Buonanotte ai suonatori…

Berlusconi giochicchia, l’Italia brucia

Lug 17th 2008 | ROMA
Da The Economist edizione stampata

Il nuovo governo di Silvio Berlusconi sta dimostrando di essere tristemente simile a quello precedente.

Questa volta doveva essere tutto diverso. Berlusconi trasmetteva un senso di responsabilità e di sobrietà nel corso della sua riuscita campagna elettorale. Ciò non sorprende, dicono i suoi sostenitori. Il suo governo del 2001-2006 fu una sequela di opportunità perse per modernizzare l’Italia e per lasciare il suo marchio sui libri di storia, un racconto di mancanze di cui oggi Berlusconi si pente.

C’erano anche altri motivi per sperare che avrebbe finalmente guidato l’Italia per il bene della nazione piuttosto che per quello proprio. Si sapeva che aveva già adocchiato la Presidenza della Repubblica, e che quindi aveva bisogno di guadagnarsi una reputazione da statista. Uno dei motivi principali della caduta del suo precedente governo fu la resistenza da parte dell’UDC a riforme di stampo liberale, ed oggi i democristiani non fanno più parte della sua coalizione. E inoltre pareva che avesse risolto le proprie difficoltà personali con una serie di leggi ad personam che ne hanno consolidato la posizione legale e protetto l’impero finanziario.

Eppure solo dieci settimane dopo l’insediamento del nuovo governo Berlusconi, l’agenda politica è dominata più che mai dagli interessi personali ed affaristici del Cavaliere.

Nella sua fin’ora breve esistenza, l’attuale governo ha promosso almeno quattro misure ad personam.

Una di queste aveva lo scopo di evadere la decisione della Corte Europea di Giustizia secondo cui Rete 4, uno dei tre canali del network Mediaset di proprietà di Berlusconi, sta occupando delle frequenze che spetterebbero ad un altro operatore. Il governo ha proposto un decreto per impedire che Rete 4 sia spostata sulle frequenze satellitari, ma la feroce opposizione a tale decreto ha fatto sì che il governo ne ritirasse il testo per poterlo “riformulare”.

Un secondo decreto doveva avere lo scopo di limitare le intercettazioni telefoniche durante investigazioni criminali, e la pubblicazione delle trascrizioni. Ci sono anche delle buone motivazioni per questo cambiamento: uno studio del 2005 condotto dall’Istituto Max Planck ha scoperto che le intercettazioni sono più comuni in Italia che in qualsiasi altra nazione dell’UE. A causa delle frequenti fughe di notizie dagli organi inquirenti ai media, spesso delle persone innocenti si trovano cose dette in privato su tutti i giornali, addirittura prima che ci sia un avviso di garanzia.

Ma ogni volta che Berlusconi propone una riforma giudiziaria, ci sono dei sospetti giustificabili riguardo le sue motivazioni personali (di recente ha definito il sistema giudiziario “un cancro”). Prima del suo ritorno in carica, Berlusconi è stato intercettato dai PM di Napoli mentre promuoveva la causa di un’attricetta con un dirigente della RAI. Siccome Berlusconi aveva deciso di sostenere una venture privata del dirigente, tutti e due stavano porgendo il fianco ad accuse di corruzione. Infatti, adesso un giudice sta considerando se mandargli il capo d’imputazione o meno.

Proprio durante la stesura del decreto, cominciarono ad affiorare delle indiscrezioni riguardanti alcune registrazioni ancora più compromettenti, di conversazioni sessualmente esplicite tra il Premier ed il suo Ministro 32enne delle pari opportunità, Mara Carfagna (nel ritratto a sinistra), ex modella in topless e valletta Mediaset. Quando ci fu la notizia che i PM avrebbero distrutto il materiale non specifico all’inchiesta, il governo mise in stand-by il decreto, dando adito a sospetti che le conversazioni con la Carfagna fossero il suo vero motivo d’essere. Intanto la Carfagna ha detto che querelerà a causa delle voci che si sono diffuse su di lei.

I detrattori dicono che i problemi legali di Berlusconi stanno al centro di altre due misure del governo. La prima fu stesa dal legale che lo sta difendendo in tribunale dall’accusa di aver pagato una bustarella di $600mila ad un avvocato inglese. Infilato a forza dentro un pacchetto più ampio di riforme riguardanti l’ordine pubblico, questa legge avrebbe tenuto bloccato per 12 mesi moltissimi processi, tra cui quello di Berlusconi. Nel frattempo, sarebbe dovuto entrare in vigore una legge atta a garantire l’immunità giudiziaria a tutti coloro che ricoprono le prime 4 cariche dello stato, incluso il Premier. Le proteste sono state tali che la prima misura è stata ritirata per rettifiche, ma solo dopo che è diventato evidente che la seconda potrà passare ad autunno, quando dovrebbe terminare il processo per corruzione contro Berlusconi. Il pacchetto sicurezza, approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 15 luglio, adesso contiene ciò che l’opposizione definisce una quinta misura ad personam, che permette agli accusati il ricorso al patteggiamento a processo in corso.

La fissazione del parlamento e del governo con i tribunali e le riforme giudiziarie sarebbe forse meno allarmante se non fosse che ci sarebbero molte cose sia importanti che urgenti di cui occuparsi. Dopo un breve e fuorviante miglioramento nel primo quadrimestre, l’economia è di nuovo stagnante. Analisti della Banca d’Italia forniscono un ritratto desolante, caratterizzato da pochi consumi ed inflazione galoppante. Hanno anche parlato di problemi di credito, in una nazione che fin’ora è riuscita a sfuggire agli effetti peggiori della recessione globale. Fanno notare che il 70% dei mutui in Italia è a tasso variabile, cioè una media più alta che il resto dell’UE, ed in una nazione dove il reddito disponibile è in diminuzione.

La banca centrale prevede una crescita del PIL del mero 0,4% quest’anno ed il prossimo. La stima per il 2008 è in linea con quello del governo (tra lo zero e lo 0,5%), ma è più ottimista rispetto alla stima di aprile dell’FMI di 0,3%. L’economia italiana è di nuovo stata superata da quelle di altri paesi europei. Forse la notizia più allarmante è arrivata lo scorso 10 giugno, quando si è riportato che la produzione industriale di maggio ha subito un calo del 4,1% rispetto all’anno scorso. Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria, ha detto che è “molto preoccupata”. Ed ha ragione. Il motore della nave Italia sta perdendo colpi. Il vento spinge la nave contro gli scogli, ed il capitano è indaffarato con altre questioni.

Fin’ora, le uniche iniziative economiche del governo sono state di annullare un’impopolare tassa sulla casa, e di ridurre le tasse sugli straordinari. Non c’è nessun accenno di dibattito politico sulle misure liberalizzanti di cui la zoppicante economia italiana ha grave bisogno. Al contrario, pare che il governo sia sempre più deciso a pompare ancora più soldi dei contribuenti nella devastata Alitalia, e che si voglia cambiare la legge in modo di permetterlo.

Facendo una previsione per l’autunno, Berlusconi ha annunciato una “riforma radicale”, ma solo dei tribunali.

Fonte: The Economist (clicca qui). Traduzione di Andrea Gigliesi

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