Il fascismo oggettivo (I)

23rd giu 2008



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Si dice che il giudizio sul fascismo va consegnato alla storia. E si potrebbe anche essere d’accordo. Ma proprio per consegnare quel Ventennio alla storia è necessario che il giudizio sia oggettivo. Sia, cioè, il risultato dell’analisi dei fatti oggettivi che l’hanno posto in essere.

Ora, è possibile ritenere che i fatti di un sistema politico e sociale vadano rintracciati nelle sue realizzazioni e che, in un sistema politico e sociale “di diritto”, le realizzazioni concrete sono conseguenza delle sue leggi. In uno stato di diritto, cioè, le leggi, quando trovano ed hanno applicazione, sono fatti oggettivi. E’ attraverso la lettura delle leggi promulgate e rese operative che si può avere un quadro sostanzialmente esatto sul merito di quel che fu o non fu un dato sistema politico e sociale.

Troppo spesso, invece, i giudizi sul fascismo sono dettati da valutazioni soggettive, spesso irrazionali, tanto da parte di chi a quel regime si sente ostile tanto, ed è anche peggio, da parte di chi pensa di poterlo assolvere o esaltare. In un caso e nell’altro, insomma, è il pregiudizio e non il giudizio che viene consegnato alla storia.

Per ovviare a tanto, il Fondo” ritiene cosa utile proporre agli strumenti di valutazione dei suoi lettori i fatti, cioè le leggi promulgate durante il Ventennio 1925 – 1944.

Di necessità, non potranno essere pubblicate tutte: lo saranno quelle fondamentali (per tranquillizare i non e gli anti, si anticipa che sarà proposto anche il testo delle “leggi razziste”). E non tutte, sempre per necessità di spazio e agilità di lettura, secondo il testo integrale: in tali casi, il riferimento alla norma (numero e data di promulgazione) seguirà un breve appunto che ne riassume il contenuto (come avviene in questa prima parte).

La data del 1925, come inizio cronologico della serie di leggi che saranno proposte alla lettura, è scelta perché fu proprio da quell’anno che si può cominciare a parlare correttamente di “Regime Fascista”: con la promulgazione delle cosiddette “leggi fascistissime”, infatti, si incise radicalmente nella Costituzione del Regno d’Italia (Statuto Albertino). Tanto radicalmente che nulla fu, poi, come prima.

Fino ad allora, i provvedimenti legislativi presi dal governo, che – occorre ricordarlo – era di coalizione democratica molto larga, come ad esempio questi: Tutela lavoro donne e fanciulli – (R.D. 653/1923); Maternità e infanzia – (R.D. 2277/1923); Assistenza ospedaliera per i poveri – (R.D. 2841/1923); Assicurazione contro la disoccupazione – (R.D. 3158/1923); Assicurazione invalidità e vecchiaia - (R.D. 3184/1923); Riforma “Gentile” della scuola – (R.D. 2123/1923); tali provvedimenti – dicevo – possono essere sì inquadrati nello spirito del fascismo e come conseguenza del programma dei Fasci di Combattimento del 1919, ma non segnano sostanziali discontinuità istituzionali.

E’, invece, dal 3 gennaio 1925 (data del discorso in Parlamento di Mussolini che anticipa i nuovi provvedimenti), che il fascismo si fa “Regime” aprendo una nuova pagina istituzionale nella storia d’Italia.

miro renzaglia

LE “LEGGI FASCISTISSIME”

