Pornocrazia uber alles…

QUALCUNO RICORDERA’ – Qualcuno di buona memoria, si ricorderà forse un’intercettazione telefonica (pubblicata puntualmente dal settimanale “L’Espresso”) fra l’on. Silvio Berlusconi e il direttore di RAI Fiction, Agostino Saccà. All’epoca dei fatti Berlusconi non era ancora stato rieletto, faceva senza troppi sforzi il capo dell’opposizione e con molta calma, aspettava che il professor Prodi cascasse rovinosamente con tutta la sua scolaresca di ministri. Cosa che puntualmente è accaduta lo scorso 24 gennaio. Data da ricordare e festeggiare. Ma in tutto questo, Silvio non rimase di certo con le mani in mano. Anzi. Il “Cav” -come abbiamo appreso dalla pubblicazione dell’intercettazione telefonica – ha raccomandato al presidente di RAI fiction due attrici, Elena Russo (foto a destra) ed Evelina Manna (foto sotto a sinistra). Fin qui, non varrebbe neppure la pena stupirsi. Ma in seguito Berlusconi specifica al suo interlocutore il motivo della “segnalazione”: dice Berlusconi, “io sto cercando … di aver la maggioranza in Senato …”. Tutto ovviamente ancora riascoltabile dal sito web de “L’Espresso”.

IL PUNTO E’ SEMPRE QUELLO – Or dunque: dov’è il problema? La segnalazione di un’attrice, di per sé, può considerarsi grave sicuramente per gli addetti ai lavori che ogni giorno sgomitano anche per una minuscola parte (che oltretutto non sempre gli viene remunerata). Ma non è questo il punto. Il punto – quello grave- emerso da quell’interecettazione, è che è stato messo in evidenza in modo del tutto plateale quanto sia vero il detto “tira più un pelo di fica che un carro di buoi”. Le signore mi perdonino. Ma ancor peggio, il destino di un Governo (dimentichiamoci per un attimo che si trattava del Governo Prodi), delle istituzioni, di un Paese intero, sarebbe stato messo in discussione non da una finanziaria irragionevole, non da riforme scompisciate senza né capo e né coda (e a danno di tutti): ma tutto questo sarebbe stato messo in discussione dalla bene a amata gnocca. Il destino di due fanciulle avrebbe potuto in qualche misura, decidere le sorti del Governo più precario della storia d’Italia. Questo è il punto. Poi, per carità, Silvio alle ultime elezioni s’è bevuto e mangiato il Pd come se nulla fosse. Diamogli almeno questo merito. Ma esiste anche un valore per ciò che facciamo, che non dimentichiamocelo, ci qualifica per quello che siamo. E questo non dovremmo scordarcelo mai.

OGGI A ME, DOMANI A TE – Le intercettazioni colpiscono tutti indistintamente. L’anno scorso, su tutti i giornali si scrivevano (e sprecavano) pagine e inchiostro sul caso Unipol: a proposito, com’è finita? Perché il sistema delle intercettazioni – quando tocca le corde della politica – è molto (forse solo) strumentale. Fa effetto leggere le beghe altrui, compresi impicci e imbrogli che sono generalmente quasi sempre a nostro danno (nel senso che alla fine paghiamo sempre noi)… Ma poi? Più e più volte ho detto che la memoria è un valore oggettivo, che va oltre a date e commemorazioni. E’ tutto quel che ci resta ai fini di ricordare, amare, stimare, perdonare oppure giudicare uomini o situazioni. La memoria di ognuno di noi legata al nostro spirito critico, al nostro intelletto e alle nostre sensibilità, è un valore oggettivo, unico. Praticamente un valore sacro che prescinde dall’istituzionalità di questa o quella data, dalla appartenenza a questa o a quella ideologia, ma che ci tocca tutti quanti perché siamo uomini dotati di testa, cuore e spirito. La memoria è una parte del passato che vigila su di noi, che ci dovrebbe ricordare come essere in determinati momenti: dovrebbe appunto ricordarci quando essere grati, quando soprassedere agli errori altrui, quando perdonare qualcuno oppure quando non è il caso di ripetere per la seconda volta lo stesso sbaglio.

