Tra-dire è fare e baciare…

Due accadimenti mi spingono ad abbozzare un commento più che una recensione al libercolo che prende le difese del traditore. Il primo è che non riesco mai a sottrarmi agli inviti, specie se gli inviti sono intriganti e poi perchè credo di poter dire che in materia sono un esperto, un riferimento nel mio piccolo per l’ambiente che mi circonda, tanto da essermi guadagnato l’appellativo di “Badoglio”.

Ma prima di spingermi in considerazione ulteriori, partirei dal primo grande pregio di questo Elogio del traditore (Petr Christian, Castelvecchi Editore, 2008): si tratta di un libro che si condensa in poche parole, l’intera opera è una scarna trattazione di poco più di 50 paginette. Questo aiuta la lettura da sdraiati, visto il peso ridotto (e non è poco).

Se poi aggiungiamo che tutto il libro si legge agevolmente in meno di due ore siamo all’incanto, almeno se si crede, come io credo, che la forma breve ed aforismatica sia quella che meglio si adatta alla riflessione e se si condivide ciò che Gomez Davila sosteneva «che, tra poche parole è più difficile nascondersi come tra pochi alberi».

Insomma proprio un libro per traditori, perché come dice l’autore:

«c’è uno strumento che il traditore detesta, la pialla, perché l’odioso oggetto, inorgoglito da un ideale di uniformità, serve solo ad appianare le differenze, eliminare le asperità e limare quella lingua di legno che impedisce al singolare, all’unico di farsi ascoltare. Il traditore invece ama il coltello. Non lo stringe mai fra i denti. Lo tiene in mano, con fermezza, per separare ogni grano di riso dal mucchio e rivelarne i particolari».

Insomma il traditore, almeno quella categoria di traditori di cui parla il libro, non si nasconde, brandisce un coltello, non usa fiumi di parole. Usa l’arma che brandisce come un bisturi, scarnifica l’osso, per questo ha bisogno di poche parole ma acuminate. Non ci si nasconde dietro, non ci gioca, le utilizza come un perito settore, per fare affiorare tutte le inconcludenze e le viltà che il pensiero nasconde.

E se è un vero traditore questo coltello lo rivolge prima di tutto contro se stesso. Perché, posso affermarlo per esperienza personale, il tradimento comincia prima di tutto contro noi stessi, interrogandoci e mettendoci alla prova, pronti a tagliar via ciò che nel nostro pensiero si attorciglia su se stesso.

Tutto questo si può desumere dall’autore che, dopo aver circoscritto i termini della faccenda escludendo tutta una serie di soggetti catalogabili come traditori (ma di carattere meschino), avvia le sue considerazioni su quei traditori che io definirei eroici.

E si parte da Giuda, il traditore per antonomasia, che ad un certo punto perde la pazienza. Il gruppo dei seguaci di Gesù di cui lo stesso Giuda è un leader manca di finanze, morde il freno, chiede azione. È in questo contesto che matura il tradimento eroico di Giuda: se si vuole realizzare qualcosa bosogna annullare la linea di Gesù, consegnarlo ai suoi avversari per avere mani libere di operare.

Questa rappresentazione del tradimento di Gesù, trova la sua migliore interpretazione nel film musicale Jesus Christ Superstar. Giuda tradisce un Cristo che si è perso nel suo percorso ultraterreno, tradisce un uomo (non ne riconosce la Divinità) che si è allontanato da una via puramente terrena.

In una frase Giuda tradisce Gesù perché è Gesù il primo traditore, ha tradito il percorso tutto umano ed immanente di Giuda. Ed è proprio questo il grande peccato necessario di Giuda, non aver capito che esiste al di là del mondo sensibile un mondo ultraterreno a cui sacrificare tutto anche se stessi. Giuda tradisce se stesso (il suo corpo e la sua umanità penderanno dal ramo di un albero) tradendo Gesù. Gesù tradendo il suo percorso umano tradisce Giuda e sceglie di morire (un suicidio per interposta persona il suo calvario e morte).

Questo indica il nostro autore: a ben pensarci siamo tutti dei traditori ed ogni nostra azione è un tradimento. Tradimento che è motore interno dell’incessante volontà dell’uomo che cerca la verità.

Un esempio tra mille: non è forse un traditore l’Inattuale, che sceglie di tradire la contemporaneità per riscoprire una tradizione passata (Il reazionario), oppure sceglie di spingersi oltre la sua epoca per affermare un mondo che intravede (il precursore)? E non è forse il contemporaneo anch’esso un traditore perché sceglie di tradire, in ossequio alla sua epoca, il passato (che al massimo contempla come un ricordo) ed il futuro (che al massimo sogna come una visione onirica)?

Qualsiasi passo in avanti o indietro è tradimento, così come il restare fermi.

La cosa fondamentale non è tanto il tradire, ma che il nostro scontato tradimento sia proficuo, forgiatore di conoscenza.

In questo modo il traditore trova spazio tra i benefattori del genere umano. Senza mai cercare un consenso, un’adesione.

«L’adesione è un ideale da mollusco. Il traditore non aderisce. Fra sé ed il mondo, fra sé e il pensiero dei suoi nemici, fra sé ed il pensiero dei suoi amici, da sempre lascia intercorrere una distanza. Irriverente, il traditore è sicuro che il rispetto dell’Uomo non presuppone alcuna fedeltà a una classe, a un partito, o a una linea politica, ma richiede una critica costante della tirannia dell’abitudine, della sottomissione al costume. Il traditore è un provocatore nesessario. Agita il bastone del dubbio, risveglia il desiderio di rovistare nelle verità nascoste, nelle affermazioni indiscutibili. Manca in ognuno di noi. Su tutto ciò che osserva depone con le sue labbra un bacio velenoso».

Per cui non posso augurarvi che due cose: leggete questo succoso libello. Ma soprattutto: con il vostro bacio velenoso, tradite, tradite qualcosa di buono resterà!

Mario “vox clamans in deserto” Grossi


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