Russia, Georgia: è guerra…

La guerra in Ossezia del Sud; i coinvolgimenti mondiali; le cause; la posta

La guerra che vede contrapposte Russia e Georgia in Ossezia del Sud può anche degenerare. Lo può perché sono in gioco gli interessi strategici di Russia e buona parte d’Europa da un lato, di Usa e Israele dall’altro. Lo può perché la crisi internazionale è tale che una possibile via d’uscita, almeno da parte americana, può essere individuata proprio in un conflitto mondiale.

Le guerre mondiali iniziano d’estate. La Grande Guerra scoppiò il 3 agosto, il Secondo conflitto mondiale fu dichiarato da Francia e Inghilterra alla Germania il 3 settembre.

Impressionanti sono le analogie con il casus belli dell’epoca. Danzica, città tedesca a statuto speciale, inserita in un territorio artificialmente assegnato alla Polonia con il Trattato di Versailles, non faceva che subire vessazioni e violenze. I soldati polacchi assassinavano, torturavano, mutilavano i civili tedeschi. La Germania cercò un qualsiasi accordo per salvare i tedeschi in balìa dei pazzi genocidi. La Francia e l’Inghilterra colsero invece l’occasione per aizzare ulteriormente i polacchi. Volevano la guerra; del resto il Council of Foreign Relations, la branchia americana della britannica RIIA, ossia il vero e proprio governo privato della politica estera americana degli ultimi sette decenni e mezzo, si era costituito nel 1933 con lo scopo dichiarato di preparare la guerra alla Germania. Dopo l’ennesimo ultimatum disatteso, il 1º settembre 1939 Berlino intervenne a salvare Danzica; con sorprendente ipocrisia Parigi e Londra ignorarono le cause che avevano indotto il governo tedesco a intervenire e parlarono di “aggressione”, dichiararono la guerra alla Germania con la scusa di voler salvaguardare l’integrità territoriale polacca, salvo poi evitare di reagire all’invasione sovietica della Polonia dell’Est, che oltretutto era, essa sì, etnicamente polacca. Da quel giorno in poi rifiutarono categoricamente qualsiasi trattativa di pace, anche le più favorevoli: volevano la guerra, l’avevano provocata e aspettavano soltanto che si concludesse con tutta la distruzione che avrebbe comportato e che i signori della pace avevano disegnato a tavolino.
Corsi e ricorsi

Da quando la situazione internazionale si è mossa rendendo gli interessi energetici ed economici europei – specialmente tedeschi, ma anche italiani – abbastanza complementari a quelli russi, i guerrafondai (nello specifico israeliani e americani) hanno armato secessionisti pazzi e fanatici, come quelli che hanno tenuto in ostaggio la scuola elementare a Beslan (Ossezia del nord) macellando bambini e genitori. Hanno creato un cuneo antieruopeo e antirusso di targa islamica (Kosovo, Bosnia, Cecenia) e hanno fatto infuriare il conflitto nella zona della Georgia.

Ostentando disarmante familiarità con la menzogna, i portavoce dei guerrafondai, come l’inossidabile Miss Rice, attribuiscono la responsabilità dell’accaduto alla Russia e tacciono quanto è avvenuto in queste settimane: attacchi alla Russia dalla Georgia con doni israeliani, bombardamenti dell’Ossezia del sud (la regione russa sottomessa alla Georgia: altra analogia con Danzica). L’8 agosto, mentre il mondo mentiva a se stesso celebrando le Olimpiadi della vergogna, i georgiani macellavano con l’artiglieria un ospedale della capitale sud/osseta facendo numerose vittime tra malati e civili. Era il momento culminante di un’operazione aggressiva compiuta da Tbilisi con il sostegno e il suggerimento dei suoi alleati. Tbilisi si attende dai suoi protettori qualche cosa di più, visto che chiede agli Usa d’intervenire militarmente contro la Russia.
Perché la situazione precipita?

