Letteratura-Tradizione

di gaetano, letteratura-tradizione

Come si fa a scrivere di una rivista come Letteratura-Tradizione? Cristina Chiabotto fa vendere più copie. Tuttavia l’emozione di sfiorarne le pagine non è inferiore a quella suscitata da un nome colto nell’universo, apparentemente disordinato e libero, che a me pare cinicamente determinato e determinante, della rete.

L’esordio è con i fuochi d’artificio. Passare dalle pagine dedicate a Pound, quanto documentate come teneramente intrecciate con la vita di ciascuno di noi quale solo un’amante può esserlo, al lungo, prezioso errare intorno al pensiero e all’opera di uno dei rari maestri degni di questo nome della nostra epoca: Giano Accame (nella foto a destra).

Con Giano Accame mi sono incontrato pochissime volte mentre ho letteralmente saccheggiato la sua produzione. Le firme che compongono la “testimonianza” in onore del suo 80° compleanno, del resto, appartengono alla mia storia personale non meno della sua.

Le fantasie, forse i fantasmi, di Mario Bernardi Guardi, così prossime a un “coglione” romantico, quale anch’io mi riconosco; con Mary de Rachewiltz ad affermare come con onestà intellettuale e con l’aiuto di alcune fotografie, Giano Accade ci tramanda un’epoca, un mondo, una storia di famiglia eroica, credente, colta (come quella del grande invalido Delcroix).

Un maestro schivo, riservato, al quale dobbiamo una delle pochissime letture attendibili di ciò che è avvenuto nella prima metà del Novecento. Giuliano Borghi, Gianfranco de Turris, Giorgio Galli, Carlo Gambescia, Piero Vassallo e, tanto per interrompere la monotonia di un elenco, il ragazzo Sandro Giovannini seguito dall’imberbe Marcello Veneziani. “Il me semble que je connais l’ami Giano Accade depuis toujour…” esordisce Alain de Benoist concludendo, col suo intervento la sezione dedicata all’amico.

Tutto sul n° 42, di Maggio, di Letteratura-Tradizione.

Complicato scrivere di una prodotto cartaceo nell’eone, appena avviato, dominato dalla persistenza ostativa. Non più concetti da sviluppare ma l’oggetto qui e subito. Sono consapevole che bastano queste dudi gaetano, letteratura tradizionee righe per far crollare il già esiguo numero di lettori. Ma bisognerà pur cominciare. Perché Cristina Chiabotto fa vendere più copie, e io non me la sento di rincorrerla. Oltretutto sono orribilmente pingue e poi non ho neanche idea di come sia fatta. Comunque se il suo nome è rintracciabile fin dall’home page del motore di ricerca deve trattarsi di una gran bella figliola. Esistono tuttavia oggetti che non siamo (ancora?) in grado di mostrare e per esperire i quali occorrono concetti interfacciati da parole col rischio che in conclusione possediamo le parole o le formule ma non l’oggetto. In ogni caso le parole permettono la comunicazione tra gli uomini mentre la possibilità di acquisire immediatamente l’oggetto, ci consegna la percezione che siano superflue. Conseguente il rischio che i nostri rapporti si stabiliscano con gli oggetti o con le rappresentazioni piuttosto che con gli esseri umani facendo la fortuna di psicologi e di sociologi ma smarrendo e rapporti sociali e, fatto altrettanto grave, idee.

Letteratura-Tradizione. Numero citato. Pagina 56 concede una interessante apertura sull’argomento dal titolo “Dal postmoderno al postumano. Il caso Lyotard” a firma Riccardo Campa. De Lubac osserva, poco discosto. Bisogna leggere il saggio, prendersi il tempo per metabolizzarlo e reinserirlo nel circolo delle proprie idee operazione complicatissima se si è preda del nevrotico rincorrersi delle immagini prive di contenuto. Stiamo praticando la nuova terra, oltre il guado, portandoci appresso la nevrosi residua del positivismo. Dobbiamo riappropriarci del tempo ( cioè, dei suoi contenuti).

Chi ne vuol sapere di più (ne vale la pena) può scrivere, con l’aiuto della rete, a Sandro Giovannini, direttore editoriale (sandrogiovannini@aliceposta.it)

Giuseppe Di Gaetano

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