ADDIO, AMATA MEMORIA – Ma la nostra società, sull’onda della superficialità dei consumi, la memoria l’ha persa. Tutti così dannatamente preoccupati e concentrati solo sul presente, ma anche certi che il cambiamento non arriverà mai (se non in peggio). In compenso si è consapevoli che ogni cosa alla fine passa, dall’infamia alle vicende giudiziarie: tutto passa, tutti prima o poi scordano. Tutte le tempeste sono temporanee al grido “tra un paio di mesi se ne saranno già scordati”. Quante volte frasi come questa? Così le intercettazioni, che pure hanno un valore giudiziario laddove dimostrano che si delinque, nelle teste degli italiani entrano ed escono come fossero la pagina di un qualsiasi rotocalco rosa. Portando via – proprio al rotocalco rosa- la sua linfa: scandalo e pettegolezzo. Ma oggi, all’Italia, scandalo e pettegolezzo non suscitano altro che curiosità, burla e altro pettegolezzo. Anche (e soprattutto) quando questi riguardano non più il calciatore e la velina, ma i politici, le nuove dive che stanno ovunque e spesso senza chissà quale merito. Un po’ proprio come quelle stesse attrici “raccomandabili” in cambio di.

LA PORNOCRAZIA E LA BUFALA SUL WEB – Proprio sull’onda di questa degenerazione, che non sta tanto nelle intercettazioni, quanto al gossip che riescono a generare, due giorni fa è uscito un caso proprio su Internet. Prima “Dagospia”, poi “La Nazione” comunicano che su un sito sarebbero state messe online le intercettazioni che avrebbero coinvolto Berlusconi e il suo braccio destro in Mediaset, Fedele Confalonieri. Una conversazione, come direbbe Klaus Davi, decisamente fallocratica. Ma ben presto la notizia (che poi s’è scoperto essere una bufala, catastrofica inoltre per chi l’ha pubblicata) ha incominciato a sparire dalla rete. Quella conversazione, così volgare, vuota e maligna, poteva non essere vera. Troppo spinta per chiunque. L’opera è di uno studente padovano, iscritto a giurisprudenza, ma che nel caso specifico era alle prese con “la tradizione orale”. Un putiferio. Il tutto nonostante si fosse trattato di un palese scherzo. Una goliardata. Ma è bastato questo per mettere in luce quale sia il clima nel nostro Paese. Da un lato c’è chi s’immagine che quelle intercettazione prima o poi verranno fuori, mentre dall’altro ci sono i più maligni, quelli che alla fine non vedevano neppure una verità così lontana da quelle parole. Perché certe cose forse, oramai ce le aspettiamo. Non ci stupiscono più. Non è forse neppure più la notizia a colpirci, quanto semmai i modi: della serie, “non il filetto, ma come viene servito e con quale contorno”. Molte delle volgarità che siamo purtroppo abituati a sentire, le apprendiamo ormai senza scandalo: spesso non le mettiamo neppure più in discussione. Ed è un male. E proprio sull’onda di questa aberrazione, ieri quel sito (dicevano registrato alle Antille) avrà fatto un boom di accessi: avesse avuto sponsor alle proprie spalle, a quest’ora l’autore della goliardata alle Antille ci si sarebbe potuto anche trasferire. Ma il punto non è questo. Il punto è un altro. E’ che a pensar male (purtroppo) in taluni casi non ci si allontana poi così tanto dalla “dinamica dei fatti”. Il popolo della rete ieri si era accanito, desideroso di farsi quattro spaghi di cazzi altrui. Accontentati e beffati. Sulla pelle di Berlusconi, ovviamente.

MA QUESTO CLIMA, IN PARTE, E’ ANCHE COLPA DEL “CAV” – Il clima non è buono, ma in questo declino culturale del nostro Paese, Berlusconi ha avuto un ruolo chiave, piaccia oppure no. Ha avuto un ruolo assieme alle sue televisioni, che in alcuni casi diffondono pane e gossip destinato a quel popolo bue, che per mille motivi (mai fortuiti) deve farsi intrattenere da una scatola di plastica evolutasi al plasma ma che pur sempre prende il nome di televisione. La televisione, caro Berlusconi – e non la carta stampata- ti si ritorce contro. O meglio, più che la televisione, diremmo il prodotto della televisione: una società che lavora di più, che vive meno la propria vita e che fa del cannibalismo con quella degli altri. E’ la televisione – mostro monodirezionale – ad averci abituato alle notizie inconfutabili, quelle che non vengono smentite mai o quasi. E’ la televisione ad aver istituzionalizzato la certezza della pena, ad aver fatto la pelle a santi e peccatori, trattando i primi come i secondi e salvando i secondi per poi sostituirli ai primi. E’ la televisione a propinarci dagli anni novanta, bordate di minchiate ai più note come gossip. Cose che mediamente graviterebbero nell’irrilevante della nostra vita, oggi diventano scoop diffamatori, spesso divertenti ma alla fine sempre e comunque inutili. Fuochi che si spengono non dopo due mesi, ma dopo due giorni. Perché siamo stati abituati male: ma soprattutto siamo stati abituati al peggio. E al peggio non c’è mai fine.

Omar Kamal

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