Le ragioni sono innumerevoli; vanno ricercate innanzitutto nella continua perdita di terreno dell’egemonia americana, minacciata dalla crescita asiatica, dalla rinascita russa e dalla forza dell’euro. Per provare a salvaguardarla la Casa Bianca ha scatenato una serie di guerre preventive, inaugurando la serie nove anni fa contro Belgrado, ma i risultati non sono stati entusiasmanti. Peggio: gli Usa hanno addirittura perso il sostegno dell’Arabia Saudita che non solo è diventata una buona collaboratrice del Cremlino (vedi l’ultimo Orientamenti & Ricerca) ma ha frenato il sostegno islamico al cuneo immaginato in Europa dal partito atlantico, al punto che ben pochi paesi musulmani hanno riconosciuto la narco/repubblica del Kosovo. La politica di ricomposizione putiniana ha poi permesso a Mosca di non perdere, anzi di recuperare le influenze nell’Asia Centrale verso la zona chiave identificata dal santone della politica americana, il navigato Brzezinski. Qui la Russia ha finito con il coinvolgere strettamente gli interessi tedeschi tanto che all’ultimo vertice dei Paesi di Shanghai la Germania è stata presente mentre la Cina (che è più propensa a schierarsi fattivamente con Washington che non con Mosca) lo disertava. Intanto gli accordi energetici ad ovest sono sempre più stretti. Persino l’Italia parla oggi ufficialmente di una partenrship stretta con la Russia, cosa inimmaginabile solo pochi mesi orsono. E non è tutto: l’accordo promosso da Berlusconi con Putin, lo stesso accordo che due anni fa gli era costata la rielezione sventata da sospetto broglio, verte sulla costruzione del gasdotto South Stream che rende l’Europa indipendente dal monopolio atlantista. Tale gasdotto è in progetto e sembra aver vinto la concorrenza di quello di nome Nabucco, ideato da Israeliani e Americani che punta, al contrario, a staccare l’Europa dalla Russia e a mantenerla sottomessa. Ovviamente la propaganda che ci viene proposta afferma il contrario, e cioè che se quest’ultimo venisse edificato noi saremmo più indipendenti! Di certo è plausibile che i giornalisti, imboccati, neanche sappiano di cosa parlano; chiunque abbia un minimo di conoscenza in materia se afferma qualcosa del genere non solo è bugiardo ma è ridicolo. Il Nabucco in ogni caso passerebbe per la Georgia.

Guerra o pace

Non si tratta di tifare né d’identificarsi. Non si può neppur prender partito sulla base delle analogie storiche le quali – se ci riferiamo non già ai sistemi e alle idee ma ai comportamenti esteri – sono comunque sorprendenti: Usa e Israele hanno assunto i ruoli di Francia e Inghilterra, la Russia è nelle condizioni della Germania e la Cina veste i panni dell’Urss. Non è questo che conta, non lo è neppure la scelta dei modelli e degli spazi di libertà che, se non ci si lascia ipnotizzare dai luoghi comuni, sono comunque assai maggiori in Russia che in Usa o a Tel Aviv. Neppur si può parlare di giustizia ché, come ben noto, quando la situazione prende fuoco, raramente è da una parte sola.

Si deve allora ragionare in termine di interessi nazionali ed europei. Questi sono evidenti: se proprio la guerra dovesse infuriare bisogna augurarsi che la vincano i Russi. Poiché però la guerra serve soprattutto se non esclusivamente a permettere alla potenza declinante di mettere in discussione e in pericolo la nostra ricrescita dopo oltre sette decenni di sottomissione, quello che c’è da augurarsi è che si riesca ad imporre la pace; una pace che permetta a Mosca di garantire lo spazio vitale e l’incolumità agli osseti, da troppo tempo carne di macello designata da chi gioca a Risiko e a Monopoli mentre la gente muore. E che puntualmente si scandalizza e fa la morale a buon mercato facendo passare per brutale e malvagio chiunque ne ostacoli i piani di democraticissimo saccheggio.

Gabriele Adinolfi

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