Tempo di eresie

Torna di moda affrontare il pensiero e la figura di Antonio Gramsci, anche se, ad esser precisi, un certo mondo politico a cui facciamo riferimento, già da anni lo studia e cerca di metterlo in pratica.

L’accento posto sul ruolo degli intellettuali e sulla diffusione di idee e concetti nel profondo del tessuto sociale è stato opportunamente considerato e messo in pratica da una cultura che fino a poco tempo fa non otteneva, per sue o altrui paranoie, legittimazione mediatica. Ciò non significa naturalmente che nel corso dei decenni non si siano gradualmente create le condizioni e l’humus, per così dire, affinché si preparasse un mutamento della situazione politica italiana.Sta precisamente in questo l’applicazione vincente del concetto di egemonia definito da Gramsci.

L’egemonia non significa semplicemente ottenere e mantenere il potere legale di un paese, ma significa fondamentalmente radicarsi e penetrare a fondo negli strati sociali di una nazione e riuscire ad unirli attorno a dei temi e a delle parole d’ordine comuni.

L’errore della sinistra sembra essere stato quello di non essersi più curata, o di averlo fatto male, di essere dirigente e coordinante le diverse anime popolari, concentrandosi piuttosto all’ambito burocratico e di potere. Non è una novità, i giorni appena seguenti l’esito delle elezioni politiche molti giornali hanno scritto ciò che l’uomo della strada già sapeva: la sinistra ha perso il contatto col popolo, non sa più comprendere e parlare con coloro che però dovrebbero votarla.

La situazione politica italiana attuale è certamente favorevole alla creazione di una situazione in grado di frenare i processi di disgregazione messi in moto dall’economia capitalistica e dall’immigrazione, anche in un’ottica europea, visto che pare proprio che il voto italiano stia avendo un effetto trainante nell’Unione per quanto riguarda misure più restrittive dei flussi migratori. Il tempo ci dirà se questo governo saprà preparare il terreno a un sistema politico-economico sovrano e differente rispetto a quello mondiale attuale.

Ciò che possiamo però rilevare fin da subito è che vincere le elezioni non giustifica l’immobilismo e non garantisce affatto un radicamento immodificabile nella società. Si può sempre perdere se si da per scontato il seguito della “base”, ci si può ritrovare senza supporto se non si pensa, quando si può farlo senza ostacoli, a consolidare il consenso e ad ampliarlo. E per fare ciò bisogna condurre una battaglia culturale ad ampio raggio.

Diverse voci del composito mondo culturale di destra hanno espresso il loro disappunto proprio riguardo alla passata gestione della cultura da parte del centro-destra. Si sono lasciati spazi e agibilità ad altri perdendo delle occasioni importanti per poter finalmente dire ciò che si pensa senza censure e limiti imposti. Altrettante voci oggi chiedono che le cose cambino, chiedono che la cultura generalmente definita di “destra”, e che comprende tutto e il contrario di tutto, abbia briglia sciolta, spazi e mezzi per fare. Perché, si fa giustamente notare, quando le sì è concesso spazio, ha sempre prodotto cose di qualità.

Foucault diceva che è il potere a decidere ciò che è giusto e ciò che non lo è. È il sistema burocratico a imporre il controllo sugli uomini e a decidere il linguaggio che si deve parlare. Il potere distingue il “normale” dall’”anormale”, il sano dal pazzo e attraverso queste distinzioni procede alla repressione e al controllo. Non è certo un paesaggio idilliaco e da sogno, ma d’altra parte il governo di un popolo richiede per forza di cose il controllo e la sovranità, e questi si esercitano anche attraverso la repressione.

boco, giordano brunoMa non è ovviamente detto che i concetti di “normale” e “anormale”, per dire, debbano rimanere gli stessi, non è detto che non si possano scrivere nuove tavole di valori e non si possano modificare le cose nel profondo, radicando un nuovo discorso e un nuovo linguaggio preparatori a una riforma della società.

L’eresia è un discorso che utilizza un linguaggio consolidato, condiviso e codificato per introdurre attraverso di esso dei principi e dei concetti che scardinano e sovvertono quello stesso linguaggio su cui si appoggiano.

Giordano Bruno era pericoloso perché attraverso un linguaggio comprensibile ai più e appoggiandosi a immagini e concetti radicati in ambito religioso, introduceva e faceva rivivere conoscenze esoteriche, una differente visione dell’uomo e del mondo e prolungava quindi, a suo modo, i frutti della risorgiva “pagana” rinascimentale. Al di là del caso specifico, l’idea di eresia è chiaramente una definizione che viene affibbiata dall’esterno, è il potere repressivo ecclesiastico a condannare come eretico chi non rispetta i dogmi, chi fa di testa sua e perciò dev’essere perseguito.

La situazione culturale attuale richiede una rottura col passato, una rottura che sappia essere creativa e vitale nel segno della festa futurista e della gioia dionisiaca.

Le anticipazioni di un movimento culturale di questo tipo vengono prefigurate da quelle eresie che hanno resistito in tempi ben più difficili e che oggi possono, senza snaturarsi, contribuire attivamente alla creazione di un diverso terreno culturale e metapolitico che possa consolidare un’egemonia politica in divenire.

Francesco Boco

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