  • Legge 26 novembre 1925 n° 2029: tutti i corpi collettivi operanti in Italia (associazioni, istituti, enti) su richiesta dell’autorità di pubblica sicurezza hanno l’obbligo di consegnare statuti, atti costitutivi, regolamenti interni, elenchi di soci e di dirigenti. In caso di infedele (o omessa) dichiarazione, il prefetto procede allo scioglimento, mentre sanzioni detentive indeterminate e sanzioni pecuniarie pesantissime, da un minimo di 2.000 ad un massimo di 30.000 lire;
  • Legge 24 dicembre 1925 n° 2300: allontanamento del servizio di tutti i funzionari pubblici che rifiutano di prestare giuramento di fedeltà al regime;
  • Legge 24 dicembre 1925 n° 2263 (primo intervento strutturale in materia costituzionale):
    - il Presidente termina di essere individuato come Presidente del Consiglio per diventare Primo Ministro Segretario di Stato, ottenendo la supremazia sugli altri Ministri i quali cessano di essere suoi colleghi (diventano suoi subordinati gerarchici). I singoli Ministri possono essere sfiduciati sia dal Re che dal Primo Ministro;
    - il capo del Governo è nominato e revocato dal Re ed è responsabile dell’indirizzo generale politico del Governo solo verso il Re, pertanto il Capo del Governo non è responsabile verso il Parlamento (non c’è rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo);
  • Legge 31 gennaio 1926 n° 100: attribuisce la facoltà al Governo di emanare norme giuridiche;
  • Legge 4 febbraio 1926 n° 237: modifica l’ordinamento municipale, eliminando il consiglio comunale, (elettivo dal 1848), e il sindaco (elettivo dal 1890). Al sindaco subentra il podestà, egli è nominato con decreto reale e resta in carica 5 anni. Il podestà è, quindi, rappresentante del Governo ed esercita le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio comunale.
  • Regio decreto 6 novembre 1926 n° 1848: testo unico delle leggi di pubblica sicurezza con il quale vengono ampliati i poteri dei prefetti ossia sciogliere associazioni, enti, istituti, partiti, gruppi e organizzazioni politiche e istituisce il confino come sanzione principale nei confronti dei soggetti che erano contro il regime;
  • Legge 25 novembre 1926 n° 2008 (provvedimento per la difesa dello Stato presentati dal Ministro della giustizia Alfredo Rocco):
    - art. 1: qualunque attentato diretto contro le persone del Re, della Regina, del Reggente, del Principe ereditario e del Primo Ministro viene sanzionato con la pena di morte;
    - art. 3: l’istigazione all’attentato, a mezzo stampa, diventa un reato specifico punito con la reclusione da 15 a 30 anni;
    - art. 5: la diffusione all’estero di “voci o notizie false, esagerate o tendenziose sulle condizioni interne dello Stato” tali da nuocere al prestigio statale o agli interessi nazionali, comporta la reclusione da 5 a 15 anni, accompagnata dall’interdizione permanente dei pubblici uffici, dalla perdita immediata della cittadinanza italiana e dalla confisca dei beni;
    - art. 7: per applicare il “provvedimento per la difesa dello Stato” venne istituito il Tribunale speciale. Le sentenze del Tribunale speciale erano immediatamente esecutive e inappellabili. (I- continua)

miro renzaglia


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  • 11 Responses

    1. nando scrive:

      Il ridurre tutto ad “uno” è un meccanismo giacobino, dire “il ventennio” è una semplificazione. Una semplifcazione che serve a mettere “sotto lo stesso tetto” cose IMPARAGONABILI. Tutto cò è strumentale, a chi detenendo il potere, riesce ad amplificare le cose cattive nascondendo le cose buone. Lo ha fatto il fascismo su se stesso, lo hanno fatto gli antifascisti sul fascismo. Il fascismo storico è da 60 anni sotto il fuoco del giudizio negativo? Bene Rendiamolo fluido, rendiamo “incolpibile”, non lo presentiamo come un blocco unitario , che per altro non era, così come vogliono i nostri nemici. Chi ancora fa appello alle brutture di 60 anni fa lo fa per nascondere le brutture di oggi, non lo fa perchè gli interessa davvero il “capire la storia”. Se solo li costringiamo ad ammettere che il fascismo ha dato agli operai in 15 mesi quello che tutti i sindacati insieme non hanno dato in 60 anni (anzi che hanno permesso anche di togliere)…. la discussione sarà sicuramente diversa!

