Non chiamatelo Craxi Ter

NON CHIAMATELO CRAXI TER

Per demonizzare Craxi lo si accostava a Mussolini e ad Hitler, per demonizzare Berlusconi lo si accosta a Craxi.

Subito dopo il primo consiglio dei ministri del governo Berlusconi quater, Ferdinando Adornato, presidente della Fondazione Liberal, rilascia una intervista a La stampa, nella quale si compiace di avere abbandonato Forza Italia/Pdl in favore di Casini, pur essendo stato uno degli ideologi principali del progetto. Adornato definisce il nuovo Pdl come l’erede per metà della vecchia destra e per metà dei vecchi socialisti; niente a che vedere con il suo disegno, che nel corso dell’intervista rivela essere stato teso più ad un recupero della vecchia DC che del vecchio PSI. Secondo Adornato starebbe avvenendo invece il contrario e la dimostrazione sarebbe nella ripartizione dei posti di prestigio affidata agli ex craxiani, da Tremonti a Cicchitto.

Mentre il governo si accinge a detassare gli straordinari e l’opposizione, quella vera come l’ex ministro Ferrero, non il Pd, ne contesta la forma (si detassano le liberalità al posto delle rendite) al posto della sostanza (la detassazione è in linea di principio liberale ed antisociale, in quanto si tolgono entrate ad uno stato che taglia sui servizi essenziali), c’è chi, come Adornato, rimpiange che da questo intasamento al centro non rinasca una nuova Balena Bianca.

Adornato in realtà non ha capito, o così pare, che una nuova DC non può nascere finchè non scompare quella vecchia. E la vecchia non è scomparsa, nemmeno formalmente, come ci hanno insegnato di recente Pino Pizza e Flaminio Piccoli. Rispetto a trent’anni fa, infatti, non solo c’è una continuità totale della classe dirigente democristiana, ma il vecchio scudo crociato ha addirittura incrementato le proprie fila, visto che pure quelli che all’epoca erano comunisti oggi fanno, in gran parte, i democristiani. La Democrazia Cristiana, dunque, c’è ancora e continua a governare. É solo che il tempo attuale non richiede più la presenza di un partito – struttura, anzi. Per come stanno le cose oggi va benissimo che i suoi bianchi fiori stiano un po’ di là e un po’ di qua, visto che, con l’esclusione delle ali estreme dal parlamento, lo spazio c’è.

Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’intervista ad Adornato, proprio l’ “ex craxiano” Fabrizio Cicchitto, dirigente di Forza Italia, gli risponde sulle colonne dello stesso giornale, smentendo la tesi dei craxiani al potere e dolendosi per l’abbandono del carrozzone da parte di Adornato. Ma nella sostanza Cicchitto non si lancia in un azzardato raffronto tra prima e seconda/terza repubblica, ma afferma solo che nel costituendo Pdl (così com’era in Froza Italia), ci sarebbe spazio per tutti. Concludendo: dove si mangia in venti si mangia anche in ventuno. E questo, ad onor del vero, fa molto vecchio PSI.

Resta da affrontare l’annosa questione Silvio = Bettino, un accostamento che gioca sull’amicizia e sui favori reciproci tra i due, ma che sul piano politico è destinato a franare sotto ogni aspetto. Craxi era semplicemente affascinato dai self made man, come d’altronde era lui, nel contempo incline a circondarsi di nani e ballerine (che si sono puntualmente riciclati tutti nelle istituzioni attuali): Amato, Martelli, Margherita Boniver, Cicchitto, Intini, Demichelis, Boselli e tutti quelli che sto dimenticando erano socialisti parte integrante della nomenklatura istituzionale al tempo del pentapartito, e lo sono tutt’ora, anche se talvolta su fronti contrapposti. E il fatto che ci fosse Craxi a capo di quell’Italia, non fa necessariamente di loro dei craxiani. Chi conosce bene la storia del PSI sa che la corrente che faceva a capo a Craxi era quella così detta degli “autonomisti”, ossia quelli che cercavano una via italiana al socialismo, che non fosse quella dei parenti poveri del PCI. Boselli a parte, tutti gli ex PSI sopra nominati non facevano parte di quella corrente, e molti di loro se ne collocavano a sinistra. Dunque niente craxiani al governo, e niente socialismo tricolore di marca Mediaset.

Quanto all’accostamento tra le due figure, oltre a segnalare l’enorme differenza di preparazione politico – culturale in favore di Bettino, va respinta anche la visione bonapartista dei due capi del governo.

Il bonapartismo di Craxi è del tutto diverso da quello di Berlusconi.

Nel PSI, infatti, Craxi (come già Nenni prima di lui) faceva quello che voleva malgrado gli altri, mentre Berlusconi fa quello che vuole grazie agli altri.

Giovanni Di Martino

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