Innocenti “evasioni”…

Valentino Rossi colpevole di essere famoso e di aver approfittato del regime fiscale del Regno Unito decise di raggiungere un accordo bonario con il fisco sottraendosi così alla pressione della pubblica opinione.

Alberto Tomba provò uno slalom gigante tra i paletti dell’Erario, ma fu scoperto e restituì un po’ di soldi dopo essere stato considerato dai giudici bolognesi “un fanciullo inconsapevole” che non poteva sapere che i suoi soldi erano dirottati all’estero dal lupo cattivo, il commercialista.

Luciano Pavarotti, indeciso tra un “do” di petto e un “non do” di portafoglio, decise di non dare. Fu beccato, perdonato, restituì un parte del gettito evaso, fu assolto, ma la giustizia penale lo bollò parlando di “comportamenti poco nobili”.

Per Diego Armando Maradona il “trattamento è stato differente”. Molto.

E’ quanto sostiene un nuovo libro, L’Oro del Pibe – Paradossi e ingiustizie del fisco italiano, da Maradona al signor Nessuno, edito dalla Esi e firmato da un giornalista, Luca Maurelli, e dall’attuale Difensore Civico del Comune di Napoli, Giuseppe Pedersoli, un giovane commercialista che ha fatto parte del collegio difensivo del fuoriclasse argentino insieme al penalista Vincenzo Maria Siniscalchi.

Quella che raccontano gli autori è una storia di ordinaria evasione fiscale, straordinaria solo per la fama del protagonista, eppure “così banale nella sua illogicità”. Banale come quella di qualsiasi cittadino che spesso e volentieri soccombe allo strapotere del fisco per un cavillo, inchiodato dalla macchina da guerra dell’esattoria. È un caso di “innocente evasione”: nulla a che vedere con la “mano de dios” e con il gol mundial all’Inghilterra.

Dal 17 febbraio 2005, dopo la sentenza della Corte di Cassazione, Diego Armando Maradona è – tecnicamente – un evasore fiscale: deve pagare una cifra enorme al fisco italiano. Il suo debito ammonta, al 31 maggio 2008, a 34.906.457,18 euro, ed aumenta ogni giorno di 3.068,81 euro per interessi, cioè di 127,87 euro l’ora e di 2,13 euro al minuto.

Ma come si è arrivati a tanto? Per i due autori è tutta colpa dell’inadeguatezza di articoli di legge che, scritti molti anni fa, appaiono profondamente iniqui nei confronti di qualsiasi contribuente. Anche perché quella sentenza finale trae origine da un clamoroso paradosso secondo cui Maradona nel ’91, nella reggia napoletana dove da tutto il mondo arrivavano persone ad osannarlo, fu considerato sloggiato, sconosciuto ed irreperibile da un oscuro messo, che risolse con questa formula burocratica l’adempimento della notifica di un primo avviso di accertamento da parte del fisco. Nonostante la presenza fissa di un portiere dello stabile, che misteriosamente mai fu interpellato dal notificatore, questa procedura così sbrigativa e superficiale (che costituisce la prassi per qualsiasi contribuente) innescò una spirale di atti che di fatto privarono il Pibe del diritto costituzionale alla difesa: il diritto di difendersi

«nel merito dalle accuse di evasione fiscale che invece poterono esercitare i suoi colleghi di quel Napoli stellare, Careca e Alemao, premiati poi dall’assoluzione in primo e secondo grado». Nel testo, ricco di documentazione ufficiale, è dunque spiegato come quanto accaduto al Pibe de Oro possa succedere, e spesso accade per davvero, ad ognuno di noi: un messo dell’esattoria bussa alla porta di casa e non vi trova, perché magari in quel momento si è sotto la doccia.

Dal signor Maradona al signor Nessuno, dunque. Sì, perché è la categoria del contribuente, in Italia, a vivere una sproporzione di forza e di mezzi rispetto alla macchina da guerra delle Entrate. Con il risultato che solo chi è in grado di investire risorse nel business dell’evasione, argomentano ancora Maurelli e Pedersoli, spesso e volentieri riesce a farla franca.

«Chiariamo un punto: i casi di Valentino Rossi, Ornella Muti e Dolce & Gabbana, non hanno nulla a che vedere con quello di Maradona, che impropriamente viene inserito nei servizi giornalistici dedicati ai casi più clamorosi di evasione conclusisi con un accordo con l’Agenzia delle entrate. Nel caso da noi affrontato un tentativo di transazione col fisco nasce e muore subito, perché per trattare è necessario che una delle due parti, Maradona o lo Stato italiano, ammetta di aver sbagliato. Questo non è successo, non poteva succedere. Entrambe le parti hanno, a loro modo, ragione da vendere. Questo è il paradosso del sistema italiano, l’unico al mondo che ti consente di avere ragione in un settore della giustizia e torto in un altro, ti assolve nel processo penale e ti condanna nel tributario, che ti considera contribuente modello davanti a un giudice penale ma evasore al cospetto di un magistrato tributario. E non solo quando c’è di mezzo l’oro del Pibe de Oro, ma anche quando in ballo ci sono i risparmi del più sfigato degli italiani medi.»

Francesco Benucci

L’Oro del Pibe – Paradossi e ingiustizie del fisco italiano. Da Maradona al signor Nessuno
Edizioni Scientifiche Italiane
Giuseppe Pedersoli, Luca Maurelli
288 pagine, 19 euro
(i proventi degli autori sono devoluti all’Associazione Mondo Nuovo Onlus – Casa Famiglia Villa Lauro, struttura che ospita bambini in difficoltà)

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