche con stampate le foto dei loro figli, mariti, fratelli e padri. Hanno tutti rinunciato a costituirsi parte civile, dopo aver firmato l’accordo con la Thyssen per un risarcimento danni record, quasi 13 milioni di euro. Gravissima l’accusa: reato di omicidio volontario, per la prima volta usato in un procedimento di tale genere e portato.

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Per me si va nella città dolente,

Per me si va ne l’etterno dolore,

Per me si va tra la perduta gente…”

(Dante Alighieri, Inferno, canto III)

Narra la leggenda che proprio a Torino, nella sua bella Piazza dello Statuto, si celi una delle porte d’accesso all’Inferno. Ma forse non è solo o più un semplice mito. Soprattutto se l’ultramondano fuoco degli inferi è andato a divampare proprio tra gli umani viventi, condannando interi nuclei familiari, alla geenna infinita. Uomini di ogni giorno, operai dal duro lavoro, mani distrutte dalla fatica, segnate nei solchi della pelle indurita. Gesti, azioni, fatiche umane SOLO umane.

Qui nessun richiamo filosofico o letterario o storico o teorico. SOLO L’UOMO nella sua azione quotidiana del vivere per se stesso e per la propria famiglia. Lavoratori di fabbrica, cantiere o strada e contadini, tutti perni della società, ridotti ora e così al silenzio. Uomini forti già solo per quel nobile seppur sporco sudore che nulla ha da dividere, però e fortunatamente, con l’alito mefitico di chi si definisce superiore od aristocratico nel gesto e nel pensiero.

Operai nelle tute, guanti, caschi ed imbracature (se e quando ci sono). Vite timbrate in cartellini e sveglie, sacchetti di qualcosa da prendere alla mensa e portare a casa, ai bambini per la prima colazione. La classe operaia non va di certo in paradiso ma resta qua in terra a fare i conti con una identità che non le è più propria e dove «è difficile e faticoso lavorare quando sembra che, tutto intorno, lo stabilimento si stia sgretolando, come un castello di sabbia asciutta».

«Che cos’è questa classe operaia senza ideali e senza illusioni, che non arriva alla terza settimana, perché lo stipendio prende il volo tra generi di conforto vari? Che è iscritta al sindacato ma alla fine chissenefrega, e zitti se c’è qualcosa che non va nell’impianto?».

«Il sapere dell’operaio, la conoscenza del ciclo produttivo e la conoscenza individuale del proprio lavoro sono stati sempre una condizione grazie a cui, da un parte, si è potuta mandare avanti una fabbrica, e contemporaneamente gli operai si sono conquistati dei margini di libertà dentro la fabbrica stessa. Forse attualmente le cose non stanno del tutto così. Ciò era molto più vero quando la tecnologia era meno esasperata e non poneva gli stessi vincoli di oggi. C’è stata una fase quando le competenze manuali erano molto più forti…».

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L’Italia e una Repubblica democratica, fondata sul lavoro… La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”

(Principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana)

In memoria delle vittime del rogo della ThyssenKrupp:

Antonio Schiavone, 36 anni
Roberto Scola, 32 anni
Angelo Laurino, 43 anni
Bruno Santino, 26 anni
Rocco Marzo, 54 anni
Rosario Rodinò, 26 anni
Giuseppe Demasi, 26 anni

In ricordo dei quattro lavoratori morti bruciati nell’incendio di un oleificio della Umbria Oli, nel 2006, e beffati dall’azienda che ora chiede il risarcimento danni ai parenti delle vittime

A tutti i morti sul lavoro….

http://cattivamaestra.blog.lastampa.it/cattivamaestra/2008/01/morire-per-la-1.html

http://cattivamaestra.blog.lastampa.it/cattivamaestra/2008/03/rialzati-youtub.html

Susanna Dolci

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