    2. miro scrive:

      nando,

      io contro i giacobini non ho nulla: mica ero un dinasta dei borboni, io; :-)

      ridurre tutto a uno è esattamente lo spirito del fascio inteso come simbolo;

      se un ventennio dura vent’anni (1925/1945) mica è colpa mia :-)

      fermo restando che non voglio costringere nessuno ad ammettere che il fascismo sia stato “il bene assoluto” (anche perché non credo agli assoluti…), mi piacerebbe che chi lo ritiene tale lo facesse a ragion veduta… e non mi riferisco a te, ovviamente… :-)

    3. nando scrive:

      Quando mi riferisco all’Uno, mi riferisco proprio all’assoluto, che è ben diverso dal semplice scorrere del tempo.
      Per ridurre tutte le verghe in un fascio compatto per raggiungere uno scopo, si presuppone che le verghè ci siano , abbiano un’identità, che “di partenza” siano state in posizioni anche distanti, e che soprattutto siano da sole insufficienti a raggiungere lo scopo.
      Alcune Verghe, sono “fracete”, altre sono convinte di essere bastoni autosufficienti e altre ancora non sanno neppure di “essere”……Ricostruire il “fascio”? Capire che ci sono scopi nuovi e slegare il fascio vecchio per farne uno nuovo, non credo che sia un’eresia….Se servisse sacrificare vecchie verghe arrugginite, non avrei nessuna remora.

    4. miro scrive:

      sì… sì…

      ma tutto questo che c’azzecca con il “fascismo oggettivo”?

      lo vedi come è facile ricadere nei tic da cui vorremmo liberarci?

      i simboli, le identità sono cose bellissime ma che riportano il discorso al dato soggettivo…

      torniamo alle leggi, cioè: ai fatti…

    5. nando scrive:

      Ridurre “il fascio” ad una sola verga…..ecco il giacobinismo!

    6. miro scrive:

      Ridurre “il fascio” ad una sola verga…..ecco il giacobinismo!

      brillante artificio letterario il tuo, caro Nando… ma non penso che sia così semplice definire il giacobinismo e, a dirtela tutta, non mi sembra neanche storicamente esatto…

    7. nando scrive:

      Giusto o divagato, ma non era un artificio!

    8. Francesco 33 scrive:

      Trovo questa operazione meritoria. Il Fascismo è certamente stato un movimento unitario ma al tempo stesso molteplice nelle sue manifestazioni, all’interno ovviamente di una linea politica che aveva come obbiettivi precipui la giustizia sociale tramite la riconduzione dell’economia alla sua funzione comunitaria e la preservazione dell’identità culturale del popolo; dal momento che il Duce stesso definì il Fascismo come sintesi di tutte le eresie, e che la parola greca “haìresis” ha come significato originale quello di “scelta” se ne può trarre la conclusione che all’interno di tutto quello che esso ha compiuto, noi possiamo agevolmente scegliere, imparando dagli errori commessi, quello che veramente si è rivelato buono e fecondo da quello che invece si è rivelato inutile se non cattivo (che è stato a ben vedere davvero poco, in un quadro più che positivo, anche se quel poco purtroppo spicca di fronte all’opinione pubblica per vari motivi)

    9. Francesco 33 scrive:

      Riguardo al giacobinismo non c’è dubbio che l’elemento fondamentale della sua dottrina era la “reductio ad unum”; certamente in quanto fenomeno politico a un’analisi approfondita presenterebbe anche altri aspetti, ma questo è il fondamentale; quanto al Fascismo, se in parte prende le mosse dal giacobinismo, per fortuna se ne distacca molto sia nella teoria che nella prassi

    10. Riccardo scrive:

      Interessantissimo e molto educativo, soprattutto per conoscere come si governa un paese come l’Italia e per fare un impietoso confronto con le vicende odierne.
      Grazie Miro.

    11. [...] (per leggere la prima parte de “Il fascismo oggettivo: Le leggi fascistissime”, clicca qui) Browse prec: Evola peggio di RosenbergLuca Leonello Rimbotti prox: [...]







    I LIBRI DE “IL FONDO”

    di miro renzaglia
    Libro POESIE 106 pagine
    Copertina Morbida - Formato 12x18 - bianco e nero
    -
    di giovanni di martino
    Libro SAGGISTICA 232 pagine
    Copertina Morbida - Formato 12x18 - bianco e nero
    -
    di pietro altieri
    Libro POESIE 88 pagine
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