Spaghetti bipartisan

SPAGHETTI BIPARTISAN
Ovvero: quando il nostro mangiare è il vero principe della politica

A parlar di pasta lunga subito ci sovviene l’anno di grazia 1954 quando la cinematografia nostrana sfornò due capolavori: il capitolino “Un americano a Roma” ed il napoletano “Miseria e nobiltà“. Interpreti principali quei due prolifici ed unici geniacci di Alberto Sordi e Totò. Come dimenticare battute del tipo: “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno, ahmm!”? Oppure quelle vere e proprie danze accattivanti con succosi vermicelli, sul tavolo della cucina, talmente memorabili da rendere imperituro l’originario capolavoro di Eduardo Scarpetta?

Forse saranno state proprio queste rimembranze a far sì che lo scorso 26 giugno l’Assemblea di Palazzo Madama approvasse all’unisono la mozione presentata da Paolo De Castro [Pd, ex ministro delle politiche agricole] e sostenuta da altri cento senatori, per il riconoscimento della dieta mediterranea come bene culturale immateriale dell’umanità. Il tutto seguendo la prassi normativa della Convenzione patrimoniale Unesco (l’agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura), risoluta a Parigi in quel del 17 ottobre 2003. Via libera ed in pompa magna, dunque, a frutta, cereali, ortaggi, pesce, pane, paste, pizze, formaggi, vini ed oli. Tutti accompagnati da rispettive fibre, amidi, sali minerali, vitamine, zuccheri, antiossidanti, antitumorali, calcio, e così via. Tutti famosi alla maniera dei luoghi specifici del patrimonio dell’umanità e brillanti “espressioni della cultura immateriale del mondo come le antiche tradizioni che spesso non hanno una codifica ‘scritta’ ma tramandate oralmente nel corso delle generazioni.

dolci, pasta

De Castro si è ritenuto soddisfatto di questa vittoria mangereccia proprio perché a suo dire «l’alimentazione rappresenta sempre più un terreno di incontro, di dialogo, di scambio e di sviluppo decisivo per l’importanza culturale ed economica che riveste in ogni singola Regione del mondo. In tale ambito ha specificato il parlamentare si inserisce la dieta mediterranea, quale parte integrante dell’identità storica e culturale del Mediterraneo e quale opportunità di crescita economica per i Paesi dell’area.»

Ed ancora:

«la difesa delle produzioni mediterranee è un elemento strategico e prioritario per la politica agroalimentare del nostro Paese. Le principali produzioni agricole che caratterizzano la dieta mediterranea rappresentano circa il 40% del valore della produzione agricola europea, un importo vicino a 120 miliardi di euro».

La campagna in difesa della roba di casa nostra prevede, entro e non oltre il prossimo 14 agosto, la presentazione all’Unesco, appunto, del dossier di candidatura della famosa dieta all’inserimento nel già citato patrimonio mondiale. All’operazione parteciperanno, oltre l’Italia, anche la Spagna, la Grecia ed il Marocco, da sempre anch’essi depositari di questo sano mangiare che tanto ha da essere invidiato ed esportato.

Per la finanziaria del 2009 Antonio Buonfiglio, sottosegretario alle politiche agricole, ha assicurato un già tot di risorse finanziarie ed interventi mirati alla protezione di erbaggi, pagnotte, pastasciutta, verdure, frutta e quant’altro. Inoltre e dal canto suo, Enzo Lavarla della Commissione Agricoltura in quel del Parlamento Europeo, ha annunciato per il prossimo 13 ottobre un’audizione a Bruxelles con una serie di luminari internazionali per presentare sul piano economico, salutistico, politico e culturale il grande portato qualitativo della dieta del mare nostrum.

Certo è, e tutti sono d’accordo, che solo con la più vasta collaborazione tra parlamenti nazionali, governi ed Unione Europea si potranno evitare alimenti dubbi ed alterati a favore di qualcosa di meno plastificato che tanto va a ricordare i cibi giocattoleschi dei divertimenti infantili. Senza punto trascurare l’ultima “moda” dei pallidi polli americani da importazione, disinfettati nella varechina e benedetti dalla UE.

dolci, pasta

E già e poi, con non so quale fattezza, si vien dalle nostre parti a proferire saccentemente che i caratteristici lardo, pancetta, tomino, mortadella, sott’oli ed affumicati vari non sono, nella preparazione, igienici a norma europea. Per propria fortuna ed altrui sfiga, con quel che mangiamo noi viviamo più a lungo del resto dei paesi unitari. E questo è un dato di fatto certo e certificato. Alla faccia dei tanto globalizzati ma ben poco localizzati esempi di schifezze quali parmigiano e prosciutto di infima marca tedesca o cinese, famigerati per quel loro inequivocabile e contraffatto ‘non so che dì’ e rispetto ai quali pure una qualsiasi cosa propinata in slow food diviene, alfine, roba da educande…

Buon appetito a tutti in stile, rigorosamente ed ovvio, bianco, rosso e verde… e ricordando sempre il buon Albertone quando così professava: “Yogurt, marmellata, mostarda… Questa è roba che magnano l’americani, roba sana, sostanziosa… Ammazza che zozzeria!”.

Susanna Dolci

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