Perché sprecare i sogni?

Sveglio…. Ero sveglio. Luci dappertutto. Iridescenze e bagliori. Il mondo totalmente illuminato. Ma senza Sole.

Energia, energia: era l’incessante richiesta del mostro tecnologico.

Alzai gli occhi al cielo, e non vidi il tradizionale astro vitale del nostro pianeta. Al contrario, attorno a me, c’erano soltanto chiarori di luci perenni, il buio meccanico.

Ero lì, poiché aspettavo il Sole. Perché il Sole? direte voi. Dov’era il Sole?

Il Sole splendeva, ma unicamente sul tetto dei pannelli solari che coprivano il mondo. Avevano sostituito il Sole. Non c’era buio, ma la luce era solo quella elettrica, quella artificiale.

In fondo, non ero sveglio. Poi, mi svegliai. Ed il solito Sole mi sembrava diverso. Cominciai a pensare, per quello che uno “scemo” può ordinariamente pensare, sia chiaro: cioè, nei rari e preziosi intervalli, fra una bolletta da pagare e uno spot televisivo demenziale!

Occhi senza Sole. Gli occhi senza Sole mutano. Soprattutto, se continuano ad inquinare l’acqua.

Tra poco, vedrete, ci convinceranno a bere, per forza, acqua trattata. Magari, “Acqua Cola”. Inutile meravigliarsi, dunque, se un apparato digerente, senz’acqua, prima o poi possa mutare.

L’aria diverrà irrespirabile? Faranno l'”aria pulita” in lattina, con l’immancabile pubblicità televisiva che si chiederà “come sia stato mai possibile vivere, senza l’aria della Nike”! E un apparato respiratorio, senz’aria, muta! Insomma, tutto incomincerà a mutare. Oppure, sta già mutando?

Che volete: dopo una decina d’anni d’alimentazione trans-genica, qualche DNA “strano” ha senz’altro incominciato ad interagire con gli organi in mutamento.

Ecco, dunque, in fine…, l'”uomo nuovo”: quello agognato o preconizzato dalla rivoluzione illuministica, per intenderci.

L’uomo, insomma, che sa “tutto”, che sa d’essere anche mutato, che sa d’essere sfruttato, che sa d’essere schiavizzato e che, nonostante quegli evidenti handicap, è “felice” di vivere in un mondo in cui c’è la libertà di poterlo sapere.

In altre parole, l’uomo del nostro tempo: un uomo abbondantemente e costantemente informato, ma che non reagisce più; un’uomo libero di rinunciare a se stesso, ma che si lamenta soltanto quando crede che il problema insormontabile a cui deve far fronte, sia esclusivamente il suo; un uomo devoto che ha sempre ragione, poiché è umilmente sottomesso al “Dio della ragione e del progresso”.

Ora capisco: ecco cosa intendevano, gli Illuministi, per “società in eterno mutamento”.

Bisogna “riscattare” il mondo! Avevano detto. Ma ciò che si erano dimenticato di dirci, era che il riscatto da pagare, eravamo noi!

Che incubo…

Un uomo che non è più uomo, l’aria che non è aria, una luce che non è luce!

Ma, allora, sto ancora dormendo? O sono preso, da sveglio, nel pieno di una schifezza, di una mostruosità umana?

Il buio meccanico si squarcia. Che scemo! Sono io il vincente. Tutto questo, è il mio premio. Ho vinto. Ora ricordo: ho vinto, in quanto ho “firmato”.

Erano secoli che non si scriveva più. A che avrebbe potuto servire? I computer lo facevano al nostro posto. Non si leggeva più. Erano i lettori ottici che lo facevano al posto nostro. Non per niente, si chiamano lettori.

Ho vinto, ho vinto! Ho vinto il primo premio della ricerca universitaria sull’antropologia umana.

Dopo anni di ricerche, ho riscoperto l’usanza antica della scrittura.

Ricordo che un notaio, un giorno, mi disse: “(…) ma allora lei sa leggere e scrivere”. Ed io, di rimando: “Non esageriamo, so scrivere solo il mio nome, quella che gli uomini di una volta chiamavano la firma”,

“Bene, mi faccia vedere”, mi disse il notaio..

Ed io, emozionantissimo, incominciai a firmare: “Eeeeennnne, uuuuu, eeeeeeemmmmmme, e, eeeerrre, o”

“Bravo, continui”, aggiunse il mio interlocutore.

Io, naturalmente, continuai: “Cccccc, o, eeeeennnne, t,o”

“Bravissimo”, mi incitò, di nuovo, il notaio. Ed ora, senza scrivere, se no scadono i tempi della pubblicità, mi dica, potrebbe pure pronunciarmi il suo cognome?”

Ed io, orgoglioso, e tutto d’un fiato: “Schiavo delle banche del clan Unocreditto”.

Applausi a scena aperta, in universovisione, e il rimbombo nelle orecchie: “Hai vinto”, “HAI VINTO”. “Lo scemo del villaggio globale ha vinto” ,”Per l’esposizione al Sole, le creme protettrici sono state offerte dal nostro sponsor, che a dimostrazione dell’enorme attenzione che porta alla ricerca, ha finalmente provato, scientificamente, che la luce del Sole danneggia la pelle e fa perdere la vista, ringraziamo il nostro sponsorrr”. Applausi scroscianti ed irrefrenabili, a più non posso…

I pannelli incominciarono ad aprirsi, per un infinito quarto d’ora.

Non tutti quelli che avevano vinto, però, vollero assistere allo spettacolo del Sole. Alcuni erano spaventati dai “raggi cocenti” e “penetranti” della luce naturale; altri, si sentivano in colpa, poiché molti bambini dell’Africa – senza l’energia prodotta da quei 30 pannelli messi in verticale – avrebbero potuto morire; mentre, fuori dalle transenne, centinaia di persone protestavano per i diritti dei “nuovi diversi” o come li chiamano oggi, i “diversamente umani”: quelli, cioè, che avevano già iniziato il mutamento.

Incredibile: quelli che ieri difendevano le diversità fra gli uomini, oggi difendono l’unità degli uomini umani, contro i “diversamente umani”.

I pannelli continuarono ad aprirsi, e tutte le telecamere inquadrarono il satellite pubblicitario ma, io no!

Io guardai dritto il Sole. Che delusione! Un cosino giallo, piccolo piccolo…

Il suono della sveglia, questa volta, era reale. Erano le 07:10,. Mi alzai. E mentre mi alzavo, pensai: per quale ragione andare obbligatoriamente al lavoro, alle 08:00? Perché no, ad esempio, alle 10 o all’alba o al pomeriggio?. E mi ritornò alla mente, l’incubo di cui sopra.

I normali benefici dell’ecosfera, un clima stabile, l’acqua da bere, un suolo fertile da coltivare, sembrano non più avere correlazione con l’uomo. L’uomo del nostro tempo, non tende più a considerarli per quello che sono: elementi, cioè, senza i quali, non si può vivere.

Non sono “costi”, dunque, si possono distruggere.

All’improvviso, mi venne un impeto di rivolta e mi caricai di energia. Poi, mi venne di nuovo in mente l’incubo…

Cosa c’era scritto sul satellite pubblicitario? Semplicemente: “LAVORA SOGNANDO”.

Ecco, cosa c’era scritto:

“Risparmia sulla bolletta energetica, compra il casco Neurosogn, e scarica l’energia dei tuoi incubi, perché pagare di più?”.

Giusto. Sono proprio uno scemo. Perché sprecare i sogni?

Nando Dicè
Lo Scemo del Villaggio Globale

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