Uno scudo per niente

LO SCUDO SPAZIALE U.S.A., LA REPUBBLICA CECA E IL REFERENDUM.

La prima idea di uno scudo spaziale che potesse proteggere un dato territorio da un attacco missilistico nemico risale all’inizio degli anni ’80, precisamente al 1983.

Fu allora che l’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan formulò (nel corso di un famoso discorso alla nazione tenuto a Orlando, in Florida) per la prima volta in pubblico il suo progetto di strategia per mettere al riparo gli Stati Uniti da qualsiasi minaccia di carattere nucleare proveniente dall’esterno (denominato «Star Wars» in omaggio alla famosa saga cinematografica fantascientifica): questo nuovo sistema prevedeva il superamento del vecchio concetto di deterrenza fondato sulle armi nucleari e sulla «balance of power» nel possesso degli armamenti per lanciare invece una sfida a tutto campo al mondo comunista capeggiato dall’Unione Sovietica, che era arrivato allora al massimo della sua espansione e sembrava, a viste umane, godere di una solidità granitica e ed essere destinato ad estendersi ulteriormente.

Il sistema di difesa spaziale prospettato da Reagan prevedeva una rete di satelliti posti all’altezza di 36.000 chilometri circa e capaci di neutralizzare ogni tipo di offensiva sovietica che fosse stata portata con missili balistici intercontinental: i satelliti localizzati nelle zone più alte avrebbero avuto funzioni ricognitive quali l’individuazione dei razzi con sistemi all’infrarosso mentre il compito di neutralizzare le testate atomiche era realizzato dai satelliti più vicini a terra, dotati di laser a raggi x, razzi a propellente chimico e piccoli proiettili puntati contro i bersagli.

Si trattava, senza dubbio, del più colossale programma di ricerca bellica mai progettato nell’ambito della Guerra Fredda; ad esserne coinvolti furono scienziati di tutto il mondo occidentale, appartenenti alle più diverse discipline. Senza dubbio se realizzato avrebbe dato agli Stati Uniti un vantaggio incolmabile nei confronti dell’Unione Sovietica. Senonché, avevano probabilmente ragione all’epoca coloro che ritenevano che le difficoltà tecniche rendevano il piano difficilmente realizzabile nella realtà; e in effetti il piano non fu mai messo in pratica. Tuttavia sortì comunque il suo effetto dal momento che i dirigenti sovietici furono presi dal panico al pensiero stesso di dover affrontare una tale sfida, alla quale non erano punto preparati, data la stagnazione economica, scientifica e tecnologica che attraversava il sistema, per cause, come ho già avuto occasione di far notare, non contingenti ma intrinseche.

Quindi l’annuncio di Reagan ebbe non poca importanza nello spingere i dirigenti sovietici a iniziare quel cammino di riforme (il cui primo atto fu la nomina di un giovane segretario a capo del PCUS, dalle idee dinamiche e innovative, di nome Michail Gorbaciov) che di lì a pochi anni si sarebbe concluso felicemente (in linea di principio, ovviamente, al di là dei problemi che tutto ciò ha comportato) con il crollo definitivo del sistema (i dirigenti sovietici volevano, è certo, intraprendere la strada già precedentemente percorsa dai comunisti cinesi, che prevedeva la fine di gran parte dell’economia statizzata mantenendo al contempo però il controllo ideologico e culturale del partito e dei suoi apparati sulla società, ma questo non fu possibile per tutta una serie di motivi): in ogni caso l’Unione Sovietica apparve per quello che era, un colosso dai piedi d’argilla.

E qua veniamo al punto, perché oggi la defunta e non compianta Unione Sovietica non c’è più.

Tuttavia, nonostante questo, il governo americano ha recentemente proposto una riedizione riveduta e aggiornata del vecchio progetto, incentrata sull’istallazione di missili intercettori in Polonia e di un sistema di rilevazione radar nella Repubblica Ceca.

Il pretesto (perché in questo caso si tratta proprio di un pretesto) è quello di proteggere i paesi N.A.T.O. da un eventuale attacco missilistico proveniente dai due “stati canaglia” di Iran e Corea del Nord (per i quali, detto per inciso, non provo nessuna simpatia).

Ora è molto dubbio, per usare un eufemismo, che questi due paesi abbiano allo stato attuale la tecnologia per lanciare missili alla distanza necessaria per colpire l’Europa.

E’ invece certo che lo scudo di per sé costituisce una evidente e dichiarata minaccia di tipo tattico-strategico nei confronti della nuova Russia di Putin, che dopo aver abbandonato quella folle e demenziale dottrina di palingenesi cosmica che era il comunismo e aver superato (almeno parzialmente) il periodo di sbandamento seguito al passaggio da un’economia integralmente statizzata (e quindi sterile) a una di mercato, sta ora faticosamente riprendendo il suo posto nel novero delle grandi potenze, minacciando l’egemonia politico-militare americana indiscussa dal 1991.

La risposta russa (pienamente giustificata, va da sé) in ogni caso non si è fatta attendere (dopo che erano state rifiutate tutte le proposte di mediazione): su proposta del presidente Vladimir Putin la Duma il 14 luglio 2007 ha sospeso il Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa, che del resto la N.A.T.O. non aveva mai rispettato adducendo pretesti di vario tipo.

Il rifiuto degli Stati Uniti di accettare qualunque discussione sull’argomento e di non tenere in alcun conto le perplessità espresse da molti alleati è sintomo dell’atteggiamento «ibristico» che ormai pervade i governanti e vari settori dell’opinione pubblica di quel paese, che ritiene di essere investito da Dio della missione di redimere il mondo tramite la «conversione» alla democrazia di tipo anglosassone di tutti i paesi del mondo e l’eliminazione degli «agenti della corruzione», rappresentati dagli oppositori di qualunque tipo (nazionalsocialisti e comunisti, con obbiettivi diversi, erano animati dallo stesso spirito).

Date queste premesse è ovvio che la guida del mondo deve spettare a loro e che ogni opposizione costituisce di per sé non solo un crimine dal punto di vista umano ma anche un “delitto contro Dio” (va detto però, onde evitare fraintendimenti, che il pericolo del fondamentalismo islamico è reale, non immaginario, solo che è proprio la politica americana ad esacerbarlo.
se la guerra in Afghanistan era giustificata la seconda guerra contro l’Iraq ha costituito una bestiale e plateale violazione del diritto internazionale; ma tutto ciò meriterebbe una trattazione a parte):

Così la Russia di Putin, grave pericolo per il “Nuovo Paraclito”, deve essere messa a ogni costo in condizione di non nuocere, anche se ciò dovesse ingenerare una nuova “guerra fredda” (se non anche qualcosa di peggio), questa volta del tutto inutile, di cui ovviamente l’Europa farebbe le spese in nome degli interessi del protettore-padrone americano; ciò dovrebbe essere la riprova, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’ormai chiara inutilità del Patto Atlantico e della dannosità del rapporto di alleanza organica con gli Stati Uniti; ovviamente da questo non deriva che d’ora in poi si debba assumere un atteggiamento specularmene opposto di pregiudiziale opposizione agli Stati Uniti, che sarebbe altrettanto deleterio, ma semplicemente che le decisioni nell’ambito della politica internazionale dovrebbero essere prese sulla base e degli interessi nazionali ed europei e parimenti sulla base di criteri di giustizia nei rapporti tra i popoli.

E veniamo ora all’atteggiamento dei governanti e delle popolazioni nei confronti dello scudo (che poi è un riflesso del sentimento prevalente nei confronti dell’«alleato» americano). Come ho già detto i governanti sia nei paesi di antica adesione alla N.A.T.O. che in quelli più recentemente acquisiti hanno tenuto un atteggiamento acquiescente alle richieste americane, verosimilmente per un misto di timore e interesse. Sono invece i popoli dei due paesi interessati ad aver manifestato le maggiori perplessità, che specialmente nella Repubblica Ceca si sono poi condensate in una netta opposizione.

Ciò è tanto più significativo perché i popoli dei paesi dell’Est hanno maturato a seguito della dominazione sovietica un forte sentimento anti-russo, identificando l’ideologia che li opprimeva con una precisa nazionalità, e questo aveva portato di rimando, come è naturale, una certa pronunciata simpatia per quelli che erano stati i nemici naturali dell’Unione Sovietica, ossia gli Stati Uniti d’America. Il fatto che questo sentimento stia venendo meno è certamente un indice chiaro di un desiderio di riappropriarsi del proprio destino in quanto popolo e nazione e di una crescita di consapevolezza del fatto che gli americani non sono affatto disinteressati nei loro interventi ma che tutti questi come minimo corrispondono a ben precisi progetti politico-strategici in cui i paesi «alleati» hanno poco più che il ruolo di pedine.

Diamo qualche cifra:

  • un buon 70% degli abitanti della Repubblica Ceca si oppone all’installazione dello Scudo Spaziale;
  • in Polonia le percentuali secondo i vari sondaggi sono più basse ma comunque pur sempre tendenzialmente contrarie;
  • sempre nella Repubblica Ceca l’unico referendum che si è tenuto a livello locale nel piccolo paese di Trokavec, deputato ad ospitare una delle installazioni, ha visto una maggioranza plebiscitaria pronunciarsi contro lo scudo (su 90 residenti hanno votato in 72, di cui 71 contro).

Queste sono cifre che testimoniano chiaramente come il progetto americano verrebbe bocciato a pieni voti, se solo fosse possibile alle popolazioni interessate pronunciarsi su di esso; ma questo ovviamente i politici non lo vogliono perché metterebbe in discussione la loro confortevole posizione di proconsoli americani, con tutti i vantaggi annessi e connessi.

Quindi sono ancora più convinto della necessità di battersi per permettere ai popoli di potersi pronunciare su materie delicate che concernono la sovranità nazionale, come ho già affermato nel mio precedente articolo.

Per l’intanto però qualcosa si può già fare; personalmente ho firmato la petizione on-line contro il nuovo progetto «Guerre stellari» disponibile sul sito www.nonviolence.cz ; consiglierei a tutti di aderire; non costa niente ed è un segnale, seppur tenue, di opposizione al Sistema.

Francesco Ferrari

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